Cavini (CNA Emilia-Romagna):'Intervenire in manovra su sostegno all’export, snellimento burocratico e cuneo fiscale’

Paolo Cavini, Presidente CNA Emilia-Romagna
In un contesto di nuovi equilibri geopolitici ed economici come i territori si stanno riorganizzando per evitare ripercussioni irreversibili.
La ‘guerra USA dei Dazi’ (con l’accordo al 15%); i conflitti mondiali che sembrano in stallo e con alle porte una manovra finanziaria con pochissimi margini di azione (anche in considerazione dell’alto debito pubblico che ha superato i 3.000 mld di euro), quali potranno essere le prospettive? E poi ancora: manovra finanziaria: su quali fattori il Governo dovrà incidere per dare fiato ad un’economia che sta tornando alla crescita ‘zerovirgola’ anche considerando che l’effetto trascinatore del PNRR fra qualche trimestre finirà?
Su questi temi CUOREECONOMICO ha invitato ad intervenire gli stakeholder socio-economici nazionali e dei ‘territori’ per avere un primo quadro di proposte da offrire ai nostri lettori e alla classe politica nazionale e delle regioni.
‘La situazione globale presenta sfide inedite e complesse, ma le nostre imprenditrici e i nostri imprenditori stanno reagendo con determinazione per evitare danni permanenti. I dazi al 15% colpiscono duramente le nostre imprese esportatrici e in Emilia-Romagna - che insieme alla Lombardia rappresenta oltre un terzo dell’export italiano verso gli Stati Uniti - la preoccupazione è alta: il mercato americano vale circa il 12,5% del nostro export regionale, con una quota importante di piccole e medie imprese coinvolte nei settori manifatturieri di punta, dalla meccanica alla logistica.
Per reagire, molte aziende stanno diversificando i mercati di sbocco e puntando ancora di più su qualità e innovazione per mantenere la competitività anche a fronte dei nuovi dazi.
I conflitti internazionali, dalla guerra in Ucraina al drammatico conflitto in Medio Oriente, restano purtroppo irrisolti e alimentano instabilità.
Queste tragedie umanitarie hanno effetti economici diretti e indiretti: fanno impennare l’inflazione e il costo del denaro erodendo il potere d’acquisto delle famiglie e aumentando i costi finanziari per le imprese. Abbiamo i prezzi energetici ancora alle stelle e solo di recente abbiamo avuto una parziale tregua sull’inflazione, ma i tassi d’interesse rimangono ancora elevati.
Ciò significa mutui e prestiti più cari e consumi interni più deboli: un mix letale per la crescita.
In questo scenario di fragilità, per evitare ripercussioni economiche irreversibili, i nostri territori stanno mettendo in atto strategie di adattamento. Tutti gli “artigiani imprenditori d’Italia” che mi onoro di rappresentare hanno già dimostrato una straordinaria capacità di resilienza: molte imprese stanno riorganizzando le filiere per ridurre dipendenze da aree instabili, investendo nel digitale per essere più efficienti e competitive e, facendo rete tra loro, per affrontare insieme problemi comuni.
CNA è in prima linea per supportare tutte le imprese in questo sforzo di riorganizzazione.
Come Presidente regionale, vedo quotidianamente l’impegno di migliaia di piccoli imprenditori che innovano e tengono viva l’economia nei territori, anche quando il contesto esterno è difficile.
Lo abbiamo visto in tante occasioni negli anni recenti. Il nostro ruolo di rappresentanza è proprio quello di far sì che la loro voce sia ascoltata ai tavoli decisionali.
Abbiamo intensificato il dialogo con le istituzioni locali, nazionali ed europee per ottenere misure che attenuino gli shock esterni. Inoltre, come sistema associativo offriamo strumenti concreti: informazione tempestiva su nuovi scenari, assistenza e consulenza, programmi di formazione per aiutare gli imprenditori a adottare nuove tecnologie e modelli di business.
Queste azioni di sistema servono proprio a evitare che i cambiamenti geopolitici si traducano in chiusure aziendali o perdita di know-how sul territorio.
Per quanto riguarda le prospettive, non lo nascondo: molto dipenderà dalle scelte che verranno fatte nei prossimi mesi a livello nazionale ed europeo. Abbiamo alle porte una manovra finanziaria che dovrà essere estremamente oculata. Il peso del debito pubblico impone margini di manovra strettissimi: non possiamo pensare a politiche di bilancio espansive su larga scala, ma piuttosto a poche misure mirate e ben calibrate. D’altra parte, proprio la necessità di scegliere con parsimonia può diventare un’opportunità per focalizzarci sulle priorità: proteggere il nostro tessuto di piccole imprese, sostenerne la competitività e la capacità di investire nonostante tutto.
Personalmente, resto fiducioso nella capacità di reazione degli imprenditori e delle imprenditrici del nostro Paese che da sempre sono il “motore silenzioso” della nostra economia e del nostro benessere.
Se continueremo a fare squadra – istituzioni, associazioni come CNA e imprenditori sul campo – puntando su innovazione, qualità e coesione, potremo trasformare anche queste sfide in opportunità.
L’Emilia-Romagna lo ha già dimostrato in passato, superando crisi economiche e calamità naturali con tenacia ed inventiva. Anche stavolta, con il giusto supporto e la determinazione che ci contraddistingue, abbiamo le carte in regola per evitare conseguenze irreversibili e preparare il terreno a una nuova fase di sviluppo. Le prospettive saranno tanto migliori quanto più sapremo governare il cambiamento invece di subirlo: come CNA faremo tutto il possibile perché la voce dei “piccoli” – che poi è la voce dell’Italia produttiva – sia al centro delle decisioni strategiche in questo momento cruciale’.
‘Riguardo la prossima legge di bilancio sarà decisiva per dare ossigeno a un’economia in uno stato di fragilità. I recenti dati mostrano segnali certamente non positivi: l’Italia ha chiuso il 2024 con una crescita allo 0,7% nonostante l’iniezione senza precedenti di fondi europei del PNRR.
Significa che la ripresa post-pandemica si è praticamente esaurita e, nei prossimi trimestri, con il venir meno dell’effetto traino di quei fondi straordinari, rischiamo una stagnazione. In questo contesto, il Governo dovrà agire con decisione su alcuni fattori chiave per rilanciare la fiducia e la crescita, pur nei limiti imposti dai conti pubblici. A mio avviso le priorità sono chiare, ve ne cito tre:
Riduzione del cuneo fiscale e sostegno ai redditi: è fondamentale confermare – e se possibile rafforzare – il taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente anche per i prossimi anni. Aumentare il netto in busta paga ai lavoratori significa stimolare i consumi interni e, di conseguenza, la domanda di beni e servizi.
Allo stesso tempo, ridurre il costo del lavoro per le imprese (ad esempio intervenendo sugli oneri contributivi a carico dell’azienda) può incentivare nuove assunzioni e salvaguardare l’occupazione esistente. Un maggior reddito disponibile per le famiglie si traduce in più acquisti, mentre costi del lavoro più sostenibili aiutano soprattutto le piccole attività labour-intensive.
Dare fiato al mercato interno è cruciale in una fase in cui l’export potrebbe rallentare: se i consumi tengono, le imprese avranno uno stimolo immediato a produrre e investire.
Semplificazione burocratica e certezza normativa: spesso si sottovaluta quanto il contesto amministrativo influisca sulla vitalità economica. I dati dell’osservatorio CNA raccontano in modo netto la necessità di sburocratizzazione da parte delle piccole imprese. Snellire le procedure autorizzative, digitalizzare i rapporti con la PA e garantire regole più stabili nel tempo può dare una spinta immediata alla competitività, a costo quasi zero per lo Stato.
Quante energie vengono oggi disperse da artigiani e imprenditori per adempiere a scartoffie ridondanti o per inseguire continui cambi di normative e scadenze? Ecco, il Governo deve assolutamente incidere su questo fattore: una riforma amministrativa che riduca gli oneri burocratici libererebbe risorse preziose che le imprese potrebbero reinvestire in attività produttive. Inoltre, la certezza del diritto è fondamentale per pianificare gli investimenti: sapere che un’agevolazione fiscale o una normativa durerà negli anni, senza cambi repentini, aiuta l’imprenditore a programmare e a osare di più.
Semplificare e stabilizzare il quadro normativo è come togliere zavorra a un pallone aerostatico: le imprese potranno “volare più in alto” con lo stesso impegno. Come CNA lo ribadiamo da tempo – ed è una battaglia non ideologica ma pratica: servono meno vincoli non necessari e più fiducia verso chi fa impresa, perché la stragrande maggioranza di noi vuole solo lavorare serenamente, rispettando le regole ma senza esserne soffocata.
Sostegno all’export e al Made in Italy: se la crescita interna rallenta, l’altra leva da preservare è quella dell’export. Le nostre imprese, specialmente qui in Emilia-Romagna, hanno forti propensioni all’export, ma oggi affrontano le incognite di cui abbiamo parlato poco fa.
Il Governo dovrà incidere su questo fronte con una duplice azione: da un lato diplomazia economica lavorando in Europa per attenuare gli effetti della guerra commerciale e per aprire nuovi mercati attraverso accordi di libero scambio vantaggiosi, dall’altro potenziando gli strumenti di promozione e supporto all’internazionalizzazione: per esempio, rafforzare le attività dell’ICE, sostenere la partecipazione delle piccole imprese alle fiere internazionali, finanziare l’innovazione volta all’export e alla digitalizzazione.
Ma difendere il Made in Italy significa anche tutela contro la contraffazione e le pratiche sleali: su questo il Governo deve continuare a battersi in ambito internazionale, perché i nostri prodotti vengano protetti da imitazioni e dumping. Le nostre piccole imprese hanno già dimostrato di saper conquistare clienti nel mondo grazie alla qualità: compito della politica è spianare loro la strada, non certo erigere nuovi ostacoli.
La sfida è importante, ma insieme possiamo vincerla, rimettendo il Paese su un percorso di crescita sostenuta e duratura, a beneficio di tutta la collettività’.
Di Paolo Cavini, Presidente CNA Emilia-Romagna
(Riproduzione riservata)










