mer 29 apr 2026

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ESG89 MADE in UMBRIA - Castellini (Nuovo Corriere Nazionale): “L’economia umbra soffre per mancata centralità dell’impresa”

(Giuseppe Castellini, Direttore Nuovo Corriere Nazionale)

Giuseppe Castellini parla delle sfide e delle criticità dell’economia del territorio. Al centro la mentalità degli imprenditori locali abituati ad una dimensione familiare dell’impresa. “L’impresa familiare è importante, ma è necessario metterla nelle mani giuste”

Lavori in corso per MADE in UMBRIA, il tradizionale GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 di fine anno in programma il 27 e 28 novembre a Foligno, presso l’Auditorium di San Domenico.

I problemi dell’Umbria sono quelli storici e strutturali che conosciamo. C’è da ricordare che negli anni ’60 era una regione povera, un’anomalia che insieme alle Marche, registrava indicatori propri del Meridione. Dal 1985 grazie all’industrializzazione leggera, l’Umbria recupera raggiungendo un PIL locale uguale a quello della media nazionale.

Dopo questo sforzo la regione sembra essersi fermata: il limite delle infrastrutture precarie, l’ostacolo della managerializzazione per gli imprenditori locali che hanno scelto di rimanere nella propria zona di comfort a causa della natura familiare della propria attività.

A fine anni ’80 avevamo imprese importanti, prime su tutte la Perugina, oggi acquisita dal gruppo Nestlé. Questi passaggi verso realtà internazionali inevitabilmente provocano un impoverimento e un rallentamento del dinamismo regionale.

L’industria non vale solo in base a ciò che produce, ma anche per chi la sostiene dall’interno. Il rischio è sottostare a un padrone che in momenti di crisi decide di sacrificare l’impresa locale, fatta perlopiù da imprese piccole e subfornitrici.

Cucinelli è stata una delle poche eccezioni, l’indole lungimirante l’ha portato a capire il valore di una dimensione maggiore. Non è semplice cambiare un processo nato negli anni ’80, sfociato nei ’90 e accelerato negli anni 2000.

C’è da sottolineare che l’Umbria, insieme al Molise, è la regione che ha subito maggiormente la crisi del 2007. È utopistico pensare che il turismo possa essere il motore trainante dell’economia di un territorio, sicuramente è un ramo importante per lo sviluppo, ma non va sopravvalutato.

È l’industria ampia e innovativa che garantisce la crescita. È giusto affermare che l’economia non è più quella di una volta, anche il sistema umbro (già sostenibile di suo) deve adattarsi al digitale abbracciando una dimensione ecologica anche in aspetti sociali.

L’Umbria garantisce un’alta qualità della vita, ma è necessario che inizi a ragionare in termini di innovazione, modernità e coraggio.

Tra noi e gli americani la differenza è l’idea della centralità dell’impresa: non importa in quali mani sia l’impresa, basta che sia nelle mani giuste e non è detto che la famiglia ne sia in grado, poiché al primo posto c’è il destino dell’attività, non il futuro delle famiglie. Il mondo è cambiato e l’Umbria dovrà prepararsi anticipando le novità.

Redazione Cuoreeconomico
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