Confagricoltura e marchio IGP per l’Arrosticino d’Abruzzo: chiude una stalla al giorno

L’audizione alla III Commissione consigliare Agricoltura, sulla Risoluzione avente in oggetto “Riconoscimento DOP Arrosticino Abruzzese”. Questo il documento che presenta Confagricoltura Abruzzo ai Commissari regionali a sostegno del riconoscimento del marchio IGP
Da oltre tre anni è in fase istruttoria presso il ministero MIPAAF la procedura per il riconoscimento del marchio IGP dell’Unione Europea per l’Arrosticino d’Abruzzo, procedura avviata e curata dall’Associazione regionale Produttori Arrosticino d’Abruzzo.
Dopo un’attenta analisi della questione Confagricoltura Abruzzo ha condiviso il percorso iniziato dall’associazione dei trasformatori per una serie di motivi di ordine tecnico produttivo, commerciale ed economico.
Su primo motivo occorre prendere atto che l’allevamento ovicaprino in Abruzzo è in profonda crisi, ogni giorno chiudono stalle e la nuova PAC ha accelerato il fenomeno azzerando l’aiuto comunitario.
Se non fosse stata una strenua lotta, promossa da Confagricoltura Abruzzo e fatta propria dal Vice Presidente Imprudente e dalla direttrice del Dipartimento Elena Sico a questo punto sarebbe stata messa la parola fine alla millenaria tradizione che, a oggi conta meno di 150.000 pecore a fronte degli oltre 3 milioni della Sardegna.
In questa situazione è velleitario parlare di creare una filiera della DOP sia per mancanza di materia prima, sia per mancanza dei requisiti qualitativi e quantitativi, proprio perché gli allevamenti del territorio si sono specializzati nella produzione del latte, relativi prodotti trasformati e agnelli e solo pochi producono la carne destinata alla produzione degli arrosticini.
Mettere in piedi un progetto di miglioramento genetico per reintrodurre razze la carne, è costoso e aleatorio e il rischio peggiore è che altre regioni potrebbero chiedere ed ottenere il riconoscimento comunitario con gravissimi e irreparabili danni all’ economia della regione.
Da punto di vista commerciale è il riconoscimento del marchio comunitario il volano delle migliori eccellenze, la Patata del Fucino IGP è un clamoroso esempio, nel giro di 7/8 anni i volumi commercializzati hanno raggiunto i 350.000 quintali ed il territorio del Fucino è divenuto l’areale più importante d’Italia.
Per questo Confagricoltura Abruzzo richiede ai Consiglieri regionali di guardare la questione con gli occhi della realtà e chiedersi per quali motivi dobbiamo penalizzare un importante profitto economico collaterale alla categoria degli agricoltori e allevatori con il quale abbiamo allacciato relazioni per sviluppare, una filiera più accessibile da parte degli allevatori.
Redazione Cuoreeconomico
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