CNA MARCHE. La crisi preoccupa le PMI della regione. Calano occupazione e investimenti

(Paolo Silenzi, presidente Cna Marche)
Preoccupazione, pessimismo e soprattutto incertezza caratterizzano lo stato d'animo degli imprenditori marchigiani. E’ quanto emerge da una indagine del Centro Studi Cna in tutte le regioni italiane: per il 51,2 per cento delle imprese artigiane, micro e piccole delle Marche, prevale l’incertezza
Il 2024 ha lasciato una scia di criticità per l'economia marchigiana, il cui tessuto è già stato segnato dalle cicatrici della guerra in Ucraina, a cui si aggiunge l’incertezza sulle politiche dei dazi preannunciate da Trump che potrebbero influire pesantemente sulle imprese esportatrici.
A vedere nero è il 33,7 per cento delle aziende marchigiane, secondo il quale l’Italia potrebbe rallentare o incappare in una recessione. Un dato superiore a quello nazionale (28,5%). Per il 14 per centoil 2025 sarà uguale all’anno che si è appena concluso, mentre solo un esiguo 1,2 per cento è formato da inguaribili ottimisti per i quali questo sarà un anno di crescita più sostenuta rispetto a quello scorso.
La situzione non migliora se si prende in considerazione l’andamento della propria azienda: il 29,5 degli artigiani imprenditori marchigiani prevede che il 2025 sarà, per l’impresa che gestiscono, un anno molto difficile, come lo il 2024. Risultati in linea con l’anno precedente sono attesi dal 22,1 per cento delle imprese mentre, mentre a vedere rosa il 10,5 per cento che prevede di proseguire il trend positivo del 2024. Tuttavia, l’incertezza non lascia scampo e prevale nel 30,2 per cento delle imprese.
“Quelle delle PMI marchigiane” - commenta Paolo Silenzi, presidente Cna Marche - “sono previsioni che le istituzioni devono ascoltare per attuare interventi finalizzati a sostenere artigiani e imprenditori. In particolare nelle Marche dove rappresentiamo il 98 per cento del sistema produttivo. Tra le richieste: migliori condizioni di accesso al credito (18,1%), una riduzione del costo del lavoro (53%), l’attuazione piena delle misure previste nel PNRR ed anche un maggiore ingresso degli immigrati sul mercato del lavoro (7,2%). Altri fattori di crescita citati sono il miglioramento del quadro economico internazionale (57,8), la riduzione dei tassi d’interesse (27,7), un’inflazione bassa e sotto controllo (34,9)”.
Claudia Boccucci
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