mar 28 apr 2026

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Brizzolari (Coldiretti Piemonte): “Infrastrutture e tecnologia per un settore più flessibile di fronte al climate change”

(Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte)

La presidente dell’associazione agricola a CUOREECONOMICO: “Le parole d’ordine per il 2024 sono flessibilità e adattamento. Le problematiche infatti cambiano con grande rapidità e vedono l’alternarsi di periodi di siccità a periodi in cui si registrano piogge eccessive. Per quanto riguarda la gestione della risorsa idrica bisogna puntare sugli invasi”

Gestione irrigua efficiente. Rimodulazione della programmazione 2023/2027 per lo Sviluppo rurale. E stanziamento di risorse per dare liquidità alle imprese, anche attingendo al Pnrr.

Questi sono solo alcuni dei punti contenuti nella lettera inviata da Coldiretti Piemonte al presidente di Regione Piemonte Alberto Cirio. Un documento in cui l’associazione chiede un aiuto concreto per un settore, come quello agricolo, che sta affrontando pesanti criticità a causa di una fase economica estremamente complessa.

Insieme al presidente di Coldiretti Piemonte, Cristina Brizzolari, abbiamo tracciato un quadro del comparto agroalimentare piemontese da cui è emersa l’importanza di adottare tecniche innovative e  di realizzare infrastrutture efficienti per la raccolta dell’acqua.

Scelte fondamentali per riuscire a rendere il comparto agroalimentare maggiormente resiliente di fronte alle criticità del riscaldamento globale.

Qual è la situazione attuale del settore agroalimentare piemontese?

Al momento la situazione è molto complicata. I costi sono aumentati notevolmente, mentre i sussidi sono diminuiti. Gli agricoltori hanno difficoltà a tenere in piedi le loro aziende, sia quelle più grandi sia quelle più piccole.

Alle problematiche economiche poi si aggiungono altre questioni chiave come la crisi climatica e le guerre. Tutto ciò ha portato a uno scontento generale che sta avendo ricadute negative anche sui consumatori finali, vista l’importanza del settore agroalimentare.

Abbiamo avuto la necessità di scrivere al presidente della Regione per chiedere un tavolo in cui dare vita a un dibattito fattivo sui problemi del settore. Il problema dell’acqua, a volte scarsa a volte eccessiva, è ad esempio un problema importantissimo, ma anche la programmazione 2023 -2027 del piano per lo sviluppo rurale.

In sostanza quello che chiediamo è un maggiore sostegno economico al settore”.

Come il settore agricolo può cercare di premunirsi si fronte agli eventi climatici estremi a cui stiamo assistendo in maniera sempre più frequente?

Fino a febbraio il problema era la siccità, ora invece ha piovuto tantissimo. Questa situazione è emblematica, perché mostra un settore agricolo sempre più gravato dagli effetti del cambiamento climatico. Si sta andando sempre più verso una tropicalizzazione dell'Italia e il Piemonte chiaramente ne risente.

Le parole d’ordine per il 2024 sono quindi flessibilità e adattamento. Le problematiche infatti cambiano con grande rapidità e vedono l’alternarsi di periodi di siccità a periodi in cui si registrano piogge eccessive. Per questo è fondamentale riuscire a essere il più possibile resilienti”.

Come in concreto l’agricoltura può diventare più resiliente di fronte alle criticità del cambiamento climatico?

Il cambiamento climatico è un problema complesso. Oltre agli effetti di inondazioni e siccità, ci sono poi tutta una serie di criticità legate a nuove malattie e nuovi parassiti delle piante.

In quest’ottica magari non sarebbe sbagliato valutare interventi legati alle tecniche di evoluzione assistita in agricoltura, le cosiddette Tea, nuove biotecnologie che puntano a rendere le piante più resistenti a parassiti e siccità. Così si potrebbero utilizzare anche meno agenti chimici. Ritengo che queste tecniche possano essere utili”.

Un altro tema cruciale, come diceva, è quello della gestione della risorsa idrica. Quali interventi ritenete prioritari in quest’ambito?

Da questo punto di vista la sfida principale è la realizzazione di infrastrutture, come gli invasi, per lo stoccaggio dell’acqua. Abbiamo fatto delle riunioni interne con dei tecnici per capire le soluzioni più efficaci da adottare. Se dovesse verificarsi un periodo di prolungata siccità è fondamentale essere pronti ad affrontarlo.

Oggi in Italia il recupero di acqua è solo dell’11 percento. Intervenire in quest’ambito è una priorità”.

In generale le imprese del settore agroalimentare piemontese hanno ben compreso l’importanza di aderire a modelli produttivi sostenibili?

Le nostre imprese da sempre considerano la sostenibilità una priorità. In generale per gli agricoltori la tutela ambientale è qualcosa di connaturato alla loro attività. Si tratta di un presupposto ineludibile per creare un prodotto di qualità, l’obiettivo che tutti gli operatori del settore vedono come prioritario.

Il comparto agricolo italiano si è sempre contraddistinto per una buona pratica agronomica. E’ un settore in cui la nostra eccellenza è riconosciuta anche fuori dai confini nazionali”.

Che aspettative ha invece per il 2024? Come andrà il comparto agricolo?

Ripeto: la parola d’ordine per quest'anno è flessibilità e soprattutto adattamento ai cambiamenti. Questa sarà la sfida anche per i prossimi anni.

Per questo dobbiamo ad esempio seminare in anticipo o magari, come dicevo prima, avere dei prodotti che grazie alla tecnologia sono più resistenti”.

Un altro tema che avete molto a cuore è quello della tutela dei prodotti agricoli  italiani. Qual è l’importanza di valorizzatore il made in Italy?

Dobbiamo tutelare i nostri prodotti, dobbiamo tutelare l'agricoltura italiana perché è uno dei beni, insieme al turismo, che dà un importante contributo all’economia del nostro Paese. Questi due comparti sono legati a doppio filo e l’uno può contribuire a valorizzare l’atro nell’ambito di uno scambio  virtuoso.

Bisogna tutelare al massimo gli agricoltori. Si tratta di una filiera da 600 miliardi di euro che ha un ruolo chiave anche per l’export.

Per questo è fondamentale contrastare l’italian sounding, ovvero quel fenomeno che vede l’utilizzo, ad esempio, di parole, immagini, o combinazioni cromatiche legate all’Italia per promuovere e commercializzare prodotti agroalimentari che in realtà non sono Made in Italy.

Potenzialmente l'export in Italia, per quanto riguarda il settore agroalimentare potrebbe arrivare a 120 miliardi  di euro. Attualmente sono 64. L’altra metà è tutta fagocitata dall’italian sounding”.

Di Monica Giambersio
(Riproduzione riservata)

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