mer 11 mar 2026

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Che cos'è l'HFT, in che modo ci condiziona e le analisi predittive in borsa tramite i social

Molto probabilmente non avrete mai sentito parlare di HFT e non saprete che si tratta di una pratica che condiziona quotidianamente, direttamente o indirettamente, la vita di ognuno di noi.

HFT è una sigla che significa “High Frequency Trading” e semplificando ai minimi termini indica l’utilizzo di strumenti informatici per effettuare rapide operazioni sui mercati.

Questa pratica nasce nel “lontanissimo” 1930 tramite l’utilizzo del telegrafo da parte dei trader fisicamente presenti nella sede della borsa per poi esplodere definitivamente nel 1986 quando il NASDAQ introduce il trading online.

Detta così non sembra niente di che: invece si tratta di una pratica tanto complessa quanto invasiva che sta modificando radicalmente l’economia mondiale.

A differenza di un trader in carne ed ossa, un software che giri su un hardware adeguato e con una connessione veloce ad internet può eseguire tranquillamente migliaia o addirittura milioni di operazioni borsistiche al secondo.

Si tratta di una velocità che non può essere in alcun modo replicata da un essere umano, a prescindere dalla sua competenza ed esperienza.

Ovviamente la velocità non è l’unico elemento che rende un algoritmo diverso dal pensiero di un investitore umano: tuttavia è la più rilevante, per i motivi che vedremo tra poco.

Il punto è che strategie di mercato create da trader esperti possono essere accelerate per moltiplicarne l’efficacia, si può fare in modo che si adattino automaticamente ed autoapprendano, competano tra di loro e via dicendo, con risultati impensabili fino a pochi anni fa.

Esiste anche una sottocategoria dell’HFT, denominata “Ultra-HFT” che sfrutta tecniche note come l’arbitraggio ed una bassissima latenza nella connessione ai sistemi borsistici per guadagnare dalle discrepanze sui prezzi.

Gli algoritmi HFT comunque non si limitano ad eseguire semplici operazioni di mercato: se fino a poco tempo fa il mondo della finanza digitale si basava solo su analisi tecnica ed indicatori, nel tempo si è evoluto fino ad includere e collaborare con campi limitrofi, come l’analisi dei Big Data e le reti neurali: analizzando dati pubblici come flussi di prezzi e volumi i computer riescono (in maniera del tutto legale, peraltro) ad estrarre informazioni che non hanno ancora raggiunto i canali di informazione.

Tramite il “Ticker Tape Trading” sono in grado di capire, per esempio, se ci sarà una imminente operazione di acquisto di uno stock, incrociando i dati provenienti dai flussi di mercato con le notizie sui social ed altri indicatori, piazzando così un ordine di acquisto o vendita profittevole prima ancora che una notizia rilevante per la compravendita sia divenuta pubblica.

Alcuni studi (Wang, 2016; Mc Kay, 2018) analizzano le capacità dei sistemi intelligenti di comprendere (e manipolare) il sentiment dai social media e di trarne delle conclusioni di investimento.

L’operazione quindi può essere anche bidirezionale: alcuni sistemi informatici possono lanciare milioni di operazioni in pochi minuti, trarne profitto sulla base di quanto gli investitori scrivono sui social, per poi ri-analizzare l’effetto di queste operazioni ed adattare gli ordini di conseguenza.

Una tecnica impensabile fino a pochi anni fa. Le “balene” (termine gergale per indicare i grandi investitori) che usano HFT possono manipolare il mercato creando confusione (“Quote stuffing”) riempendo il mercato di ordini e creando nuove opportunità di guadagno (ad esempio in prossimità dello sforamento di un supporto o di una resistenza).

Inoltre il piazzare quantità altissime di ordini crea un aumento della latenza, lasciando uno spazio utile di manovra a chi sia in grado di approfittarne.

Esistono casi di crolli di mercato legati all’HFT, come il “2010 flash crash”, dove venne creato “artificialmente” un crollo di mercato di un trilione di dollari che iniziò alle 14.32 e finì 36 minuti dopo, riportando il mercato in condizioni “quasi stabili”.

Nel mentre, ovviamente, i soliti giganti guadagnavano miliardi di dollari.

Alcuni analisti macroeconomici sostengono che l’HFT sia in grado di scontare anche turbamenti importanti del mercato come le cicliche crisi economiche o le crisi dei debiti sovrani, riuscendo a riallocare dinamicamente gli asset ed evitando le catastrofi finanziarie che hanno colpito gli investitori nelle crisi recenti.

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    Sono state spese centinaia di milioni di dollari per posare cavi in fibra ottica che collegassero la borsa di Chicago a Wall Street, solo per consentire agli HFT di operare più agevolmente: HFT “is here to stay”, come dicono gli anglofoni.

    Che venga regolamentato e come, è tutto da decidere. Siamo di fronte all’equivalente di un cataclisma per un ecosistema: alcuni suoi abitanti si adatteranno approfittando di questa nuova situazione, altri scompariranno dalla scena.

    Molti critici considerano gli HFT uno strumento non equo, che favorisce chi può usufruire di grandi capitali e di enormi potenze di calcolo: altri invece vedono negli HFT la fine della manipolazione del mercato da parte dei giganti finanziari e dei grandi marchi che godono dei favori della stampa.

    Nel settembre 2013 l’Italia fu il primo paese al mondo ad introdurre una tassa del 0.02% per ogni transazione che durasse meno di 0.5 secondi.

    Altri paesi invece supportano ed incentivano queste nuove pratiche digitali.

    Quale che sia l’opinione su di essi di sicuro non sono un elemento ignorabile nel mercato finanziario odierno ed è fondamentale riconoscerne l’impatto: balene e squali non sono più gli unici incontri possibili per i piccoli pesci che nuotano nel mare della finanza moderna.

    Di Yuri Refolo
    (Riproduzione riservata)

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