Cavini (Cna Emilia Romagna): “Le imprese stanno facendo i conti con i danni delle alluvioni. Nessuno venga lasciato indietro”

“Dal 20 dicembre al 6 gennaio le rubriche di CUOREECONOMICO racchiuderanno le idee, le riflessioni e gli interventi che hanno contribuito ad analizzare il quadro economico e sociale italiano nel 2024”
(Paolo Cavini, Presidente Cna Emilia Romagna)
Le gravi conseguenze dei cambiamenti climatici hanno compromesso l’attività imprenditoriale emiliana-romagnola. Gli oltre 500mila euro raccolti da Cna hanno permesso alle aziende di ripartire prima possibile. Ora l’obiettivo è ripetere un atto di solidarietà che parta dalle Istituzioni, per guadare al futuro facendo sì che nessuno venga lasciato solo. Di seguito l’intervista a Paolo Cavini, Presidente Cna Emilia Romagna.
Qual è lo stato attuale del tessuto economico dell’Emilia-Romagna dopo le alluvioni, e quali sono le principali difficoltà che le imprese stanno affrontando nel processo di ripresa e ricostruzione?
"L’Emilia-Romagna sta affrontando una fase economica complessa a seguito delle recenti alluvioni, in particolare quelle di maggio 2023 e settembre-ottobre 2024. Questi eventi hanno causato danni ingenti a imprese e famiglie, che solo per l’alluvione del 2023 sono stati stimati in circa 8,5 miliardi di euro.
Le imprenditrici e gli imprenditori emiliano-romagnoli stanno ancora facendo i conti con le ferite provocate dai cambiamenti climatici. Artigiani e commercianti stanno ancora risentendo dell’impatto con conseguenze diffuse in diverse filiere come per esempio quella turistica, fondamentale per l'economia della regione, che ha subito un duro colpo a causa delle inondazioni.
La situazione è ulteriormente complicata dalla recente alluvione di ottobre 2024 che ha portato nuovi danni e richieste di aiuto. Le iniziative per il recupero sono in atto, ma la fiducia è compromessa: uno dei problemi più sentiti dalla popolazione riguarda i rimborsi richiesti per i danni a case e aziende.
Il governo ha stanziato, sempre per l’alluvione del 2023, 1,3 miliardi di euro di cui per ora è arrivata solo una minima parte: 21,8 milioni ai privati e 8,3 milioni alle imprese. Le procedure sono state molto più lente del previsto e CNA si è fatta sentire in tutti i tavoli competenti, su ogni livello amministrativo".
In che modo CNA Emilia Romagna sta supportando le imprese colpite dalle alluvioni, sia in termini di accesso ai finanziamenti che di accompagnamento nel rilancio delle attività produttive?
"Sono oltre 500mila euro i fondi raccolti da CNA Emilia-Romagna per le imprese colpite dalle alluvioni dello scorso anno. CNA attivò subito una raccolta fondi le cui donazioni arrivarono da centinaia di donatori, sia parte del sistema CNA che imprese e cittadini.
Credo che abbiamo raggiunto un risultato molto importante, muovendoci con rapidità e dando un segnale concreto di solidarietà alle imprese danneggiate dall’alluvione. I nostri imprenditori, anche in quei momenti drammatici, non hanno aspettato e, con spirito di servizio anche per i propri dipendenti e per tenere viva la propria attività, hanno cercato di ripartire il prima possibile.
Siccome la solidarietà che abbiamo visto lo scorso anno è stata straordinaria abbiamo voluto ripetere questa azione anche per le alluvioni di settembre e ottobre di quest’anno. Un moto collettivo che ci ha commosso e dato forza. Oggi, di fronte a questa nuova calamità, sentiamo il dovere di replicare quell’energia.
Stiamo coordinando le nostre forze con le autorità competenti per fornire un aiuto concreto, rapido e tangibile alle imprese che si trovano in difficoltà Grazie alla collaborazione tra tutte le sedi territoriali di CNA, è stato infatti deciso di avviare una raccolta fondi dedicata.
È stato aperto un conto corrente per chi volesse contribuire a sostenere le famiglie e le attività economiche colpite dall’alluvione. L’obiettivo è ripetere quel grande slancio di generosità che abbiamo visto in passato e garantire che nessuno venga lasciato solo".
Guardando al futuro del tessuto imprenditoriale regionale, quali strategie ritiene fondamentali per favorire il ricambio generazionale nelle imprese e promuovere modelli di sviluppo sostenibili ed innovativi?
"Abbiamo un grande bisogno di favorire il ricambio generazionale. Abbiamo il dovere di far sognare i giovani! Rendiamo attrattive le nostre aziende! Proprio le nuove generazioni hanno una valenza strategica, perché la chiusura di queste imprese significa perdita di saperi.
È necessario semplificare gli adempimenti burocratici e ridurre la tassazione legati alla cessione d'impresa. Bisogna poi migliorare le politiche di immigrazione per mitigare l'impatto del declino demografico. L’immigrazione, infatti, è una risorsa molto utile: significa colmare il divario che oggi c’è tra offerta e domanda di lavoro nelle nostre imprese. Oltre a questo, bisogna incentivare i finanziamenti per nuove idee imprenditoriali e promuovere politiche formative che incoraggino la cultura imprenditoriale.
Soprattutto è il ricambio generazionale che deve essere al centro dell’attenzione. Qualche dato da Unioncamere ci mette in allerta su quanto la nostra Regione rischi di perdere in assenza di un adeguato ricambio generazionale: ci 6.086 imprese (classe di rischio 65-69 anni) e 5.202 aziende (classe di rischio da 70-74 anni e oltre) che nel breve periodo dovranno affrontare il passaggio generazionale. Complessivamente ammontano a 11.288 imprese: cioè, il 10,6% del totale delle imprese artigiane.
È chiaro che questo aspetto deve essere al centro del ragionamento economico e politico: bisogna aiutare i giovani a entrare nella guida delle imprese. Così le nostre aziende saranno in grado di adeguarsi velocemente ai cambiamenti e crescere. Questa Regione non si può permettere di perdere saperi e competenze. In queste sfide la CNA è sempre vicina a artigiani e Imprenditori".
Di Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)
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