ven 30 gen 2026

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Carra (Coldiretti Lombardia): “Transizione ecologica è priorità, su idrico serve cambio di passo”

(Paolo Carra, vice presidente Coldiretti Lombardia)

Il vice-presidente dell’associazione lombarda di categoria a CUOREECONOMICO: "È chiaro che in questi ultimi due anni - con la crisi energetica che ha portato alle stelle i prezzi delle bollette - il settore agro-alimentare ha registrato una fortissima accelerazione nel percorso di adesione ai paradigmi della sostenibilità ambientale, ma si tratta dell’accelerazione di un processo che era già in atto da tempo. Bene il decreto sul cibo sintetico, accelerare sul Pnrr”

La soddisfazione per lo stop del Governo al cibo sintetico; l’impegno del settore agro-alimentare nel raggiungimento degli obiettivi fissati dalla transizione ecologica; e le sfide poste dal Pnrr.

Di questi temi abbiamo parlato con Paolo Carra, vice presidente di Coldiretti Lombardia, che ha spiegato a CUOREECONOMICO come il settore agro-alimentare lombardo abbia ben introiettato l’importanza di aderire ai paradigmi della sostenibilità ambientale e come l’emergenza energetica abbia semplicemente accelerato il percorso virtuoso di transizione ecologica che le imprese agricole lombarde avevano già intrapreso da tempo.

Come il comparto agro-alimentare sta affrontando i temi della transizione ecologica, anche alla luce dell’emergenza energetica legata al conflitto russo-ucraino, e alla pesante siccità che sta causando un importante deficit idrico?

Per il comparto agro-alimentare la transizione ecologica è da sempre un tema fondamentale. Il settore si è costantemente impegnato sia a ridurre al massimo l’impatto ambientale delle diverse attività, sia a promuovere in maniera sempre più pervasiva le fonti di energia rinnovabile e le soluzioni di efficienza energetica.

Siamo il comparto che ha riservato più attenzione a questi temi. La tutela dell’ambiente è un obiettivo che abbiamo sempre ritenuto prioritario: l’adesione ai paradigmi della sostenibilità ambientale e la qualità delle nostre produzioni rappresentano infatti i due elementi di un binomio indissolubile.

Già molti anni fa siamo partiti con i biodigestori, utilizzando i reflui per produrre energia, ma anche con la produzione di energia da fotovoltaico.

È chiaro che in questi ultimi due anni - con la crisi energetica che ha portato alle stelle i prezzi delle bollette - c’è stata una fortissima accelerazione nell’adozione di tecnologie green, ma si tratta dell’accelerazione di un processo che era già in atto da tempo nel comparto agro-alimentare.

Molte aziende - anche grazie al Pnrr - stanno investendo nel fotovoltaico. Ad esempio, chi ha a disposizione tetti si sta attrezzando per avere, grazie all’autoproduzione, una minor dipendenza dai prezzi dell’energia. L’obiettivo è quello di continuare a spingere sul fotovoltaico senza consumo di suolo, visto che abbiamo molti tetti a disposizione.

Queste scelte, che coniugano in modo virtuoso tutela ambientale e risparmio economico, ci aiuteranno ad affrontare in modo efficace eventuali altre criticità legate al prezzo dell’energia che potrebbero verificarsi in futuro.

Per quanto riguarda invece la questione della scarsità di acqua e alla proposta emersa al tavolo regionale sulla siccità di posticipare l'inizio della stagione irrigua, siamo pronti a fare la nostra parte.

Siamo disposti a fare sacrifici ora per cercare di avere produzioni finali sufficienti a rispondere alle esigenze delle nostre stalle e garantire cibo di qualità. Le imprese del comparto si sono organizzate per massimizzare il risparmio idrico, ad esempio, con colture che assorbono meno acqua.

Attualmente il deficit idrico è del 57% rispetto alla media storica. Il quadro è molto delicato e per molti versi assomiglia a quello che si è verificato l’anno scorso.

C’è grande preoccupazione, ma una gestione mirata della risorsa idrica ci potrà aiutare a fronteggiare la situazione per salvaguardare il più possibile i nostri raccolti.

In generale, ritengo che sia necessario un cambio di paradigma per passare da una logica di tipo emergenziale a un “modus operandi” basato su una maggiore programmazione e sull’efficientamento del sistema idrico. Questo percorso richiede però, per essere attuato in modo efficace, una pianificazione mirata e risorse adeguate”.

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Secondo i vostri dati, lo stop al cibo sintetico deciso dal Governo con lapprovazione in Consiglio dei Ministri del Disegno di legge Disposizioni in materia di divieto di produzione e di immissione sul mercato di alimenti e mangimi sintetici”, fortemente voluto dalla vostra associazione che aveva promosso una petizione sul tema, salva gli oltre 14 miliardi di valore delle produzioni agroalimentari lombarde. Qual è l’importanza di questo provvedimento?

Siamo molto soddisfatti del provvedimento del Governo. Grazie allo stop al cibo sintetico si tutelano i prodotti D.O.P. italiani e in generale tutte le eccellenze alimentari del nostro Paese, ma soprattutto si dà un sostegno all’economia nazionale, con vantaggi importanti anche sul fronte occupazionale e sull’indotto.

Siamo soddisfatti del provvedimento anche dal punto di vista etico. Mi spiego meglio. Sul cibo sintetico non solo non abbiamo ancora una conoscenza scientifica approfondita, ma il suo utilizzo ha anche implicazioni sociali importanti, legate ai nostri stili di vita, che vanno affrontate in modo mirato. Per questo motivo crediamo che vada fatta una riflessione molto più profonda ed ampia su questi temi”.

Lei prima citava il Pnrr. Quale opportunità rappresenta questo piano per il settore?

Il Piano di Ripresa e Resilienza rappresenta un’opportunità per il settore agro-alimentare da diverse prospettive. Dal punto di vista agricolo si potrà sfruttare molto il filone energetico. Il fotovoltaico e la produzione di energia da biogas saranno, ad esempio, due settori che potranno godere di importanti incentivi.

Un altro ambito importantissimo nel quale dobbiamo sfruttare in modo efficace le risorse del piano è quello dell’ammodernamento delle infrastrutture idriche, sia a livello regionale, sia a livello nazionale. Se riuscissimo a ridurre in modo importante le dispersioni idriche riusciremmo a generare un grandissimo vantaggio al Paese.

Per il fotovoltaico ritengo che l’iter sarà più celere sotto molti punti di vista; mentre, per quanto riguarda l’ammodernamento delle infrastrutture idriche, vedo qualche criticità in più, legata ai tempi burocratici richiesti per una programmazione adeguata e per la realizzazione effettiva delle opere”.

Di Monica Giambersio
(Riproduzione riservata)

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