Crisi di Governo, Giorgetti (ESG89): «No a ripicche di bottega, serve responsabilità per il bene dell’Italia»

(Giovanni Giorgetti, presidente ESG89 Group)
Intervista al presidente del nostro gruppo: «Sono preoccupato, potrebbe aprirsi una fase di incertezza deleteria per l’economia italiana. La politica prenda coscienza»
Il Paese sta vivendo giorni molto delicati. Dopo lo strappo al Senato sul Dl aiuti del Movimento 5 Stelle, con il mancato voto di fiducia, adesso tutto è in mano al presidente del Consiglio Draghi.
Numeri alla mano, potrebbe andare avanti anche senza i grillini – che si preparano ad una nuova emorragia di parlamentari – ma la sua coerenza, quella che gli ha fatto dire che non ci sarebbe stato un altro Governo senza il M5S, lo pone davanti ad un bivio: confermare dopo il discorso alle Camere le dimissioni ‘congelate’ oppure cedere alle pressioni che il mondo imprenditoriale ma anche civile gli sta facendo in queste ore e provare ad andare avanti senza quel che resta del M5S?
In ballo ci sono i piani attuativi di progetti già approvati del Pnrr e una serie di altri decreti chiave, oltre a 20 milioni.
Su questi temi, abbiamo intervistato il presidente di ESG89, Giovanni Giorgetti
Presidente, quale è il suo sentiment?
«Sono sinceramente preoccupato. Qualsiasi soggetto che abbia interessi legittimi e autonomi dalla politica vorrebbe stabilità, visione e pragmatismo.
E invece la crisi che si è aperta potrebbe portare solo incertezza, contrazione degli investimenti e timori per il futuro».
Quindi auspica un Draghi Bis?
«Auspico una presa di coscienza della classe politica. Il voto naturale ci sarà nella prossima primavera, non è necessario stressare i mercati e l’Europa anticipandolo».
Dunque, che succede?
«Allora mercoledì Draghi parlerà alle Camere e sentiremo da lui quali siano le prospettive per l’Italia. Credo che cinque giorni siano stati sufficienti per il Presidente del Consiglio per poter definire una presa di posizione definitiva.
Il mio personale pensiero va naturalmente a tutte quelle esortazioni a restare in sella provenienti da diversi ambiti che credo siano la cosa più importante.
Le ripicche di bottega non interessano più a nessuno e si rischia un ulteriore allontanamento dalla politica della società civile».
Cosa rischia l’Italia?
«Molto! Direi che aprire una crisi in questo momento potrebbe far slittare o saltare il PNRR, far uscire il Paese dallo scacchiere geopolitico che conta e mettere a repentaglio definitivamente il potere di acquisto di famiglie e imprese con l’inflazione che morde».
Lei è ottimista o pessimista?
«Direi Realista. Da osservatore dell’economia italiana sottolineo che questo Paese non può lasciare inascoltati i tanti appelli alla responsabilità. Sarebbe un autogol insopportabile».
Redazione Cuoreeconomico
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