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15/03/2026

CREDITO IMPRESE. Carron (Confindustria Veneto Est): "Consolidare la collaborazione banca-impresa per dare impulso all’evoluzione competitiva e agli investimenti, strategici nell’attuale complesso scenario internazionale"

(Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est)

La riduzione dei tassi sui prestiti alle imprese (3,64% medio a dicembre 2025, 5,45% a dicembre 2023) migliora le condizioni di offerta. Ma l’incertezza geopolitica e le tensioni commerciali frenano la domanda di credito, anche per la maggiore solidità patrimoniale e il ricorso all’autofinanziamento.

Secondo l’Osservatorio FinMonitor di Confindustria Veneto Est, negli ultimi dodici mesi il 29,2% delle aziende del Veneto orientale ha richiesto nuovi finanziamenti a medio-lungo termine per investimenti fissi, circolante, liquidità (22,6% nel 2024), dato pressochè stabile nelle attese per il 2026 (26,7%). Solo il 12,3% ha richiesto un aumento degli affidamenti a breve (19% nel 2026). Rafforzare la collaborazione banca-impresa, specie di fronte ai nuovi shock globali, è il modo per affrontare l’incerto e mutevole scenario e accompagnare il tessuto imprenditoriale nel realizzare obiettivi di crescita e competitività, sostenendo il rilancio degli investimenti.

È il messaggio rivolto da Confindustria Veneto Est al sistema bancario nel corso dell’incontro che si è svolto nei giorni scorsi a Palazzo Giacomelli a Treviso, tra la Presidente Paola Carron, il Consigliere Delegato per il Fisco e la Finanza Edoardo Billotto, il Direttore Generale Gianmarco Russo e le rappresentanze degli Istituti di credito nazionali (BNL, Banco BPM, Crédit Agricole Italia, Intesa Sanpaolo, MPS, UniCredit) e delle Banche di credito cooperativo operanti nel territorio. 

Al centro del confronto, le politiche creditizie e le condizioni di accesso ai finanziamenti nei prossimi mesi, alla luce dei molti fattori di complessità: scenari valutari incerti, nuove tensioni geopolitiche, evoluzione dei dazi, fiammata di energia e materie prime.

Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est ha dichiarato: «Oggi le nostre imprese hanno di fronte un contesto globale segnato da volatilità e incertezza, che avrà un impatto importante sul sistema produttivo del nostro territorio, ad alta vocazione manifatturiera e internazionale.

La crescita e la competitività passano oggi da un rafforzamento strutturale del capitale, soprattutto per le PMI, e dagli investimenti nella transizione digitale ed energetica. Negli ultimi anni le imprese hanno compiuto progressi importanti sul fronte della solidità finanziaria, ma il pieno accesso ai mercati dei capitali resta una sfida aperta. In questo quadro, il ruolo delle banche è fondamentale per supportare l’evoluzione delle nostre aziende, puntare su filiere e tecnologie strategiche, traducendo la solidità in sostegno agli investimenti, anche in vista del decreto attuativo 5.0.

E per sostenere chi è in temporanea difficoltà, ma ha credibili progetti di risanamento. Con questa consapevolezza, vogliamo lavorare insieme per recuperare fiducia che è precondizione per gli investimenti, e accompagnare le imprese in percorsi di crescita strutturata e capace di intercettare le sfide del futuro».

Edoardo Billotto, Consigliere Delegato per il Fisco e la Finanza ha commentato: «In un mercato globale sempre più aggressivo e accelerato dalle tecnologie digitali, diviene ancor più prioritario favorire gli investimenti delle imprese per adattarsi e cambiare passo. La propensione ad investire migliora con le dimensioni aziendali, questo emerge con chiarezza dall’Osservatorio che rileva due velocità: la propensione delle imprese con ricavi superiori ai 25 milioni di euro, è tre volte superiore rispetto alle più piccole, anche per la maggiore solidità finanziaria. Il tema dimensionale è quindi una delle più grandi sfide che abbiamo davanti, da affrontare anche rafforzando gli incentivi alla patrimonializzazione e alle aggregazioni. La positiva volontà degli Istituti e Bcc presenti al tavolo di rafforzare il sostegno creditizio al nostro sistema produttivo rappresenta un supporto concreto per realizzare obiettivi di crescita. L’auspicio è che le operazioni di concentrazione in atto nel settore bancario salvaguardino un modello di relazione costruttivo e criteri di offerta a costi accessibili».

I principali risultati dell’Osservatorio FinMonitor
Secondo FinMonitor, l’Osservatorio Tassi e Monitor del Credito di Confindustria Veneto Est, condotto su un campione di 468 imprese delle province di Padova, Treviso, Venezia, Rovigo - con il contributo di Camera di Commercio Treviso-Belluno | Dolomiti - negli ultimi sei mesi le condizioni di offerta sui prestiti alle imprese (spread, costi, garanzie) sono rimaste invariate per il 67%. Costo in lieve aumento (+0,20/0,30%) per le forme più rischiose (fidi di c/c, anticipi su contratti), riduzioni analoghe per quelle commerciali (SBF, anticipo fatture, export). Il 52,6% del campione dispone di liquidità significativa. 

Negli ultimi dodici mesi la domanda di prestiti da parte delle imprese è rimasta contenuta, ma in lieve aumento: il 29,2% ha richiesto nuovi finanziamenti a medio lungo termine (22,6% nella rilevazione 2024) per sostenere investimenti fissi, circolante e liquidità (35,8% nella classe oltre 50 milioni fatturato). Solo il 12,3% ha richiesto un aumento degli affidamenti a breve. Sulla dinamica hanno inciso il maggiore ricorso all’autofinanziamento e la ridotta esposizione debitoria, oltre ai venti contrari di incertezza globale e volatilità. Una dinamica che trova conferma nei dati sui prestiti: a dicembre 2025 lo stock del credito alle imprese in Veneto, pari a 60.414 milioni di euro (al netto delle sofferenze), è diminuito di 2.143 milioni rispetto a dicembre 2024 (-3,4%), in modo più marcato per le piccole imprese (con meno di 20 addetti, -5,5%). La qualità degli impieghi è ancora elevata, crediti deteriorati sotto controllo.

Quanto sopra descritto si inserisce in uno scenario di forte sgonfiamento dello stock di prestiti alle imprese in Veneto, diminuito di 46 miliardi dal 2011 (-42,4%), in modo meno marcato nell’industria (-34.8%), più marcato nelle costruzioni (-77,7%) e rispetto a regioni come Lombardia (-28,2%), Emilia-Romagna (-36,5%). 

Dall’Osservatorio emerge un tessuto imprenditoriale più solido dal punto di vista finanziario, ma a due velocità sul fronte degli investimenti, in base alla dimensione. Negli ultimi dodici mesi il 30,7% del campione ha sostenuto piani di investimento (efficienza, capacità produttiva, innovazione). La percentuale raddoppia al 62,5% nelle imprese con oltre 25 milioni di fatturato (18,6% sotto quella soglia).

Nel 2026, un terzo delle aziende (33,2%) ha piani di investimento, quota che balza al 65,7% nelle imprese oltre 50 milioni di ricavi, 52,8% in quelle tra 25-50 milioni (15,2% nelle piccole imprese). Tra chi non ne prevede, le motivazioni prevalenti sono l’assenza di progettualità o il completamento di un ciclo di investimenti, ma anche l’incerto contesto macroeconomico (per il 15,8%) e l’attesa in vista di specifiche agevolazioni (8,9%). Al momento, la quota maggioritaria (60,2%) non ritiene di richiedere supporto alle banche nell’anno in corso, attingendo alla liquidità propria sia per i piani di crescita, investimento (19,4%) sia per i fabbisogni ordinari (41,1%).

Redazione CUOREECONOMICO
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