ven 30 gen 2026

Seguici su:

CRISI. Firenze, commercio. Confcommercio Toscana: "Sta sparendo l’anima della città".

(Franco Marinoni, Direttore Confcommercio Toscana)

Negli ultimi dodici anni persi il 23% dei negozi. Franco Marinoni, direttore di Confcommercio Toscana: “Serve una rigenerazione urbana. E il consumo consapevole può fare la differenza”.

La chiusura della storica libreria Alzaia è solo l’ultimo segnale, il più simbolico, di una ferita profonda che continua ad allargarsi nel tessuto urbano fiorentino. A lanciare l’allarme è Confcommercio Toscana, che fotografa una desertificazione commerciale sempre più preoccupante, non solo a Firenze ma in tutta la regione.

Dal 2012 al 2024, secondo i dati dell’ultima indagine nazionale di Confcommercio, in Italia hanno chiuso quasi 118mila negozi al dettaglio e oltre 23mila attività di commercio ambulante nei soli Comuni capoluogo di provincia. Solo la ristorazione e il settore ricettivo mostrano segni di vitalità. Per tutto il resto, la flessione è costante, drammatica. E Firenze non fa eccezione.

Il capoluogo toscano si colloca al 65° posto tra le città italiane con il maggiore calo di attività commerciali, con un preoccupante -23,1%. Peggio solo alcune città toscane come Pistoia (-29,9%), Livorno (-28,5%) e Arezzo (-26,2%). Ma in realtà nessun capoluogo toscano è immune: ogni città ha perso in media un’attività su quattro in poco più di dieci anni. E il trend si è aggravato dopo il 2019, complice la pandemia che ha amplificato le fragilità di un sistema già sotto stress.

“Firenze sta perdendo pezzi importanti della sua identità commerciale” - avverte Marinoni - “Quella che era una rete vitale di negozi di vicinato, librerie, botteghe, mercati e attività artigiane, sta lasciando spazio a serrande abbassate e spazi vuoti, spesso rimpiazzati da esercizi temporanei o di sola ristorazione.”

Se il turismo ha alimentato la crescita di B&B e ristoranti, non altrettanto si può dire per i negozi tradizionali. In particolare, a soffrire di più sono stati i settori dell’abbigliamento, calzature, giocattoli, articoli per la casa, ferramenta, edicole e cartolibrerie. Una crisi che investe anche i mercati ambulanti e i piccoli negozi alimentari, da sempre presidio delle comunità locali. Anche il settore dei bar, storicamente punto di riferimento della socialità urbana, registra una contrazione, resistendo solo grazie a chi ha saputo diversificare l’offerta e innovare il format.

Il vero dramma, sottolinea Marinoni, non è solo economico: “Meno negozi significa meno vita nei quartieri, meno sicurezza, meno relazioni umane. Una città senza commercio è una città che perde la propria anima.” Per questo Confcommercio Toscana rilancia la necessità di politiche di rigenerazione urbana, che mettano al centro il commercio locale come leva di coesione sociale e identità culturale. Ma anche i cittadini possono fare la loro parte, con scelte di consumo consapevole. “Scegliere un negozio sotto casa invece di acquistare online è un gesto che ha un valore civico e collettivo – ricorda Marinoni –. È un modo per far vivere la città, sostenere l’economia locale e preservare quello che ci rende unici”.

Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 70234751
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com