mer 28 gen 2026

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‘D’ GLOCAL ESG89 TERRITORI | Parenti (Confagricoltura Lazio):’L’innovazione come leva di giustizia economica e sociale per tutti gli attori economici dei territori’

(Antonio Parenti, Presidente di Confagricoltura Lazio)

ESG89 presenta la prima edizione del ‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM – STATI GENERALI DELLE ECONOMIE DEI TERRITORI iniziando così un lungo cammino che nei prossimi mesi ci porterà ad analizzare la situazione socio-economica lungo tutto lo stivale. CUOREECONOMICO e ESG89 si dedicano da sempre all'approfondimento con un approccio "glocal" (globale e locale), focalizzandosi su temi di sviluppo sostenibile, territori, imprese e politica, attraverso eventi, pubblicazioni e analisi, con l'obiettivo di informare il mondo istituzionale e aziendale. L’Obiettivo? Raccontare in modo compiuto l’economia dei territori, promuovendone l’eticità e la sostenibilità e collegando le realtà locali alle dinamiche globali

Lo sviluppo socio-economico del Lazio si gioca oggi nel pieno del “tempo dei prezzi”: costi di energia, mezzi tecnici e servizi produttivi instabili e spesso in crescita, prezzi agricoli compressi, margini ridotti, crescente incertezza sui mercati. In questo contesto, innovazione, formazione e rinnovamento d’impresa non sono un orpello, ma la condizione per difendere reddito, lavoro e presenza dell’agricoltura nei territori. Il tema dei talenti, della qualità del lavoro e dell’uso intelligente delle tecnologie diventa quindi una questione sindacale centrale: senza persone formate, motivate e riconosciute, nessuna transizione digitale o verde potrà essere realmente efficace.

Il Lazio dispone di università, centri di ricerca e competenze tecniche di alto livello, ma l’agricoltura regionale vive ancora il paradosso di una forte ricchezza di conoscenze potenziali e di una difficoltà a tradurle in innovazione diffusa nelle aziende. Il ricambio generazionale stenta, molte imprese sono guidate da imprenditori anziani, il lavoro agricolo fatica a essere attrattivo per i giovani, mancano spesso figure capaci di gestire dati, macchine digitali, strumenti di agricoltura di precisione. È qui che si colloca il progetto sui droni per i trattamenti fitosanitari che, come Confagricoltura e Confagricoltura Lazio, stiamo portando avanti insieme ad ARSIAL Regione Lazio e al CNR di Firenze. Abbiamo già realizzato i primi voli sperimentali e stiamo predisponendo la seconda fase, con l’obiettivo di consolidare protocolli, allargare le colture interessate e misurare con rigore i benefici economici, ambientali e per la salute degli operatori.

Questa sperimentazione dimostra che l’uso mirato dei droni può ridurre i quantitativi di prodotto distribuito, aumentare la precisione degli interventi, limitare l’esposizione diretta dei lavoratori ai fitofarmaci, aprire nuove professionalità in grado di pilotare i mezzi, leggere i dati, progettare gli interventi. Ma perché non resti un’esperienza isolata serve una strategia regionale su talenti e lavoro agricolo: percorsi formativi dedicati, raccordo stabile tra imprese, ITS, scuole e università, riconoscimento nei contratti delle nuove figure tecniche, sostegno specifico alle aziende che investono in aggiornamento e innovazione organizzativa. L’innovazione tecnologica deve diventare un criterio di qualità del lavoro: stabilità, sicurezza, professionalità, redditi adeguati.

MADE DEI TERRITORI E GLOBALIZZAZIONE

La globalizzazione, dopo anni di espansione incontrollata, sta cambiando volto. Le crisi degli ultimi anni e l’instabilità dei prezzi hanno riportato al centro il tema delle filiere, della sicurezza alimentare, della qualità e dell’origine dei prodotti. In questo scenario il “made dei territori” non è uno slogan, ma una strategia industriale: legare prodotto, paesaggio, saper fare, sostenibilità, diritti del lavoro, per differenziarsi dalla competizione basata solo sul prezzo.

Il Lazio parte da una base importante: produzioni di qualità, denominazioni riconosciute, un patrimonio enogastronomico e paesaggistico forte. Tuttavia, la volatilità dei prezzi degli input e la pressione della grande distribuzione e dei grandi acquirenti mettono le imprese agricole in una posizione di debolezza, schiacciate tra costi crescenti e prezzi alla produzione spesso insufficienti a coprire gli investimenti necessari. Come organizzazione di rappresentanza rivendichiamo la necessità di riequilibrare i rapporti di forza lungo le filiere, attraverso contratti di filiera stabili, maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi, applicazione rigorosa delle norme contro le pratiche commerciali sleali.

La tecnologia, compreso il progetto droni per i trattamenti fitosanitari, può diventare parte integrante del “Made in Lazio”, perché consente di documentare interventi più sostenibili, ridurre l’impatto ambientale, garantire tracciabilità e qualità costante. Se questi elementi vengono riconosciuti a livello di mercato e di politiche pubbliche, possono tradursi in maggiore potere contrattuale per i produttori. Anche la domanda pubblica, a partire dalle mense scolastiche e sanitarie, può essere orientata a valorizzare il prodotto territoriale di qualità, frutto di filiere trasparenti e innovative, contribuendo a stabilizzare i redditi e a dare prospettiva alle imprese che investono in innovazione e buona occupazione.

INFRASTRUTTURE E LOGISTICA

Senza infrastrutture adeguate, né il lavoro né il “made dei territori” riescono a esprimere pienamente il loro valore. Nel Lazio, accanto a grandi nodi logistici di rilevanza nazionale, permangono criticità importanti nelle aree rurali e interne: viabilità secondaria inadeguata, costi di trasporto elevati, carenza di strutture di stoccaggio e di logistica del freddo, scarsa integrazione fra i diversi mezzi di trasporto. A queste si aggiungono carenze infrastrutturali digitali, con zone ancora prive di banda larga stabile o di copertura mobile sufficiente a supportare l’agricoltura di precisione e la gestione in tempo reale dei flussi.

Nel “tempo dei prezzi”, in cui ogni costo logistico aggiuntivo erode margini già ridotti, la qualità delle infrastrutture diventa un tema sindacale a pieno titolo: influisce sulla competitività delle imprese, sul livello dei salari che possono essere riconosciuti, sulla possibilità stessa di mantenere attività economiche e servizi nei territori. L’uso dei droni per i trattamenti fitosanitari rende ancora più evidente la necessità di una regolazione e di infrastrutture adatte: corridoi di volo sperimentali, procedure autorizzative chiare e tempestive, punti di appoggio logistico e, soprattutto, connettività affidabile per gestire dati, missioni, modelli previsionali.

Una visione moderna delle infrastrutture e della logistica deve tenere insieme dimensione fisica, digitale e sociale. Strade, ferrovie, piattaforme logistiche e rete digitale vanno pensate insieme a servizi essenziali come sanità, scuola, mobilità pubblica, cultura, perché solo così il lavoro agricolo diventa compatibile con progetti di vita stabili per giovani e famiglie. Chiediamo che nella programmazione regionale e nazionale delle opere e dei fondi – compresi quelli legati alla transizione ecologica e al PNRR – le esigenze dell’agricoltura e delle aree rurali siano esplicitamente considerate, valorizzando i progetti innovativi già in corso, a partire proprio dalla sperimentazione dei droni.

In questa cornice, Confagricoltura e Confagricoltura Lazio propongono di aprire un confronto strutturato con Regione, istituzioni nazionali e tutti gli stakeholder per costruire un vero patto per talenti, “made dei territori” e infrastrutture nel Lazio. Un patto che, a partire dall’esperienza concreta del progetto sui droni, metta al centro il lavoro, la qualità dell’impresa, la competitività delle filiere e la coesione dei territori, trasformando l’innovazione in una leva di giustizia economica e sociale, e non in un ulteriore fattore di divario’.

Di Antonio Parenti, Presidente di Confagricoltura Lazio
(Riproduzione riservata)

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