Castellucci (Cisl Puglia): «Siccità e caro-energia stanno devastando l’economia regionale. Pnrr, si passi ai fatti»

(Antonio Castellucci, segretario generale Cisl Puglia)
Il segretario regionale del sindacato: «Serve programmazione seria per salvare l’agricoltura. Noi leader nelle rinnovabili, ma senza progetto industriale per il territorio non si va lontano»
Il periodo è difficile e la regione Puglia, come il resto della nazione, sta vivendo un momento di crisi. La regione ha bisogno di interventi urgenti e il Pnrr potrebbe essere la leva giusta per diminuire il gap col resto delle regioni.
CUOREECONOMICO ne ha ha parlato con Antonio Castellucci, segretario generale della Cisl Puglia.
Come vede l’attuale momento della Puglia sul fronte del lavoro e delle imprese, anche in relazione alla situazione nazionale?
«Nonostante i dati indichino una tenuta del Pil nazionale almeno nel primo semestre (circa +3%), mentre si calcola un dato negativo per il 2023, non possiamo certo stare tranquilli: un’inflazione che viaggia intorno all’8%, l’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime si riflettono sia sulle imprese, sui lavoratori che sulle famiglie».
«Evidenziamo una preoccupazione sul territorio pugliese sulle fasce più deboli della popolazione, in particolare per i nuclei familiari con problemi economici (pensionati e percettori di ammortizzatori sociali).
Su queste ultime, come da anni sollecita la Cisl a tutti i livelli, c’è maggiore allarme e di conseguenza più attenzione sociale ed economica, perché il rischio è che gli effetti più pesanti della crisi finiscano per incidere di più anche su famiglie monoreddito e su salari e pensioni con trattamento al minimo che per tanti di loro sono già al limite della sopravvivenza.
Del resto come ci indicano le statistiche aumentano le famiglie al di sotto della soglia di povertà ovvero che hanno un reddito annuo inferiore ai 10mila euro, in altre parole meno di 800 euro al mese».
L’estate è stata devastante, sul fronte incendi, soprattutto in Puglia dove l’agricoltura è un settore chiave. Quali prospettive e cosa serve ora?
«Dall'inizio dell'estate in Puglia si sono registrati oltre 3.600 incendi, in particolare sino al 20 agosto scorso in provincia di Lecce erano stati 1.931, molti dei quali dolosi, ma anche per effetto di mutamenti climatici che ormai stanno portando nel Mezzogiorno un clima tropicale, con temperature torride, siccità ma anche con effetti atmosferici devastanti (bombe d’acqua, grandinate che distruggono coltivazioni, trombe d’aria).
Credo che in questo scenario non si possa continuare ad affrontare, per esempio settori primari come quello agricolo, con provvedimenti emergenziali.
Si tratta di intervenire con programmazione, confronto sui territori, così come si è iniziato a fare in questi ultimi anni, rilanciando un settore che comunque è decisivo, anche per l’alimentazione per poter garantire qualità e consumi che la dieta mediterranea ha ormai legittimato, per la stessa salute di tutti gli italiani».
«Questo però significa affrontare tematiche, nello stesso tempo, del lavoro favorendo dignità, stabilità, giusti salari e sicurezza e che non possono essere scaricati solo sugli imprenditori e lavoratori agricoli, in particolare anche sugli extracomunitari, con la vergogna del caporalato e dei ghetti, presenti sul nostro territorio regionale, e di cui come Cisl Puglia sosteniamo con forza il loro superamento; ghetti qualunque essi siano, non degni di un Paese civile».
Il commissario Ue Gentiloni ha detto che bisogna andare avanti col Pnrr, senza rinegoziarlo come qualcuno propone. Lei che ne pensa? Come il Pnrr può aiutare imprenditori e famiglie della sua regione?
«È il momento di passare dalle carte, ovvero dai progetti, ai cantieri, ed è un passaggio, intanto urgente, per rispettare la tempistica del Piano, ma nello stesso tempo delicato in gran parte articolato nell’impegno di Enti, destinatari delle risorse, che spesso non dispongono del personale necessario e delle adeguate professionalità interne per affrontare la realizzazione di interventi anche molto complessi, in particolare in queste aree del Paese».
«Non si può certo scaricare tutto sugli Enti Locali dopo che per anni c’è stata una riduzione di personale, senza turnover, né si può pensare di cambiare parti del Piano magari chiedendo rinvii o moratorie».
«Potrebbero essere necessari, causa anche effetti della guerra, possibili aggiustamenti come lo stesso Gentiloni sembra aver riconosciuto, ma è necessaria una risposta rapida e seria facendo conto sulle nostre forze, innanzitutto nel nostro interesse anche nella prospettiva di una politica europea che sorregga lo sviluppo e non avvantaggi solo i Paesi più solidi economicamente, ma anche le imprese sane e le famiglie pugliesi e di tutto il Mezzogiorno in particolare».
«Auspichiamo come Cisl Puglia, che ci possa essere confronto e condivisione con la politica, Enti e Istituzioni e che tutto ciò possa rilanciare definitivamente e strutturalmente lo sviluppo economico e sociale, guardando alla possibilità di creare occupazione in particolare per donne, giovani e le loro rispettive famiglie».
Le piccole e medie imprese come possono affrontare la crisi che stiamo vivendo?
«Non dobbiamo dimenticarci, nonostante le forti criticità di questi ultimi due anni, che oltre il 90% delle imprese italiane sono piccole e medie, e che impiegano circa l’80% dei lavoratori totali.
Le Pmi rispettose di leggi e contratti costituiscono sicuramente la forza in grado di rispondere con resilienza e quindi con duttilità ai mutamenti di scenario economico, soprattutto perché siamo una regione e un Paese con una grande vocazione all’export.
Anche per questo la ripresa post pandemia, che voglio ricordare non è del tutto archiviata, è stata più dinamica in Italia rispetto ad altri Paesi europei ben più strutturati dal punto di vista industriale e più in generale economico».
«E’ stata con questa capacità di risposta, con una efficace campagna di vaccinazioni e con un contributo determinante delle forze sociali, che in Puglia le piccole e medie imprese italiane hanno reagito risollevandosi più rapidamente.
Ma si tratta di un percorso che certo non si è concluso, anzi gli elementi negativi all’orizzonte (costi energetici e delle materie prime, calo dei consumi, bassa redditività e incertezze occupazionali) non ci fanno essere tranquilli.
Secondo alcune possibili stime la spesa aggiuntiva per il caro energia supera i 20 miliardi di euro negli ultimi 12 mesi, la sola Puglia ha costi maggiorati per oltre 1,1 miliardi.
Il problema è strutturare una capacità di fare sistema, di lavorare insieme, rappresentanti dei lavoratori e delle imprese, istituzioni, politica, rappresentanze sociali, per costruire una intesa comune nell’interesse di tutti».
L’aumento dei prezzi di gas e materie prime che ricadute sta avendo sulle famiglie e nella sua regione?
«Si parla molto di preoccupazione, di un autunno difficile, giustamente si parla molto delle imprese ma anche i lavoratori, i pensionati, le famiglie stanno pagando, da qualche mese, bollette insostenibili e abbiamo appena superato i primi 6 mesi dell’anno.
Non è solo un problema di aiuti, peraltro indispensabili e che andrebbero decisi al più presto, si tratta di definire una linea di sviluppo strutturale che consenta non solo di superare la crisi congiunturale ma anche di porre le basi di un rilancio».
«La Puglia, per esempio, in quanto piastra logistica nel Mediterraneo, può essere un vero e proprio hub energetico, tra l’altro è leader nella produzione da rinnovabili.
Si può pensare ad interventi che non si limitino al breve periodo ma che siano alla base di un nuovo progetto di sviluppo industriale della Regione con eventuali benefici diretti.
Per farlo non servono tifoserie contrapposte ma, come stiamo ribadendo da mesi, un lavoro comune tra politica, istituzioni e parti sociali».
Di Andrea Rizzatello
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