mar 28 apr 2026

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D’Alessandro (Cisl Molise): “Desertificazione bancaria va governata, ma sul Pnrr occorre fare fronte comune”

(Antonio D’Alessandro, responsabile di Cisl Molise)

Il responsabile territoriale molisano del sindacato a CUOREECONOMICO: “Qui problemi atavici che la Zes non risolverà.  Aumento di Pil ed occupazione non bastano per risollevare un’economia a terra dalla crisi dei Subprime. Infrastrutture molto vecchie, bisogna investire anche quel fronte”

Se la digitalizzazione dei servizi finanziari offre vantaggi di indubbio valore, è altrettanto vero che le ripercussioni sui piccoli comuni sono inevitabili.

Secondo l’ultima elaborazione di Fit Cisl, l'82 percento dei comuni molisani non ha sportelli bancari sul suo territorio e il fenomeno della desertificazione potrebbe aggravarsi perché i comuni con un solo sportello sono infatti il 10 percento del totale.

“La perdita degli sportelli bancari ci preoccupa, ma questa tendenza riguarda anche gli uffici postali, dato che Poste Italiane ha lanciato il progetto Polis che prevede un’applicazione per accedere ai servizi e così la gente non avrà più bisogno di recarsi nei punti fisici”, dice Antonio D’Alessandro, responsabile di Cisl Molise.

Se da un lato avvertiamo preoccupazione - continua - occorre trovare soluzioni per governare questo cambiamento perché è sostenuto dal Pnrr”.

Restando in tema di Pnrr è soddisfatto della decisione del pagamento della terza rata da parte della Commissione europea?

Sì, anche se oggi non si vedono ancora gli effetti: penso che si vedranno verso fine danno. Sicuramente l’aumento del Pil regionale e dell’occupazione del 2 percento sono dati  positivi ma non sono sufficienti per il rilancio dell’economia.

Per il Molise i problemi socio-economici sono iniziati nel 2007 con la crisi dei mutui Subprime e sono continuati per tutto questo decennio a causa di chiusure di industrie che hanno dato lavoro a tante persone, causando gli spopolamenti.

Il Pnrr ha un valore storico e  credo che le imprese, i sindacati e la politica debbano fare fronte comune per opportunità ai nostri territori perché da soli non ci sarà alcuna ripartenza”.

Che effetti sta dando l’aumento del costo del denaro?

Purtroppo l’aumento dei tassi d’interesse rappresenta un problema che si aggiunge a quelli causati dal Covid, cioè all’aumento dell’energia e delle materie prime che ha portato alla chiusura di tante aziende e quasi esclusivamente il pubblico impiego ha garantito stipendi e ha trainato la crescita. Ora, nonostante vengano concessi prestiti, tra i lavoratori si respira preoccupazione per il futuro”.    

Che giudizio dà alla Manovra?

Sicuramente le misure legate al cuneo fiscale che avevamo chiesto sono giuste ma aspettiamo divedere che cosa accadrà sul fronte delle pensioni dato che ora si verso quota 104. In questo periodo al Governo chiediamo vantaggi alle categorie che rinnovano i contratti perché ci sembrano pochi i 3 miliardi messi a disposizione”.

Venendo alle questioni regionali, che cosa si aspetta della nuova Giunta sulla sanità?

Gli unici provvedimenti della nuova Giunta  sono stati i cambi dei dirigenti regionali e siamo in attesa delle nuove misure. Speriamo che si possa cambiare il sistema di confronto dando a noi sindacati maggiore spazio”.

Per dicembre è prevista la fine per l’elettrificazione della linea tra Isernia e Campobasso. Pensa che sia un fatto positivo per le la mobilità?

“Certamente, ma le nostre infrastrutture necessitano di uno svecchiamento perché da esse ne va anche l’economia e oggi questa situazione crea scompensi anche nella mobilità tra le zone del Molise.

Un esempio riguarda il nucleo industriale di Boiano che ancora oggi rimane difficilmente raggiungibile o le arterie per raggiungere Roma che risalgono al 1950”.    

Secondo lei l’entrata del Molise nella Zona economica speciale rappresenta un’occasione di sviluppo?

Come abbiamo visto in passato con l’istituzione dell’area di crisi tra il 2015 e il 2016 che ha coinvolto 67 comuni, queste soluzioni non portano a vantaggi per i lavoratori. Noi crediamo che servano politiche più incisive che coinvolgano tutti gli attori della nostra economia”.

Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)

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