Cna Marche: verso gli USA viaggia il 9 per cento dell’export regionale. Preoccupano i dazi annunciati dal “tycoon”

(Moreno Bordoni, segretario Cna Marche; Paolo Silenzi, presidente Cna Marche)
Silenzi e Bordoni (Cna): “La minaccia di gravare le esportazioni provenienti dai Paesi dell’Unione Europea di dazi del 10 per cento preoccupa fortemente le 2.500 imprese esportatrici marchigiane". In attesa dell’insediamento di Donald Trump alla presidenza degli USA il 20 gennaio, dilaga l'incertezza a causa dei dazi annunciati dal “tycoon” statunitense
Nei primi nove mesi del 2024 l’export marchigiano verso gli Usa è stato di 1,8 miliardi di euro, dato che posiziona gli Stati Uniti al terzo posto nella graduatori dei Paesi che importano dalle Marche, preceduti solo da Francia e Germania.
La principale voce di esportazione dalle Marche verso gli Stati Uniti d’America è rappresentata dagli articoli farmaceutici (220,2 mln di euro) seguita dalla meccanica (178,8 mln di Euro). Al terzo posto troviamo il tessile, abbigliamento e calzature con 137 milioni di euro. Al quarto posto vengono le esportazioni di prodotti in metallo (109,1 mln di euro) e al quinto i mobili e altri prodotti manifatturieri (97,7 mln di euro).
Pertanto, l’introduzione di misure protezionistiche graverebbe negativamente sull’export marchigiano, soprattutto per quanto riguarda i beni di consumo (calzature, abbigliamento, pelletterie, mobili).
“La minaccia di gravare le esportazioni provenienti dai Paesi dell’Unione Europea di dazi del 10 per cento - affermano il presidente Cna Marche Paolo Silenzi e il segretario Moreno Bordoni - preoccupa fortemente le 2.500 imprese esportatrici marchigiane, soprattutto quelle della meccanica e della moda ma anche quelle dei medicinali e mobili. Si teme una contrazione dell’import statunitense per i prodotti marchigiani di almeno il 10 per cento, con ripercussioni sulla produzione e sull’occupazione delle nostre piccole e medie imprese. Ci auguriamo che quelli di Trump siano stati solo annunci da campagna elettorale e non si traducano in atti amministrativi concreti. Altrimenti bisognerà porsi il problema di ricollocare le nostre produzioni dal mercato statunitense in altri Paesi che non adottano la politica dei dazi come arma di riequilibrio commerciale”.
Redazione Cuoreeconomico
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