Consulenti del lavoro: «La pandemia ha prodotto diseguaglianze, superare la burocrazia e avviare investimenti per nuova occupazione»

Francesco Duraccio, Vice Presidente del CNOCDL: «Persi più posti di lavoro che in altri paesi: il fattore “tempo” è determinante per avviare grandi opere e riqualificare i disoccupati»
Burocrazia e occupazione. Noi di Cuore Economico ne abbiamo parlato con Francesco Duraccio, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro.
- Secondo l'Istat si sono persi 945 mila posti di lavoro, quali sono le difficoltà nell'ambito del mercato del lavoro in termini di burocrazia?
«L’Italia esce profondamente scossa dagli effetti della pandemia, più di altri paesi; sia sotto il profilo economico, che occupazionale e sociale. Il nostro è il Paese che, pur adottando un provvedimento eccezionale come il blocco dei licenziamenti, ha registrato un calo occupazionale molto più elevato della media degli altri Paesi europei.
È molto concreto il rischio che, con il venire meno dei divieti, il bilancio della crisi possa ancora aggravarsi nel corso dell’anno, interessando anche quella componente di lavoro dipendente a tempo indeterminato finora salvaguardata.
Secondo l’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “Gli italiani e il lavoro dopo la grande emergenza”, nel mese di aprile il 3,5% dei lavoratori dipendenti è sicuro di perdere il posto di lavoro nei prossimi dodici mesi: si tratta di circa 620 mila lavoratori».
- Cosa bisognerebbe fare secondo questa prospettiva?
«In questo quadro generale non aiutano certamente le storiche inefficienze dei servizi per il lavoro, che dovrebbero riqualificare e ricollocare i lavoratori, ed alcune rigidità dei modelli contrattuali del mercato del lavoro su cui bisognerebbe intervenire.
Mi riferisco ad una maggiore flessibilità nel rapporto di lavoro a termine, alla necessità di supportare anche normativamente lo strumento dello smart working, alla creazione di norme snelle ed attuali per regolare il lavoro stagionale».
(Francesco Duraccio, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro)
- E per quanto riguarda i ristori e gli strumenti di sostegno alle aziende, che nodi avete incontrato?
«Si sono registrate diseguaglianze e disparità di trattamento tra categorie di lavoratori. Le misure di sostegno rivolte ai lavoratori autonomi, ed in particolare ai liberi professionisti, oltre alla loro assoluta insufficienza, hanno registrato una ingiustificata discontinuità nel periodo emergenziale. La tendenza pare essere invertita soltanto dai provvedimenti previsti dal DL Sostegni.
La scelta di mantenere l’architettura normativa degli ammortizzatori sociali ordinari previsti dal D.Lgs. n. 148/2015, in occasione del periodo emergenziale connesso all’epidemia da Covid-19, ha creato notevoli difficoltà operative ad imprese e Consulenti del Lavoro.
La proliferazione normativa e di documenti di prassi determinata dalla necessità di introdurre innumerevoli deroghe rispetto all’impianto vigente, con norme ad hoc, ha generato profondi dubbi e criticità concrete di accesso al corretto utilizzo dell’ammortizzatore sociale, che hanno anche prodotto differenze rilevanti sotto il profilo della capacità di tutela dei lavoratori».
- Ci sono passi avanti nel PNRR e cosa chiedete per la semplificazione? Cosa serve al Paese per ricominciare a correre?
«Per accompagnare il sistema Paese verso un rilancio economico nel periodo post pandemia sono indispensabili una serie di azioni coordinate. Innanzitutto spendere bene e subito le risorse del Recovery Plan per rimodernare il paese in termini infrastrutturali.
Contemporaneamente, sono necessari interventi di flessibilità nel mercato del Lavoro ed azioni finalizzate a rimuovere le diseguaglianze che l’emergenza epidemiologica ha evidenziato nel sistema di protezione sociale del nostro Paese, mettendo in particolar modo in risalto le differenti tutele previste per le varie tipologie di lavoratori.
Infine, bisogna incentivare misure di politica attiva per il lavoro mirate alla riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori, creando le competenze e le professionalità necessarie alle mutate esigenze del sistema produttivo anche nell’ottica dell’attuazione degli investimenti del PNRR.
Le misure che saranno previste poggiano su un sistema dei servizi al lavoro che vede la competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni. Sono note le difficoltà di strutturazione che hanno sia i servizi per l’impiego regionali che l’ANPAL.
Non si può, pertanto, non esprimere preoccupazione sulla riuscita e sui tempi di realizzazione di dette misure, che necessitano per essere attuate di un insieme efficiente di infrastrutture informatiche e di capacità organizzative. Serve una integrazione più strutturata tra soggetti pubblici e privati».
- Gli investimenti previsti dal PNRR avranno una ricaduta positiva per l'occupazione, avete timori sulle tempistiche?
«L’avvio in tempi rapidi delle grandi opere infrastrutturali costituirebbe un volano per la crescita economica e per una maggiore efficienza dell’attività produttiva e dunque per l’aumento dei livelli occupazionali.
Il fattore “tempo” è determinante in quanto un ingiustificato ritardo nell’avvio di tali opere rischierebbe di trovare un Paese economicamente stremato.
La riuscita di questa missione è condizionata, in ogni caso, da una burocrazia paralizzante su cui bisognerà intervenire, con una azione di semplificazione normativa e procedurale, onde evitare di vanificare la bontà degli obiettivi.
Su questi aspetti molto possono fare i professionisti italiani se coinvolti in un’ottica di sussidiarietà positiva».
Di Luigi Benelli
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