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21/12/2023

Coldiretti riparte da Prandini: "Rendere più forte il Made in Italy anche in Europa"

L'assemblea elettiva a Roma ha riconfermato alla guida l'imprenditore Lombardo. Definita anche la nuova giunta nazionale: "La rimodulazione del Pnrr porterà al settore agroalimentare oltre 3 miliardi di euro aggiuntivi mentre il fatturato legato alle esportazioni toccherà il nuovo record di 64 miliardi. Per  i prossimi cinque anni con l'impegno a raggiungere 100 miliardi di valore dell'export agroalimentare"

Ettore Prandini, 51 anni, lombardo con tre figli, è stato confermato presidente nazionale di Coldiretti. Ad eleggerlo all'unanimità l'Assemblea dei delegati giunti da tutte le regioni, in rappresentanza di oltre 1,5 milioni di soci, riunita a Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della principale Organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo.

Laureato in giurisprudenza, Prandini guida un'azienda di bovini da latte e gestisce un'impresa vitivinicola con produzione di Lugana.

Ha guidato la Coldiretti Brescia e la Coldiretti Lombardia. Ricopre anche le cariche di presidente nazionale di Uecoop, della Fondazione Campagna Amica e dell'Osservatorio sulla criminalità nell'Agricoltura e sul sistema agroalimentare. 

"Sostenere la competitività delle imprese agricole e della pesca per garantire la sovranità alimentare del Paese e ridurre la dipendenza dall'estero, promuovendo filiere produttive 100 percento Made in Italy con l'innovazione e la sostenibilità economica ed ambientale".

Questo l'obiettivo fissato da Prandini "per i prossimi cinque anni con l'impegno a raggiungere 100 miliardi di valore dell'export agroalimentare anche con la spinta della candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell'Unesco e la lotta al falso Made in Italy sulle tavole mondiali". 

"Crescerà anche la nostra azione in Europa - ha aggiunto - dove si decidono i destini della nostra agricoltura". 

La nuova giunta nazionale

Nominata anche la nuova Giunta Confederale composta dai tre vicepresidenti Nicola Bertinelli, David Granieri e Gennarino Masiello oltre che da Franco Aceto, Gianluca Barbacovi, Cristina Brizzolari, Dominga Cotarella e Francesco Ferreri

Climate change e non solo

Occorre intervenire sulle emergenze con sostegni adeguati ma servono anche scelte strutturali per far fronte agli effetti sempre più devastanti dei cambiamenti climatici – continua Prandini – attraverso un’azione a favore della transizione ecologica con investimenti che vanno dal verde urbano alle agroenergie ma anche un piano invasi per garantire acqua a cittadini e imprese e lo sviluppo dell’agricoltura 4.0 con strumenti come droni, robot e satelliti che rappresentano oggi un giro d’affari di più di 2 miliardi di euro, con un incremento del 2300 percento nel giro di appena cinque anni.

Ma sul fronte dell’innovazione occorre lavorare anche alla nuova genetica green no ogm per ridurre i costi delle imprese ed aumentare il reddito. In tale ottica lanceremo nel 2024 i primi campi sperimentali in Italia sulle Tea, le Tecniche di evoluzione assistita”.

Non dimentichiamo però che a causa della cementificazione e dell’abbandono – ricorda Prandini – l’Italia ha perso quasi  un terzo (30 percento) dei terreni agricoli nell’ultimo mezzo secolo con la superficie agricola utilizzabile in Italia che si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari ed effetti sulla tenuta idrogeologica del territorio e sul deficit produttivo del Paese e la dipendenza agroalimentare dall’estero.

Occorre quindi accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo che giace da anni in Parlamento e che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio”.

LA NOSTRA VIDEO INTERVISTA A ETTORE PRANDINI

Azione forte a tutela del Made in Italy in Europa e aumento dell'export

Nei prossimi 5 anni crescerà anche la nostra azione in Europa – conclude Prandini – dove si decidono i destini della nostra agricoltura e dove l’Italia, che è leader mondiale nella qualità e nella sicurezza alimentare, ha il dovere di svolgere un ruolo di apripista nelle politiche agroalimentari, nell’interesse delle imprese e dei cittadini. Ma resteremo fortemente ancorati ai territori dove le Regioni sono interlocutori privilegiati delle politiche comunitarie”.

E inoltre: "Non ci possiamo sedere sugli allori. Il 2023, nonostante le difficoltà geopolitiche e quelle legate all'inflazione, chiuderà con alcuni ottimi risultati. La rimodulazione del Pnrr porterà al settore agroalimentare oltre 3 miliardi di euro aggiuntivi mentre il fatturato legato alle esportazioni toccherà il nuovo record di 64 miliardi". 

Redazione Cuoreeconomico
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