Crisi di Governo, appello alla responsabilità da oltre 1000 sindaci, sindacati e associazioni di categoria

da Sx Maurizio Landini (Cgil), Luigi Sbarra (Cisl) e Pierpaolo Bombardieri (Uil)
Sono già oltre 1000 i sindaci che hanno sottoscritto la lettera-appello a Draghi ed alle forze politiche affinchè la legislatura non si fermi, dopo lo strappo dei grillini in Senato.
Il quale per adesso un “campo largo” lo ha creato, quello che sta unendo il mondo produttivo e quello sindacale in una richiesta corale di responsabilità di fronte ai problemi del Paese.
I sindacati: rischio crisi sociale
I sindacati confederali si fanno sentire. Maurizio Landini della Cgil parla apertamente di un rischio di crisi sociale e nonostante sia sceso in piazza contro il Governo adesso ne sottolinea la necessità di averne uno “nel pieno delle sue funzioni”.
«Mi auguro che in Parlamento prevalga la responsabilità di cui c'è bisogno in questo momento - dice dalle pagine di Repubblica - L'assillo deve essere come si risponde a quelli che alla fine del mese non ci arrivano.
Io non mi metto a dire se sto da una parte o dall'altra ma dico che c'è un governo, nessuno è stato sfiduciato. Le forze politiche si assumano le responsabilità davanti al Parlamento e al Paese. (...). Non abbiamo bisogno di rimanere senza un governo, abbiamo bisogno di un governo che dia risposte».
Gli fa eco il segretario Cisl Luigi Sbarra, che a margine del consiglio generale del sindacato a Brescia aveva parlato della necessità di responsabilità in un momento difficile.
Pierpaolo Bombardieri, segretario della Uil, parlando alla festa nazionale del sindacato a Cesenatico, sottolinea invece: «La sensazione è che siano rinchiusi in un palazzo distante dalla vita reale.
Siamo molto preoccupati: io spero che ci sia tanto senso di responsabilità da parte di tutti. Sembrava essere arrivato il momento per dare risposte alle lavoratrici, ai lavoratori, ai pensionati - ma la crisi rischia di mandare tutto in aria.
Serve tanto senso di responsabilità, serve un Governo e serve riprendere la strada interrotta. Abbiamo l’emergenza dell’inflazione. Non possiamo fermarci adesso».
Pur coi distinguo del caso, si allinea anche il segretario generale di Ugl Paolo Capone, che a margine dell'inagurazione della nuova sede dice: «Questo è un Paese che ha rinviato le elezioni per 4 anni in maniera anche ingiustificata, se dovessimo fare le elezioni a ottobre qualcuno si dovrebbe occupare di fare una finanziaria prima ancora di organizzare un governo.
Diventa molto complicato e credo che il senso di responsabilità debba prevalere, non perché questo assetto di governo possa rispondere a tutte quelle che sono le nuove sfide, soprattutto la guerra in Ucraina, il Pnrr da rimodulare. Ci sarà un periodo con meno energia da consumare, il costo più alto delle materie prime».
(Tommaso Cerciello, presidente ConfPMI)
Altri appelli dalle associazioni di categoria
Tommaso Cerciello, presidente di ConfPMI Italia non nasconde la sua preoccupazione: «Questa crisi al buio è un salto nel vuoto per l’Italia - sottolinea - In una fase storica così difficile dove le imprese ancora stentano a riprendersi dai duri colpi subiti dalla pandemia, la cui emergenza è ancora in corsa, con una guerra nel cuore dell’Europa e il rialzo generale dei prezzi che ha stroncato la ripresa, l’apertura di questa crisi di governo è da irresponsabili.
Ci aspetta un autunno drammatico in considerazione delle difficoltà energetiche della nazione che si ribaltano pesantemente sul sistema economico e sulle famiglie e chi ha responsabilità di governo cosa fa?
Antepone le proprie ambizioni personali alle esigenze collettive: tutto questo ci lascia delusi, preoccupati, indignati. L’auspicio è che in questi giorni si possa ritrovare il buonsenso per completare una legislatura ormai al termine, definendo quelle misure necessarie per sostenere la difficile ripartenza economica e sociale».
«L’Italia e il Friuli Venezia Giulia non hanno bisogno di crisi di Governo, ma di persone responsabili che pensino ad affrontare le emergenze che stiamo vivendo, al presente e al futuro di imprese e famiglie.
I danni conseguenti a una crisi dell’Esecutivo sarebbero pesantissimi e non sostenibili per il mondo produttivo e del lavoro.
Il nostro appello a tutte le forze politiche e ai parlamentari, a cominciare da quelli della nostra regione, è perché si adoperino in ogni modo al fine di garantire stabilità e continuità di governo in questo momento storico complicatissimo», dice invece il presidente di Confartigianato FVG Graziano Tilatti.
Aziende in difficoltà, la crisi rischia di peggiorare lo scenario
Per il segretario generale della Fim Cisl Basilicata Gerardo Evangelista, che denuncia le nuove fermate produttive dello stabilimento Stellantis di Melfi: «Il problema che si sta aprendo nel sito industriale di Melfi - aggiunge il sindacalista - non è un problema solo della Basilicata ma di interesse nazionale.
Se nel 1993 la scelta di Melfi si giustificò anche con la necessità di abbassare il numero dei disoccupati, oggi c’è bisogno di un governo pienamente funzionante per garantire lavoro e occupazione attraverso progetti di reindustrializzazione, responsabilizzando Stellantis e motivando le aziende dell’indotto ad investire nella nostra regione».
Dall’Emilia Romagna si leva anche la voce di Legacoop che invece sottolinea la necessità di un Governo pienamente operativo per le situazioni difficili come quella della CMC, la Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna, attualmente in procedura concordataria: Giovanni Monti, presidente di Legacoop Emilia-Romagna, e Mario Mazzotti, presidente di Legacoop Romagna, che oggi sono in presidio in piazza del Popolo insieme ai soci ed al Cda dell'azienda sottolineano: «Crea grande preoccupazione tra i soci, i lavoratori e le imprese dell’indotto lo stallo nel lavoro avviato da mesi, col diretto supporto dei Ministeri competenti e di Invitalia, per risolvere la crisi attraverso l’individuazione di un partner industriale forte col supporto finanziario di capitale pubblico – ricordano Monti e Mazzotti –. Al tavolo convocato per il 20 luglio dal MISE la CMC ribadirà con forza la necessità di trovare nel giro di pochi giorni una soluzione, ancora possibile, per i 3.800 lavoratori e le 15.000 imprese piccole e medie dell’indotto».
Un tavolo che - a questo punto - con una crisi in corso, potrebbe saltare oppure potrebbe non servire ad avviare la ricerca delle finanze necessarie all'azienda per ripatire.
Redazione Cuoreeconomico
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