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21/12/2022

Cesconi (Fivi): “Pmi del vino in sofferenza, strozzate dal caro-prezzi. Digitalizzazione non ha fermato la burocrazia”

(Lorenzo Cesconi, presidente di Fivi)

Il presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti a CUOREECONOMICO: “Aziende che producono qualche decina di migliaia di bottiglie non possono essere sottoposte agli stessi controlli di aziende che ne imbottigliano milioni. Con l’aumento dei costi di produzione rischio spirale recessiva che andrà a incidere negativamente sui consumi. I vini biologici sono il futuro”

La viticoltura ed in generale il settore dei vini sta attraversando un periodo complesso, come tutto il comparto agroalimentare.

Ma questo vale di più per le piccole imprese, che con numeri produttivi relativamente bassi, sono sottoposti ad aumenti che ne rendono difficile la sopravvivenza.

Lorenzo Cesconi, presidente di Fivi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), fa il punto con CUOREECONOMICO.

L’undicesima edizione del mercato dei vini dei Vignaioli Indipendenti svoltasi a Piacenza dal 26 al 28 novembre ha registrato numeri da record sia in termini di visitatori sia in termini di vignaioli presenti. Ci può raccontare brevemente com’è andata?

Il mercato dei vini si è confermato come uno dei più importanti eventi del vino in Italia, senza dubbio il più importante per quanto riguarda le produzioni artigianali, territoriali e di qualità.

Non è solo una questione di numeri: il mercato è un evento che attrae un pubblico attento e competente di appassionati e, sempre di più, di operatori del settore Horeca, interessati a qualificare la loro offerta con i vini dei vignaioli.

Ma è anche uno dei momenti più significativi della nostra identità associativa: è una festa organizzata dai vignaioli per i vignaioli, nella quale si respira un’atmosfera davvero unica.

Non è un caso che i vignaioli, al mercato, non si sentano ad una fiera, ma davvero “a casa”, anzi, quasi in un’estensione simbolica della loro cantina”.

Durante la kermesse è stato presentato un dossier per modificare l’attuale sistema burocratico. Cosa chiedete in particolare?

Il mercato dei vini da sempre è anche un momento di confronto interno all’associazione e di presentazione alle Istituzioni delle nostre priorità. Quest’anno, in occasione dell’assemblea degli associati che si è svolta l’ultimo giorno del ,ercato, abbiamo presentato il “Dossier Burocrazia”, con le nostre proposte per migliorare il sistema.

Chiediamo efficienza, trasparenza e proporzionalità. Ogni giorno i vignaioli fanno fronte a decine di procedure, interfacciandosi con diversi enti, in un labirinto di carte, scadenze e procedure offline e online, spesso con dati che si ripetono e con controlli che verificano gli stessi elementi.

Le nostre sono micro, piccole e medie imprese, quasi sempre a conduzione familiare, prive di personale che possa svolgere esclusivamente le pratiche burocratiche.

Siamo quindi costretti a rivolgerci a servizi di consulenza, investendo risorse economiche, oppure ad impegnarci in prima persona in queste procedure, investendo il nostro tempo, che dovrebbe essere invece concentrato soprattutto sulle attività agricole.

La digitalizzazione del sistema doveva portare all’efficienza e alla semplificazione: invece ci si è limitati a trasferire le procedure cartacee a livello telematico, spesso complicandole ulteriormente.

Un’altra questione importantissima è quella della proporzionalità: aziende che producono qualche decina di migliaia di bottiglie non possono essere sottoposte agli stessi controlli di aziende che ne imbottigliano milioni, tanto più che aziende verticali come le nostre sono molto più sicure da un punto di vista del tracciamento del prodotto, perché l’intero ciclo si compie in azienda, dall’uva alla bottiglia”.

Anche il settore vitivinicolo è colpito dall’aumento dei costi di produzione. Quali rischi corrono oggi le aziende?

È un periodo complesso, con scenari macroeconomici che destano preoccupazione. Aumentano i costi delle materie prime, aumentano i costi dell’energia, aumentano i costi di finanziamento delle imprese: oltre al danno immediato per le nostre aziende, con un crollo delle marginalità, temiamo che si avvii una spirale recessiva che andrà a incidere negativamente sui consumi.

Ma non possiamo dimenticare che noi lavoriamo la terra, quindi oltre agli scenari macroeconomici dobbiamo fronteggiare anche altri problemi: stagioni sempre più imprevedibili, eventi meteorologici estremi ormai ricorrenti, progressivo innalzamento delle temperature.

Aggiungiamo a tutto questo il problema della manodopera, sempre più difficile da trovare, soprattutto se qualificata e non parlo solo dei picchi stagionali, perché c’è un problema strutturale su cui bisognerà intervenire con politiche legate al sistema educativo e formativo e all’incontro tra domanda e offerta.

Per questo da anni chiediamo una politica agricola con una strategia e una visione, che tenga insieme la complessità dei problemi che il mondo rurale affronta e affronterà in futuro”.

I vini biologici rappresentano una grande opportunità. Possiamo dire che  sono il futuro?

Ne sono convinto, senza alcun dubbio. Ma ci tengo a ribadire un concetto più complesso, rispetto alla sostenibilità per convenienza o per moda.

Le ragioni di una conduzione biologica hanno a che vedere con la stessa essenza del nostro mestiere. Noi vignaioli produciamo vino con le nostre uve, coltivate in vigneti che lavoriamo in prima persona e che conosciamo nei minimi dettagli, perché spesso sono di proprietà della nostra famiglia da generazioni. Per questo motivo il nostro obiettivo è quello di produrre vini fedeli al terroir.

Tutte le tecniche che consentono di trovare l’equilibrio della vite, nel suo originale e specifico contesto, sono lo strumento migliore per rispettare l’espressione di un territorio.

I nostri vini devono potersi riconoscere, nella massa del vino che ogni anno si produce nel mondo: e possono farlo solo nella misura in cui sapranno rispecchiare le caratteristiche di un territorio e di una stagione, che sono uniche e irripetibili.

Gli approcci agronomici invasivi sono antitetici rispetto alla territorialità: omologano e standardizzano, oltre a essere nocivi per l’ambiente e per l’uomo”.

Di Andrea Merola
(Riproduzione riservata)

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