ESG89 MADE in UMBRIA - Caprai (Arnaldo Caprai): “Facciamo del Made in Umbria una specificità rappresentativa del Made in Italy”

(Marco Caprai, Amministratore Delegato Arnaldo Caprai)
Tradizione e modernità, la sfida nel ricercare un equilibrio tra passato e futuro per un presente che racconti l’identità Made in Umbria. È la storia raccontata da Arnaldo Caprai, azienda vinicola emblema dell’eccellenza umbra per il panorama internazionale.
Di seguito l’intervista a Marco Caprai, Amministratore Delegato Arnaldo Caprai e uno dei relatori protagonisti di ‘Made in Umbria, il tradizionale evento di fine anno di ESG89.
Il marchio Arnaldo Caprai è sinonimo di eccellenza umbra nel mondo. Quali strategie crede siano fondamentali per garantire che il 'Made in Umbria' continui a essere riconosciuto e valorizzato a livello globale nei prossimi anni?
"Credo che sia essenziale rafforzare il legame tra il prodotto e il territorio. Le persone, oggi più che mai, desiderano conoscere la storia e la cultura dietro i prodotti che acquistano, vogliono sentirsi parte di qualcosa di autentico.
Stiamo lavorando ad una rete d’impresa per valorizzare le produzioni vitivinicole dell’Umbria partendo dai territori, molto diversi, della nostra regione. Dai vigneti di montagna, ad oltre 800 m sull’appennino centrale, alle sponde del lago Trasimeno in un’opera di continua valorizzazione dei territori regionali e della sostenibilità intrinseca della regione Umbria.
Per questo, è importante non solo continuare a investire in qualità e sostenibilità, ma anche promuovere una narrazione che trasmetta il valore e la tradizione della nostra regione.
La tecnologia e i nuovi media giocano un ruolo cruciale: ci consentono di raccontare la nostra storia a un pubblico globale, mantenendo intatta la nostra identità territoriale.
A mio avviso, costruire reti di collaborazione con altri brand umbri per rappresentare in modo unitario e forte il ‘Made in Umbria’ può amplificare l’impatto e accrescere il riconoscimento internazionale. Un ‘Made in Umbria’ che rappresenta una specificità del Made In Italy".
In un mercato sempre più competitivo, quali aspetti della tradizione e dell'innovazione ritiene siano cruciali per distinguersi?
"La capacità di produrre vini contemporanei nel rispetto della tradizione è la sfida strategica in questa epoca di cambiamento climatico e di mercati globali in continua evoluzione. La tradizione è il nostro fondamento, ma da sola non basta: innovare è necessario per affrontare le sfide attuali e future.
Nel nostro caso, la tradizione si concretizza nel rispetto delle tecniche vitivinicole storiche e nella valorizzazione di vitigni autoctoni come il Sagrantino.
Tuttavia, abbiamo sempre investito anche in ricerca e sviluppo per migliorare la qualità del prodotto e renderlo sempre più sostenibile, dall’uso delle risorse naturali alla riduzione dell’impatto ambientale. L’innovazione non riguarda solo il processo produttivo ma anche la comunicazione e l’esperienza del cliente.
Trovo cruciale investire in percorsi enoturistici, offrendo ai visitatori esperienze immersive che permettano loro di entrare in contatto con la nostra cultura e i nostri valori e promuoverli una volta tornati a casa. In questo modo, tradizione e innovazione si fondono in un’offerta unica".
Nel settore agricolo e vitivinicolo, la reperibilità della manodopera qualificata è una sfida crescente. Come affrontate questa difficoltà e quali soluzioni vede per rendere più attrattivo questo settore per i giovani?
"È vero, trovare personale qualificato è sempre più difficile, soprattutto nelle aree rurali. Noi stiamo lavorando su tre fronti: innanzitutto, collaboriamo con università e centri di ricerca per formare agronomi e tecnici di cantina.
Inoltre, collaboriamo con un percorso di istruzione tecnica superiore nel settore agroalimentare (ITS Umbria Accademy) per l’individuazione di addetti per la viticoltura 4.0. Infine, operiamo con organizzazioni che si occupano di richiedenti asilo sul territorio per la contrattualizzazione di lavoratori agricoli.
Il nostro obiettivo è trasformare l’agricoltura in un settore attrattivo, valorizzando il know-how e mostrando che, anche in questo ambito, c’è spazio per l’innovazione tecnologica e per una carriera stimolante.
Penso che, per farlo, sia fondamentale una maggiore collaborazione con le istituzioni per incentivare programmi di apprendistato e formazione specifica, creando così un ecosistema che renda l’agricoltura una scelta di valore per i giovani".
Di Claudia Boccucci
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