ESG89 MADE in UMBRIA - Casciola (VUS COM): “Made in Umbria è il risultato di un patrimonio collettivo: un prodotto di qualità esige un salario di qualità”

(Massimo Casciola, Direttore VUS COM)
Il Made in Umbria è il risultato di antiche pratiche e solidi saperi che si sono tramandati nel tempo, garantendo una qualità che oggi viene riconosciuta come patrimonio del territorio. I giovani restano la sfida cruciale per la regione: prodotti di qualità richiedono un lavoro di qualità, sostenuto da politiche mirate al benessere dei lavoratori.
Di seguito l’intervista a Massimo Casciola, Direttore VUS COM e partner dell’iniziativa “Made in Umbria” di ESG89.
Quali strategie pensa che le aziende umbre debbano adottare per valorizzare il Made in Umbria e competere efficacemente sui mercati nazionali e internazionali?
"Il Made in Umbria è il risultato di un processo di accumulazione di risorse reputazionali che i nostri prodotti regionali hanno nel tempo conquistato sui mercati nazionali ed internazionali.
Prodotti come l’olio EVO, la filiera del tartufo, il vino, si sono accreditati nel tempo presso i pubblici nazionali e internazionali in termini di sistemi di offerta di elevata qualità: la qualità è divenuta patrimonio collettivo: è questa la strategia da difendere e valorizzare.
Le potenzialità di un simile processo devono essere valutate in relazione alla capacità dell’Umbria di trasformare l’identità territoriale in identità competitiva, facendo leva proprio sul capitale reputazionale".
In che modo le aziende della regione possono affrontare la sfida della reperibilità della manodopera giovanile, e quali misure suggerirebbe per attrarre e trattenere i giovani talenti nel settore produttivo?
"Non lo ritengo un problema della sola Umbria ma un problema dell’intero Paese. Un prodotto di qualità deve essere garantito da un salario di qualità.
Oggi l’imprenditore è schiacciato tra due esigenze: una struttura di costi ‘bassi’ per competere in termini di produttività (e che quindi non garantisce alla fine salari ‘attrattivi’) e quella di trovare lavoratori professionalizzati. Infatti, le aziende vogliono assumere, ma affermano di non trovare lavoratori.
Allo stesso tempo molti giovani si trasferiscono all’estero per lavorare. Siamo al paradosso. Ma è un paradosso solo apparente. Il lavoro ‘ci sarebbe’ ma le politiche di Governo non hanno sostenuto negli ultimi decenni (tagliando sempre più le risorse messe a disposizione) la scuola e la professionalizzazione dei nostri figli.
Di questo passo ci giochiamo il futuro del made in Italy. Manca un valore di riferimento circa il salario minimo, anche questo legalmente aborrito, così come mancano politiche vere di sostegno alla famiglia, passo fondamentale affinché i nostri figli mettano radici dove sono nati. I Paesi esteri danno molte più garanzie sotto questi punti di vista".
Qual è la sua valutazione attuale del tasso occupazionale in Umbria, e quali iniziative potrebbero essere implementate per migliorare le opportunità di lavoro e la formazione professionale per i giovani?
"Trovare personale qualificato è sempre più difficile. I nostri giovani non hanno più fiducia nella propria Regione e soprattutto nel nostro Paese.
Sono diverse le leve di attrattività che potrebbero essere utilizzate: sarebbero necessarie agevolazioni alle imprese che assumono giovani che rientrano anche dall’estero o agevolare l’ingresso di lavoratori stranieri interessati ad operare nel nostro Paese; percorsi formativi personalizzati segnatamente ai settori con maggiore richiesta di forza lavoro; strutturare magari ulteriori percorsi di specializzazione e qualificazione attraverso maggiori investimenti nel rapporto scuola-lavoro.
Ma tutto ciò passa necessariamente attraverso la corresponsione di un salario di ‘dignità’ e di servizi di welfare (nidi, scuole, alloggi, conciliazione dei tempi di vita e lavoro, ecc.) per i giovani e le loro famiglie. Sono questi, come detto sopra, gli elementi di maggiore criticità".
Di Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)
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