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25/01/2023

Centemero (Cic): ”Compost rientri dei Carbon Credits, Italia sarebbe leader”

(Massimo Centemero, direttore del CIC)

Il direttore del Consorzio Italiano Compostatori Massimo Centemero a CUOREECONOMICO: “Il compost viene venduto sostanzialmente per il suo valore agronomico e non per quello ambientale. Sarebbe bello invece che l’agricoltore lo acquistasse anche per il contributo ambientale che può dare alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Italia virtuosa nella  raccolta differenziata, ma bisogna migliorare la qualità del rifiuto raccolto, in modo da rendere più efficiente tutto l’iter di riciclo”

La raccolta della frazione organica nel nostro Paese rappresenta il 40% del totale dei rifiuti urbani raccolti in maniera differenziata e ha registrato nell’ultimo decennio una crescita del 7% su base annuale.

Solo nel 2020, dalla trasformazione dei rifiuti a matrice organica, sono state ottenute circa 2,18 milioni di tonnellate di compost e 370 milioni di metri cubi di biogas.

Questo quantitativo di biogas è stato a sua volta valorizzato mediante la produzione di circa 437,5 MWh di energia elettrica, 128,7 MWh di energia termica, e 93 milioni di metri cubi di biometano destinato al comparto dell’autotrazione.

Questi sono solo alcuni dei numeri, registrati dal Cic Consorzio Italiano Compostatori, che restituiscono il quadro di un settore ad alto potenziale per il nostro Paese, in grado di fornire materia ed energia nell’ambito di filiere circolari virtuose. Il tutto con concreti vantaggi ambientali anche in termini di riduzione delle emissioni di CO2 e di metano.

CUOREECONOMICO ha fatto il punto, insieme al direttore del CIC Massimo Centemero, sulle molteplici opportunità legate alla valorizzazione del rifiuto organico, approfondendo anche il contributo di questo comparto al contrasto all’attuale emergenza energetica.

Lattuale crisi geopolitica ha posto al centro dellagenda italiana e internazionale il tema della sicurezza energetica. Qual è il contributo che la valorizzazione del rifiuto organico può dare?

La gestione efficace dell’organico - che rappresenta il 40% di tutti i rifiuti che produciamo quotidianamente a livello domestico, nei ristoranti e nelle attività professionali - può dare un contributo importante, in quanto tra i tanti vantaggi ha anche quello di poter produrre energia.

E’ da una quindicina d’anni che in Italia il rifiuto organico viene utilizzato per produrre biogas poi trasformato in energia elettrica. Da circa 5 anni questa tipologia di trattamento sta lasciando il posto alla produzione di biometano da biogas.

In questo modo si ha un duplice vantaggio, perché oltre a produrre biometano è possibile compostare il residuo del materiale per ottenere fertilizzante, generando così sia energia sia materia: ovvero biometano e compost.

Potenzialmente il biometano che si può generare dal riciclo del rifiuto organico  si aggira più o meno intorno a 1.000.000.000 di metri cubi all'anno.

Tutti sanno che noi consumiamo più o meno 70 miliardi di metri cubi all’anno, quindi il dato non sembrerebbe in apparenza così interessante. In realtà se si decidesse di puntare su questa filiera, sfruttando anche tutta la parte dei reflui zootecnici, dei fanghi di depurazione e degli scarti agroindustriali, si potrebbe arrivare a circa 5 miliardi di metri cubi di autoproduzione annuale di biometano, un dato estremamente rilevante.

In questo modo si alimenterebbero inoltre delle filiere circolari virtuose, in un contesto facilmente pianificabile che non rimarrebbe alla mercé degli eventi della politica internazionale.

Il governo italiano, sia quello precedente sia quello attuale, sta andando in questa direzione. Naturalmente il nostro settore non può risolvere da solo il problema energetico italiano, ma sicuramente può dare un contributo rilevante nell’ambito del mix energetico.

I vantaggi legati alla valorizzazione del rifiuto organico non sono limitati all’ambito energetico. Un’altra opportunità è legata alla diminuzione dell’anidride carbonica dall’atmosfera, rispetto al quantitativo generato dal rifiuto inviato in discarica.

In questo modo si riducono inoltre le emissioni di metano, che produce effetti inquinanti venti volte maggiori rispetto all’anidride carbonica.

Un altro elemento positivo da un punto di vista ambientale è la possibilità di produrre fertilizzante organico, ad esempio compost o digestato, da impiegare nelle varie attività agricole in sostituzione dei concimi minerali o di sintesi, che vengono importati dall’estero.

Oltre al potassio, il fosforo, ad esempio, è uno dei più importanti elementi impiegati nella coltivazione delle piante, che in Italia viene importato dal Marocco e, prima della guerra in Ucraina, dalla Russia (ora non più).

Con il riciclo del rifiuto organico andiamo a recuperare materia ottenendo degli elementi nutritivi come azoto, fosforo e potassio che vengono auto - generati nell’ambito di filiere circolari”.

Quali misure ritenete necessarie per valorizzare il reintegro della sostanza organica nel suolo tramite compost e consentire una riduzione delle emissioni di carbonio? Può fornisci qualche dettaglio in più sulla proposta di far rientrare il compost negli schemi di Carbon Credits?

Il compost permette di ottenere due obiettivi: il primo, è la possibilità di sostituire i fertilizzanti di sintesi di importazione estera, con vantaggi economici per gli agricoltori; il secondo è invece legato alla possibilità di stoccare il carbonio nel suolo.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, abbiamo proposto di poter individuare il compost come matrice organica rinnovabile che, utilizzata nelle pratiche colturali convenzionali, possa entrare negli schemi di Carbon Credits.

L'Italia potrebbe essere il Paese faro in Europa per proporre questi crediti di carbonio, permettendo di ridurre l'utilizzo di concimi minerali e, in generale, la concimazione. Il tutto con il vantaggio di riutilizzare sostanze di riciclo.

L'Unione Europea ha  già iniziato questo percorso di individuazione nei Carbon Removal Schemes. Sarebbe interessante che il compost entrasse in questi schemi per dare un ulteriore valore alla sua capacità di stoccare di fatto l’anidride carbonica.

Questo è un desiderio secondo me legittimo. Nonostante infatti si metta in campo un impegno importante per trasformare la sostanza organica, attualmente il compost viene impiegato sostanzialmente per il suo valore agronomico e non per quello ambientale.

Sarebbe importante invece che l’agricoltore acquistasse il compost anche per il contributo ambientale che può dare alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica

Oltre alla questione dei carbon credits, chiediamo che all’interno del piano strategico della Pac nazionale siano presenti  interventi economici per finanziare - ad esempio mediante la concessione di contributi diretti, sotto forma di credito d’imposta o in altre forme - misure di sostegno per il reintegro della sostanza organica nel suolo mediante l’utilizzo degli ammendanti compostati (derivanti dal riciclo dei fanghi di depurazione e dei rifiuti organici) prodotti in accordo con adeguati sistemi di garanzia e di assicurazione della qualità”.

Quali sono le vostre richieste al Governo per dispiegare appieno il potenziale di questo settore? Quali opportunità sono legate al Pnrr? 

Prima di tutto riteniamo importante sostenere il recupero di materia da ogni rifiuto organico compostabile, promuovendo la centralità dei fertilizzanti organici e del carbonio nel suolo.

Il compost rientra nei Cam (Criteri Ambientali Minimi), ovvero in quei materiali di riciclo che i Comuni e gli enti pubblici devono utilizzare nei loro bandi, tuttavia non viene acquistato.

Quello che manca è un regime efficace di controlli. Uno dei meccanismi da introdurre potrebbe essere la possibilità di monitorare in fase di realizzazione le opere, in modo da verificare che siano rispettati i criteri ambientali minimi di utilizzo dei materiali di riciclo come il compost.

Altri due punti importanti riguardano la quantità e la qualità della raccolta differenziata dell’organico.

Bisogna dare maggiore impulso alla quantità di rifiuti organici raccolti separatamente. Basti pensare che in alcune aree del Paese non si è ancora dato seguito all’obbligo del 1 gennaio 2022.

Come Cic abbiamo stimato che, con la raccolta differenziata a regime in tutta Italia, la produzione nazionale di frazione organica nel 2025 potrebbe arrivare a 9 milioni di tonnellate all’anno. In questo modo il comparto del biowaste arriverebbe a 13.000 addetti generando circa 2,5 mld di euro di indotto.

E’ inoltre necessario supportare il monitoraggio della qualità dei rifiuti organici raccolti e conferiti agli impianti di trattamento.

In Italia siamo molto virtuosi dal punto di vista della raccolta differenziata, ma bisogna percorrere “l'ultimo miglio”, migliorando la qualità del rifiuto raccolto, in modo da rendere più efficiente tutto l’iter di riciclo. In quest’ottica un ruolo determinante è rivestito dalla comunicazione finalizzata a sensibilizzare maggiormente i cittadini.

Un’ultima proposta riguarda invece il soddisfacimento del fabbisogno impiantistico e il miglioramento della capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti organici. E’ necessario un maggiore coordinamento tra le politiche nazionali.

E’ fondamentale allineare i principi del Programma Nazione di Gestione dei Rifiuti (Pngr) - che rappresenta uno strumento di indirizzo per le Regioni e le Province autonome nella pianificazione e gestione dei rifiuti - con le azioni previste dal Pnrr per il finanziamento di progetti relativi all’impiantistica e con le iniziative già realizzate da Arera per l’applicazione della regolazione degli impianti di trattamento.

Si sta verificando una corsa all'impiantistica che porterà l'Italia ad una over capacity molto alta, ovvero a un’impiantistica sovradimensionata rispetto ai reali bisogni del Paese.

Attualmente ci sono 50 impianti per la produzione di biometano, oltre ai progetti legati al Pnrr, che stanno iniziando i lavori di cantierizzazione.

Questi impianti andrebbero già a sanare di per sé il gap impiantistico lasciando un  deficit solo in alcune regioni, vedi unicamente in Campania e nel Lazio”.

Nel 2022 il Consorzio Italiano Compostatori ha festeggiato i 30 anni di attività. Può fare un rapido bilancio dei risultati che siete riusciti a ottenere e a quelli su cui intendete concentrarvi per il futuro? 

Sono passati trent'anni. Sono veramente volati. I risultati raggiunti sono tanti, potrei riassumerli cosi: siamo in 60 milioni di abitanti, di cui circa 52 fanno la raccolta dell’umido.

Non penso che ci sia una copertura così ampia in Europa, sono numeri eccezionali. Tutte le richieste che noi facciamo sono volte a completare un sistema virtuoso che già funziona bene. Produciamo 2 milioni di tonnellate di compost e produciamo 150 milioni di metri cubi di biometano più l'energia elettrica dal biogas.

Per il futuro gli obiettivi che ci poniamo sono, da un lato, quello di migliorare la qualità dell’umido; dall’altro, quello di puntare sul tema dei fertilizzanti, del compost e dei suoli.

Vediamo che la parte energetica sta già andando molto bene, mentre bisogna sollecitare ancora la produzione di materia, quindi di compost, e  il suo utilizzo nei suoli.

Da migliorare è inoltre la qualità delle matrici in ingresso nei processi di riciclo. Da quest’ultimo punto di vista, come dicevo prima, è fondamentale puntare su una comunicazione efficace rivolta ai cittadini”.

Di Monica Giambersio
(Riproduzione riservata)

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