Crollo dei saldi nel torinese, Caudano (Confesercenti): "Turismo non ha salvato stagione"

(Micaela Caudano, presidente di Fismo-Confesercenti)
A metà del periodo, numeri in calo fra il 10 ed 15 percento. La presidente: "Questa è una stagione da dimenticare, dopo una primavera difficile sia per il tempo inclemente che non invogliava agli acquisti di capi estivi, sia per le ben note difficoltà delle famiglie alle prese con l’inflazione"
Ben sei commercianti su dieci hanno registrato un peggioramento dell’andamento dei saldi rispetto allo scorso anno; il resto si divide equamente fra chi giudica l’attuale stagione uguale a quella dell’anno scorso e chi vede un miglioramento: è quanto emerge dal sondaggio condotto da Confesercenti fra gli operatori di Torino e provincia a circa un mese dalla partenza degli sconti: quattro weekend già svolti, contro quattro ancora da svolgere.
Al di là delle percentuali, per molti degli interpellati si tratta “della peggiore stagione da molti anni a questa parte”: a Torino il volume delle vendite è in calo di un abbondante 10% nelle zone centrali e supera il 15 in periferia; calo fra il 10% e il 15% nei principali Comuni della provincia.
In diminuzione anche lo scontrino medio: soltanto per poco più di un commerciante su tre esso è in linea con le aspettative della vigilia (140 euro); per gli altri sette risulta – in misura più o meno accentuata – inferiore rispetto alle loro stesse previsioni.
L’esiguità della spesa è confermata dalla tipologia degli acquisti, che vede al primo posto magliette e t-shirt (45,4%), cioè prodotti poco costosi; quelli di maggior valore vengono dopo: sandali, vestiti e pantaloni.
Neppure il turismo – che pure a Torino negli ultimi mesi ha registrato un incremento – ha salvato la stagione: il 41,6% dei commercianti sostiene di avere visto meno turisti nel proprio negozio e nessuno ha riscontrato un aumento.
Giochi ormai fatti, calo certificato
“Siamo – dice Micaela Caudano, presidente di Fismo-Confesercenti, l’associazione dei commercianti di abbigliamento e calzature – alla metà del percorso dei saldi, ma ormai i giochi sono fatti, perché il grosso degli affari si realizza nella primissima fase: è quindi possibile già ora dare una valutazione sufficientemente fondata.
Possiamo dire che anche questa è una stagione da dimenticare, dopo una primavera difficile sia per il tempo inclemente che non invogliava agli acquisti di capi estivi, sia per le ben note difficoltà delle famiglie alle prese con l’inflazione.
Ci conforta che almeno una parte, sia pure minoritaria, dei colleghi dichiari un miglioramento rispetto allo scorso anno, ma purtroppo non è questa la tendenza prevalente.
Soprattutto ci preoccupa il futuro: non pare che vi siano le premesse per una ripresa dei consumi. I tassi sono stati nuovamente aumentati: ci sarà un ulteriore impatto negativo sui mutui dei consumatori, che vedranno ridursi ancora il reddito da destinare ad altre spese, e sul costo del denaro per le imprese; l’Istat nei giorni scorsi ha certificato un abbassamento dell’indice di fiducia delle famiglie.
Se tante persone hanno difficoltà a comprare una maglia, figuriamoci una giacca o un cappotto. Temiamo un autunno e un inverno molto freddi, e non dal punto di vista meteorologico”.
Redazione Cuoreeconomico
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