Colombi (Cna Roma): “Aiutare le Pmi o rischiano di non farcela. Sostegno a giovani e territori”

(Erino Colombi, presidente di Cna Lazio)
Il presidente di Cna Lazio a CUOREECONOMICO: “Paghiamo ancora la crisi del 2008: le imprese nascono ancora ma è sempre più dura. Quelle al femminile e le Under 35 resistono meglio, ma occorrono misure concrete per aiutare le startup a crescere. Il credito? Che ne sarà delle Pmi che andranno in banca dal 2024 quando scadrà la garanzia del fondo statale?”
Roma ed il Lazio rappresentano una parte molto importante dell’economia nazionale. Ne sono il traino ma allo stesso tempo, ma allo stesso tempo l’Italia ne è influenzata. La presenza della Capitale tuttavia fa del territorio laziale anche una realtà particolare, con grandi differenze fra i vari territori.
I dati Infocamere aggiornati a settembre 2023 disegnano un settore artigiano molto variegato: 91.751 le imprese registrate, pari al 7,2 percento nazionale. Di queste, quasi il 70 percento si trova nella provincia di Roma.
Ma negli ultimi 5 anni si è registrato un decremento del 3,6 percento (3500 unità), superiore di 0,4 punti alla media italiana. Il calo maggiore si segnala nella città metropolitana di Roma (4,6 percento), con un dato ancora maggiore nel solo comune (6,7).
Flettono, rispetto a 5 anni fa le imprese artigiane di giovani e donne (rispettivamente -0,4 e -0,6 percento), salgono quelle guidate da stranieri: +17,3 percento in cinque anni.
Al netto della componente straniera, le imprese artigiane con a capo un italiano sono diminuite del 7,9 percento, con alcuni storici mestieri artigiani vedono già oggi una presenza intorno al 50 percento di stranieri.
Alla luce di questi dati, CUOREECONOMICO ha disegnato gli scenari del settore dell’impresa artigiana laziale con Erino Colombi, presidente di Cna Lazio.
Crisi, ma anche resilienza
“Il saldo negativo negli ultimi 5 anni è piuttosto forte – dice – soprattutto nella città di Roma che da sola conta 91.000 imprese. Sicuramente incide molto la denatalità e con essa l’assenza di passaggio generazionale.
Poi ovviamente le crisi: noi paghiamo ancora la crisi del 2008-10, il sistema economico ce l’ha ancora in pancia. Per fortuna nuove imprese nascono ancora e il dato più confortante è che le imprese femminili e giovani Under 35 resistono meglio.
Poi abbiamo gli stranieri che nel nostro territorio sono il 12 percento della popolazione: questo si riflette molto nelle imprese”.
La desertificazione bancaria
Il Lazio però sta pagando moltissimo, più di altre regioni, la desertificazione bancaria: “Sollevo un altro tema – dice Colombi – non esistono più banche italiane o romane. Ce ne sono tantissime di straniere che ovviamente hanno meno legame col territorio, situazione parzialmente tamponata da quelle di credito cooperativo.
Non c’è dubbio che questa situazione metta in difficoltà le imprese. Sono anche presidente di Confidi e quindi posso toccare con mano quali sono le difficoltà che hanno nell’accesso al credito.
Il primo Gennaio finisce la garanzia del Fondo statale da parte delle banche: che ne sarà delle Pmi più piccole quando andranno in banca? Non so se troveranno le porte aperte. L’altro fattore è quello relativo ai criteri ESG. Sono tutti organizzati e pronti? Non lo so”.
Giovani e impresa: quanti paletti.
A Roma e nel Lazio, i giovani ce la fanno ancora, ma l’attuale quadro socio-economico sta scalfendo in maniera importante anche la voglia di fare impresa degli Under 35: “Noi come Cna abbiamo ottenuto voucher per le start up: 2500 euro che per quanto possa essere poco, serve comunque per pagare tutte le spese burocratiche – dice Colombi – Ma accanto a questo servono misure per finanziare questa azione.
In più serve un’assistenza concreta alle quasi 4000 start up in partenza per aiutarli a fare soprattutto un quadro economico: aprire un locale ai Parioli costa più che a Tor Pignattara, ma spesso di questo non tutti se ne rendono conto”.
Una regione a più velocità
L’altra grande questione irrisolta del territorio è il fatto che il Lazio viaggia a due velocità. Nonostante Roma o forse a causa di essa: “Ed anche Roma stessa non viaggia alla stessa velocità”, precisa Colombi.
“Roma è il più grande mercato che c’è in Italia, con 3,5 milioni di abitanti – sottolinea il presidente della Cna – poi c’è la provincia di Roma che da sola vale quanto le altre quattro del Lazio.
Roma va pensata come una regione, anche solo per i flussi: basti pensare al ruolo logistico di Latina e Frosinone sulla Capitale.
Poi va considerato che molte attività si stanno spostando in periferia, che è una realtà ancora diversa. L’economia di queste piccole imprese, quelle che tengono accese le luci nel territorio, ha una forte valenza sociale.
Queste imprese hanno resistito alle crisi, al Covid, al credit crunch: sono ancora lì, nonostante tutto. Possiamo definirli eroi, in un certo senso. Meriterebbero una medaglia”.
La povertà dà una spallata alle imprese
Proprio le Pmi, anche a Roma, sono quelle che sentono maggiormente il peso dell’inflazione e dei rincari. Le 2 milioni di famiglie in povertà certificate dall’Istat sono quelle che faticano a fare la spesa anche nei negozi più piccoli: “Ho toccato con mano la situazione in cui viviamo, nonostante io stia bene economicamente e mia moglie lo stesso – spiega Colombi – Noi non abbiamo problemi economici, quindi, ma questo non vuol dire che non sentiamo la crisi.
Faccio un esempio: prima delle vacanze al supermercato spendevamo 120 euro a settimana, adesso ne spendiamo 60. Abbiamo rinunciato a qualcosa. E se lo abbiamo fatto noi che siamo in un certo senso dei privilegiati, figuriamoci chi fatica ad arrivare a fine mese. Il carrello della spesa è sempre più piccolo e sempre più caro.
Fra poco i supermercati saranno costretti a licenziare una cassiera, poi ci sarà un banconista di meno, un furgone col carico in meno. E io che faccio il gommista venderò un set di pneumatici in meno. O la raccontiamo così, perché è così che stanno le cose oppure continueremo sempre a dare la colpa agli altri”.
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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