ven 27 feb 2026

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CONGIUNTURE. Carron (Confindustria Veneto Est): “L’industria ha retto ed è riuscita a invertire la tendenza negativa, grazie a capacità competitiva e di adattamento”

(Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est)

L’attività manifatturiera nel Veneto orientale mostra segnali di risalita, pur in un contesto denso di incertezza.

Nel quarto trimestre 2025, la produzione registra un incremento del +2,6% su base annua, il più intenso dal secondo periodo del 2022, più robusto per le piccole imprese (+4,2%) e il metalmeccanico (+6,7%). Nel 2025 il bilancio, in media d’anno, è una crescita del +0,5%, che interrompe due anni consecutivi di flessione (-2,7% nel 2023 e -1,2% nel 2024). Dazi e dollaro svalutato incidono sull’export (-0,6% nel trimestre), che tuttavia chiude il 2025 in tenuta (+0,2%). La produzione è attesa stabile nel 1° semestre 2026 dal 60,7% delle aziende, in crescita da una su quattro (23,6%).

Sono i principali risultati dell’indagine La Congiuntura dell’Industria del Veneto Orientale (consuntivo quarto trimestre 2025 - previsioni primo semestre 2026) condotta da Confindustria Veneto Est, in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 763 aziende manifatturiere e dei servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo.

Migliora il fatturato dell’industria nel quarto trimestre, grazie alla dinamica positiva della domanda interna (+2,7%), spinta dal recupero delle retribuzioni. Meno tonica e di nuovo in segno meno la componente estera (-0,6%), sintesi di vendite stabili nell’area Ue (-0,1%) e di un calo di quelle extra Ue (-1,5%) dopo l’anticipo degli acquisti dagli Usa (+0,2% l’export nel 2025). Gli ordini registrano un più marcato aumento tendenziale (+1,5%). Ancora positiva, ma in rallentamento la dinamica dell’occupazione (+0,4%). Prezzi delle materie prime in ulteriore aumento tra ottobre e dicembre per un terzo del campione (32,3% dal 29,7). La BCE è ferma sui tassi da metà 2025, l’incertezza riduce la domanda di credito: costo del denaro in aumento solo per l’8,1% delle aziende, a fronte di oltre tre quarti (78%) che lo rileva stabile. Liquidità aziendale tesa per il 16,2%.

Il clima di fiducia delle imprese per il primo semestre 2026 è in lieve miglioramento, anche se la risalita resta lenta, in un contesto globale denso di fattori di incertezza, tra tensioni geopolitiche, nuovi dazi e volatilità dei mercati. Le previsioni sono orientate in prevalenza per il mantenimento dei livelli produttivi: il 23,6% delle imprese prevede un aumento, il 15,6% una diminuzione, a fronte del 60,7% che propende per la stabilità. Le attese sull’andamento degli ordini interni sono in aumento per il 18,2%, stabili per il 61,0%. Migliorano quelle sulla domanda estera, in crescita per il 26,0% (il 39,8 nelle medio-grandi), stabili per il 56,2% e in calo per il 17,7%. Il 42,9% prevede nuove assunzioni (il 56,2% nelle medio-grandi). Nonostante il clima perdurante di incertezza, la spesa per investimenti fissi è prevista su livelli stabili da sei aziende su dieci (59,9%), in contrazione per il 23,3%, ma in espansione per il 16,7%, quota che potrebbe risalire se il decreto attuativo dell’iperammortamento sarà certo, coerente e tempestivo.

«Nonostante un contesto tempestoso, nel 2025 l’industria del nostro territorio ha retto ed è riuscita a invertire la tendenza negativa che durava ormai da un paio d’anni, grazie a capacità competitiva e di adattamento - commenta Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est -. Ma è una fragile tenuta, minacciata da squilibri strutturali e nuove incertezze internazionali. Non possiamo illuderci che basti l’adattamento. Persistono inoltre difficoltà in settori più colpiti, come il tessile-abbigliamento, la metallurgia, la subfornitura meccanica».

«La competitività delle nostre imprese continuerà a giocarsi sulla leva degli investimenti volti a rafforzare la transizione energetica e digitale. Oggi più che mai deve essere al centro di tutte le politiche, a livello europeo, nazionale e regionale. Nel 2026, per consolidare questa risalita, la priorità è far ripartire gli investimenti, mentre il Pnrr volge al termine, e ridurre i gap di competitività rispetto ad altri Paesi, a cominciare dai costi dell’energia oggi insostenibili. In questo quadro, il decreto varato con coraggio dal Governo può ridurre il prezzo dell’energia per famiglie e imprese in modo sostanziale, se approvato dalla Commissione europea. Sugli investimenti, le nostre imprese hanno bisogno di certezza, continuità e coerenza delle politiche. Chiedono a gran voce che gli incentivi agli investimenti 4.0 e 5.0 siano stabili, di semplice utilizzo e tempestivi. La Legge di Bilancio 2026 va nella giusta direzione con l’iperammortamento per investimenti agevolabili già dal 1° gennaio e fino al 2028. Ma a due mesi dall’entrata in vigore, il potenziale della norma resta inespresso e le decisioni di spesa delle aziende in stand by, in assenza del decreto attuativo. Ogni settimana di incertezza incide sulla pianificazione delle imprese e rischia paradossalmente di diventare un freno. Il forte auspicio è che il decreto arrivi a strettissimo giro per dare un deciso boost agli investimenti e alzare le stime di crescita».

Volgendo lo sguardo all’Europa, sottolinea la Presidente Carron, «proprio in una fase segnata da nuove tensioni commerciali e dazi, dollaro più svalutato, minacce di import massiccio dalla Cina, anche nel nostro territorio (+8,2% nel 2025), una fase dove capacità di diversificare mercati e geografie e di accompagnare come sistema regionale anche le PMI, è ciò che fa la differenza per la tenuta delle imprese, rimane incomprensibile lo stop all’accordo UE con i Paesi del Mercosur, che va contro l’interesse dell’Europa, del nostro Paese e dei territori a più alta vocazione internazionale, come il Veneto. A tutti i nostri rappresentanti a Bruxelles chiediamo responsabilità e rinnoviamo l’appello a difendere principi e accordi di libero scambio, anziché barriere, che aprono nuovi mercati e opportunità di crescita, e a sostenere l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo senza ulteriori indugi», conclude Paola Carron.

Redazione CUOREECONOMICO
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