Bussandri (Cgil ER): “Rimettere in circolo le risorse, è un investimento sul futuro”

(Massimo Bussandri, segretario generale della Cgil Emilia)
Il segretario regionale della Cgil a CUOREECONOMICO: “L’economia emiliano-romagnola resta solida, ma dopo l’alluvione non può farcela da sola. Dal Governo pochi ristori e serve più personale: mancano almeno 170 lavoratori per ripartire nella piena legalità”
La Cgil dell’Emilia-Romagna scende in campo “per rivendicare le ragioni delle popolazioni alluvionate dell'Emilia e della Romagna, di fronte a una risposta che a nostro avviso è stata fino adesso assolutamente inadeguata”.
Massimo Bussandri, segretario generale della Cgil Emilia-Romagna, lo scandisce a chiare lettere. In più, spiega: “In Emilia-Romagna le difficoltà per i lavoratori, determinate dall’alluvione, si vanno ad innestare su un’inflazione che galoppa e sui problemi relativi ai mutui, creando un vortice pericoloso”.
Necessario risollevarsi in fretta
“L’economia della regione – approfondisce – rimane abbastanza solida, ad esempio i primi dati sull’occupazione del 2023 sono più confortanti rispetto al resto del Paese, però siamo comunque una regione che da sola non ce la può fare e risente di tutte le dinamiche negative generali, dall’inflazione ai mutui”.
“Abbiamo bisogno – sottolinea Bussandri – di risollevarci da questa fase: l’alluvione è andata ad aggravare una situazione già pesantemente negativa nel contesto generale, pure in una regione resiliente”.
Perciò – incalza – occorre “investire e rimettere in circolo le risorse in questo territorio per ripartire dall’alluvione, ricordiamo che nelle zone colpite si concentra quasi un quarto del Pil di questa regione, è un investimento sul futuro dell’Emilia-Romagna ma anche del Paese e della sua ripresa, un Paese che oggi è parecchio in difficoltà”.
Interventi non sufficienti
Riguardo l’alluvione – attacca il numero uno della Cgil regionale – “c'è un tema risorse che resta aperto: quelle annunciate non sono sufficienti a coprire la totalità dei danni subiti da lavoratori, pensionati, famiglie e imprese.
I 600 milioni di euro previsti coprono a malapena un ottavo dei danni sommariamente registrati. In più è ormai chiaro che queste risorse, insufficienti, arriveranno nel 2024”.
“È grave – sottolinea Bussandri – la decisione di rimborsare al 100 percento i danni subiti dalle imprese nel limite di 40.000 euro, ciò significa che molte attività non potranno ripartire.
Altrettanto preoccupante è la mancanza dell'organico necessario per gli adempimenti burocratici, i controlli e tutto ciò che serve per ripartire nella legalità: manca un quarto delle professionalità necessarie, servono circa 170 unità di personale in più”.
“Sugli 8,5 miliardi di danni stimati dal Governo – conclude, entrando nel dettaglio il segretario – finora ne ha messi sul piatto circa 3,7 e non 4,5 come dice e mancano 3,5 miliardi per la ricostruzione privata.
In più, i beni mobili sono esclusi dai risarcimenti e, invece, sono fondamentali per le famiglie. Ogni minuto che si perde è un ulteriore danno".
Di Paola Benedetta Manca
(Riproduzione riservata)
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