Campobasso (Confesercenti): "Moda settore chiave ma perse un quarto delle Pmi"

(Benny Campobasso, presidente di Fismo Confesercenti)
L'allarme della Fismo, aderente a Confesercenti: "Chiediamo al Governo un'attenzione maggiore per i negozi di moda e accessori, da sempre parte importante dell'economia del Paese e impulso alla vita dei centri cittadini"
I piccoli negozi di moda sempre più in difficoltà e in dieci anni hanno perso quasi un quarto delle imprese. Mentre il clima impazzito riduce le vendite dei capi autunnali del 20 percento e mette ulteriormente in difficoltà il settore.
Sono questi i dati principali elaborati dall'Ufficio economico di Confesercenti e diffusi nel convegno "Commercio di prossimità settore moda: innovazione, sostenibilità, identità e futuro", organizzato da Fismo, la Federazione dei negozi di abbigliamento Confesercenti.
Vendite in calo costante
Per Fismo è necessario un intervento del Governo su Iva, deregulation delle promozioni on line e saldi. La crisi del comparto moda negli ultimi dieci anni ha visto ridurre il numero delle imprese del -23,6 percento passando da oltre 121.000 del 2013 a poco più di 92.500 del 2023.
Di pari passo vanno le aperture di nuovi negozi abbigliamento e calzature che risultano più che dimezzate rispetto a dieci anni fa (da 5.516 nel 2013 a sole 2.167 nel 2023).
La spesa delle famiglie per abbigliamento e calzature è attesa in calo del 15,2 pecento nel 2023, rispetto al 2019, ancora al di sotto del periodo pre-Covid.
Se nel 2022 la spesa per vestiario e calzature segnava un calo di -2,3 miliardi nel confronto con il 2019, anche nel 2023 le famiglie spenderanno, rispetto al pre-pandemia, in media 210 euro in meno per l'abbigliamento.
"Chiediamo al Governo un'attenzione maggiore per i negozi di moda e accessori, da sempre parte importante dell'economia del Paese e impulso alla vita dei centri cittadini", ha sottolineato il presidente di Fismo Confesercenti Benny Campobasso chiedendo regole comuni per chiunque venda nel comparto, un maggior controllo sull'abusivismo e sull'eccesso di promozioni e un regime fiscale agevolato per i piccoli negozi di vicinato, sotto i 400.000 euro l'anno di fatturato. Sarebbe necessaria, inoltre, una revisione delle date di avvio dei saldi di fine stagione.
Redazione Cuoreeconomico
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