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08/10/2022

Confindustria: sarà un 2023 a crescita zero. Arriva la stagnazione

(Alessandro Fontana, direttore centro studi di Confindustria)

Presentato il rapporto del centro studi: “Economia italiana ancora resiliente a incertezza e shock?”. Nel 2022 si è registrata una crescita superiore alle previsioni, ma è stata già tutta acquisita. Ora pesa il caro-energia e si va verso la stagnazione accompagnata ad una inflazione record. Positivi gli interventi del Governo

“Lo shock energetico abbatte le prospettive di crescita". Il dato emerge dal rapporto “Economia italiana ancora resiliente a incertezza e shock?” a cura del centro studi di Confindustria, presentato presso la sede dell’associazione degli industriali dal direttore Alessandro Fontana.

Crescita zero alle porte

Il Centro Studi di Confindustria stima il Pil 2022 in crescita del 3,4% ma un 2023 a crescita zero: "L'Italia cade in stagnazione" e con "una inflazione record".

Il Pil italiano "dopo una dinamica positiva nella prima metà del 2022 subisce un aggiustamento al ribasso tra fine anno e inizio 2023, poi recupera piano.

La crescita 2022 (+3,4%) è già tutta acquisita ed è molto superiore a quella che si prevedeva sei mesi fa.

Per il 2023, invece, c' è una forte revisione al ribasso rispetto allo scenario di aprile (-1,6 punti) che porta alla stagnazione in media d'anno", si sottolinea.

Buona tenuta nonostante le criticità, bene l’export

"Nella prima metà di quest'anno - rileva il centro studi di Confindustria -, nonostante le criticità emerse a partire dal 2021 che sono state esacerbate dall' invasione russa dell'Ucraina (difficoltà di approvvigionamento, rincari nei prezzi delle materie prime, aumento dei prezzi dell' energia), la performance dell' economia italiana è stata abbastanza buona e, in Europa, seconda solo alla Spagna (che però non ha ancora recuperato i livelli di attività del pre-pandemia, come è riuscito invece all'Italia)".

In questa fase "forze diverse hanno agito in direzione opposta e la performance finale è la risultante di queste forze".

Tra i fattori positivi, il proseguimento della forte crescita delle costruzioni, il recupero pur incompleto del turismo, la resilienza dell' industria, una buona dinamica dei consumi delle famiglie, la progressiva attenuazione dell' impatto dell’emergenza Covid.

Come anche "i cospicui interventi della politica di bilancio adottati dal Governo italiano per difendere famiglie e imprese dal rincaro dei prezzi energetici". Bene anche l'export, una "performance sorprendentemente positiva", ed ha aiuto il calo dei prezzi di alcune materie prime.

Spinte al ribasso a causa del caro-energia

Ma c'è anche una spinta al ribasso che vede come "principale fattore critico" il rincaro del gas naturale "il cui prezzo sembra destinato a rimanere elevato a lungo".

E' un fattore che sta avendo diversi effetti, tutti negativi: "Sta facendo schizzare in alto l'inflazione", che a parità di salari frena la domanda e sta erodendo i risparmi delle famiglie; ha poi fatto crescere i costi delle imprese a livelli insostenibili (+110 miliardi la bolletta energetica per l'intera economia nel 2022, rispetto al pre-crisi); L'aumento dell'inflazione ha anche "spinto la Banca Centrale Europea a rialzare i tassi di policy".

Una scelta  definita "ragionevole" ma che "contribuirà negativamente alla crescita economica via un maggior costo del credito".

Per gli economisti di via dell'Astronomia le decisioni di politica monetaria in questa fase dovrebbero essere ispirate a grande prudenza visto che le tendenze recessive in atto nell'Eurozona, che ormai i mercati danno per acquisite ma che ancora non si sono dispiegate, potrebbero già da sole raffreddare la domanda e quindi avere l'effetto di frenare le aspettative di inflazione; "I rialzi dei tassi in una fase recessiva potrebbero, quindi, accentuarla, senza riuscire a riportare sotto controllo l'inflazione visto che questa è spinta prevalentemente dall' aumento del prezzo del gas, che è determinato da una guerra economica tra Europa e Russia".

All'aumento dei tassi "si è associato a un aumento dello spread tra i titoli di Stato italiani e il Bund tedesco": "sarà cruciale - avverte Confindustria - mantenerlo intorno a questi valori e ciò imporrà al prossimo Governo una politica di bilancio prudente".

Vola l’inflazione, arriva la stagnazione

Secondo il centro studi degli industriali, dunque, è in arrivo la stagnazione: nella seconda metà di quest'anno si assisterà quindi a un progressivo indebolimento della crescita che culminerà, tra fine 2022 e inizio 2023, in un aggiustamento al ribasso dei livelli di attività seguito da un lento recupero.

L'aggiustamento avviene sia dal lato della produzione, sia da quello dei consumi delle famiglie. Complessivamente, l'Italia cade in stagnazione, alla quale si associa un' inflazione record".

Il dato attuale, che arriva a +8,9% non si registrava dalla metà degli anni ’80 e secondo gli scenari di Confindustria "resterà sugli elevati valori attuali per la parte finale del 2022".

Per il 2022 "in media, si assesterà al +7,5% (da +1,9% nel 2021)" mentre "nel 2023, è attesa in discesa, ma ancora elevata, al +4,5% in media, per l'esaurirsi graduale dell'impatto del rincaro di petrolio e gas naturale sulla variazione dei prezzi al consumo energetici (calcolata sui 12 mesi).

Redazione Cuoreeconomico
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