BUROCRAZIA. Professore Edoardo Giardino (Università LUMSA): “Servono meno leggi e più certezze”

(Edoardo Giardino, Professore di Diritto Amministrativo Università LUMSA)
Nelle sue pubblicazioni Edoardo Giardino, Professore di Diritto Amministrativo presso l’Università LUMSA, analizza i principali ostacoli allo sviluppo infrastrutturale in Italia. Evidenziando limiti normativi e potenziali soluzione, il professore offre uno sguardo critico e costruttivo sulle sfide del settore.
Nel suo articolo "Lo sviluppo delle infrastrutture prioritarie: i ritardi, i limiti e le prospettive di riforma" del 2022, analizza gli ostacoli allo sviluppo infrastrutturale. Quali difficoltà ci sono ancora oggi?
“Nonostante le riforme varate negli ultimi decenni, tutte volte a semplificare e ad accelerare l’azione amministrativa, permangono ostacoli nel processo di modernizzazione infrastrutturale del Paese. In verità, si assiste ad una sistematica avversione di una parte delle popolazioni locali alla realizzazione di interventi evidentemente necessari per migliorare la qualità della vita soprattutto delle classi meno abbienti, che sono le più bisognose dei servizi pubblici. Questa parte di realtà locali, viceversa, si oppone, desiderando anteporre la tutela di interessi privati alla salvaguardia dell’interesse pubblico primario. Laddove, pertanto, la funzione amministrativa riguardi la cura di interessi che assumono natura ultra locale, sarebbe necessario non conferire poteri decisionali ad organi locali, così da scongiurare evidenti situazioni di conflitto di interessi, quando l’intervento assume rilevanza nazionale”.
Nel suo libro parla della “lesività dell'atto amministrativo". Come si applica questo concetto alle infrastrutture?
“Può sembrare paradossale ma, a tutt’oggi, il nostro ordinamento non contempla una disposizione che, con certezza, individui gli atti lesivi che il privato deve tempestivamente impugnare, così da esercitare, davanti al Giudice amministrativo, l’inviolabile diritto di difesa di cui all’art. 24 della Costituzione. Questa indeterminatezza, da un lato costringe i privati ad adire inutilmente il Giudice, dall’altro, a subire esiti negativi del ricorso per non aver impugnato atti, il cui portato lesivo, però, non è agevolmente decifrabile. Tutto questo rende il diritto incerto, quindi, inidoneo ad assicurare tutela, con inevitabili ricadute negative sulla sfera giuridica dell’interessato e, più in generale, sullo sviluppo economico della collettività”.
Facendo riferimento al suo articolo sugli "affidamenti sotto soglia", crede che possano favorire lo sviluppo locale?
“L’avvento del vigente Codice dei contratti pubblici sta determinando un lento ma progressivo processo di trasformazione culturale, ancor prima che giuridico, volto ad anteporre la fiducia al sospetto, la discrezionalità al vincolo della legge, così da scongiurare che il buon andamento continui ad essere sacrificato in ragione di una concezione tirannica dell’imparzialità amministativa. Il merito di tale metamorfosi si deve ascrivere ai noti principi del risultato e della fiducia, che finalmente permeano l’agire dei pubblici poteri ed il rapporto che si instaura tra l’Amministrazione e il privato. È nel segno di tali principi, pertanto, che deve essere interpretata ed applicata la disciplina relativa agli affidamenti sotto soglia, con la quale l’ordinamento intende assicurare il perseguimento del risultato riponendo fiducia nell’amministrazione. Le regole, così, recuperano la loro funzione di mezzo necessario per perseguire la tutela dell’interesse pubblico”.
Quali riforme servirebbero per migliorare il sistema?
“Ritengo sia necessario semplificare quanto più possibile i procedimenti amministrativi, diminuire, radicalmente il numero delle leggi con testi unici e chiarire i confini che separano la potestà legislativa dello Stato da quella delle Regioni. Del resto, è ben noto – rievocando Tacito – che corruptissima republica plurimae leges (più leggi ci sono, più la Repubblica è corrotta)”.
Può raccontare un caso concreto che evidenzi le criticità del sistema?
“Purtroppo ho assistito alla reiterazione di scelte amministrative sebbene le stesse fossero state, più volte, censurate dal Giudice. Più segnatamente, nonostante le plurime pronunce giurisdizionali di accoglimento delle pretese del privato, Amministrazioni, soprattutto locali (ma non solo), riadottavano i medesimi atti già sospesi e/o annullati dall’Autorità giudiziaria. E ciò è avvenuto nel segno di un potere inesauribile, che genera ingiustizie e mal si attaglia alle esigenze di una moderna democrazia”.
Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)
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