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01/08/2024

Cgil, crisi occupazionale per giovani e donne, urgente svolta politica

(Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil)

Questi dati - sostiene la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione - dimostrano chiaramente che l'istruzione offre un 'premio' occupazionale, ma l'accesso a tale istruzione non è equamente distribuito”.

I 25-64enni il tasso di occupazione dei laureati (84,3%) è di 11 punti percentuali superiore rispetto ai diplomati (73,3%). Tuttavia, questo divario si allarga drammaticamente tra gli under 35, dove raggiunge i 15,7 punti percentuali (75,4% contro 59,7%). 

Inoltre - aggiunge Ghiglione - il gap di genere è inaccettabile: le donne in Italia sono più istruite degli uomini (il 68% delle donne tra i 25 e i 64 anni ha almeno un diploma, rispetto al 62,9% degli uomini, e il 24,9% ha un titolo terziario rispetto al 18,3% degli uomini), ma il tasso di occupazione femminile rimane drasticamente inferiore a quello maschile (59% contro 79,3%).

Il Governo deve intervenire con politiche mirate per favorire l'occupazione femminile e ridurre le disuguaglianze. Vanno implementati programmi di sostegno educativo per i giovani provenienti da famiglie svantaggiate, altrimenti perpetueremo un ciclo di povertà e esclusione sociale”.

Un altro dato “allarmante” per la Cgil riguarda l'abbandono scolastico: il 23,9% dei giovani con genitori con un basso livello di istruzione abbandona precocemente gli studi, contro solo l'1,6% dei giovani con genitori laureati. Nel 2023, il tasso di abbandono scolastico tra i 18-24enni è del 10,5%, ancora tra i più alti d'Europa. 

Anche i dati sul part-time “evidenziano profonde diseguaglianze territoriali e di genere”. La diffusione territoriale omogenea del part-time tra nord e sud, cambia in modo significativo rispetto al part-time involontario (41.6% al Nord e 73.4% nel Mezzogiorno) con conseguenze in termini salariali e previdenziali.

Una forma contrattuale - sottolinea la segretaria confederale della Cgil Maria Grazia Gabrielli - che genera precarietà occupazionale e salariale, che spesso copre lavoro irregolare, caratterizzato da flessibilità unilateralmente esercitabile ed erroneamente considerato uno strumento di conciliazione tra carichi di cura e di lavoro, cristallizzando così le discriminazioni per le lavoratrici nel mercato del lavoro in assenza di innovazione culturale e politica sulla condivisione della genitorialità e delle responsabilità di cura”.

Redazione Cuoreeconomico
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