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09/02/2023

Dalle filiere all’energia, il piano di Cia per l’agricoltura: “Le istituzioni prendano impegni”

Alla conferenza economica di Roma la Cia ha presentato un manifesto di priorità per il settore, chiedendo a Governo ed Unione  Europea un sostegno chiaro alla filiera chiave per l’Italia. Il presidente Fini: “Interventi strutturali per fare la differenza”. Dall’indagine Nomisma le paure degli italiani sul fronte agricolo e la fotografia di un Paese che guarda al bio ed al green ma ha ancora un gap fra città ed aree interne

Le priorità per un’agricoltura che deve tornare ad  avere un ruolo chiave nell’economia nazionale, se è vero, come i   dati dicono, che è il settore che più di altri fa da traino.

Cia-Agricoltori italiani le ha raccolte in un manifesto che ha presentato nel corso della nona conferenza economica, in corso al Palazzo dei Congressi di Roma.

Destinatarie del manifesto, ovviamente le istituzioni, con in testa il ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare  Francesco Lollobrigida, anche lui presente all’evento insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani, al viceministro dell’Economia Maurizio Leo, al commissario Ue per l’agricoltura Ue Janusz Wojciechowski ed a 600 imprenditori agricoli associati provenienti da tutta Italia.

L’obiettivo è quello di rilanciare la centralità economica, ambientale e sociale delle tante agricolture diffuse sui territori.

L’agricoltura ed i territori: binomio importante

Dopo anni di disinteresse, la politica si è finalmente accorta del ruolo strategico dell’agricoltura - sottolinea il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, in apertura dei lavori -. Ci è voluta una pandemia globale, una guerra e una crisi energetica per mettere tutti d’accordo sull’importanza del settore, che però ora merita interventi strutturali, risorse adeguate e tempi certi per fare davvero la differenza”.

Riportare le ‘Agricolture al Centro’, - spiega Fini - vuol dire unire le forze e fare presto e bene”.

A partire dagli 8 miliardi del Pnrr riservati al comparto, tra la gestione del Ministero dell’agricoltura e quella del ministero dell’ambiente, investendo su innovazione e ricerca per ottimizzare le produzioni; logistica e trasporti per connettere aree e mercati; agroenergie per ridurre la dipendenza dall’estero e incentivare la transizione green; cultura del Made in Italy per difendere la qualità e la tipicità dell’agroalimentare tricolore contro falsi, etichette fuorvianti e cibo sintetico.

Tutti punti che trovano largo spazio nel Manifesto di Cia e sui quali le istituzioni italiane ed europee saranno chiamate a prendersi un impegno chiaro e netto.

Lo studio di Nomisma: le preoccupazioni italiane

A supporto, per Cia, lo studio ad hoc di Nomisma “Le nuove sfide per l’agricoltura italiana”, illustrato dal responsabile per l’agroalimentare Denis Pantini.

Ritrae un’Italia in crisi e più preoccupata della media Ue per inflazione, povertà e guerra, con il 51% dei cittadini in difficoltà economiche contro il 45% del resto d’Europa.

Cambiano così i consumi alimentari per l’84% dei cittadini, con lo stop al superfluo per il 46% e solo il 22% che non rinuncia alla qualità. Volano, quindi, i discount, il cui valore cresce del 12% annuo.

Tra i nuovi trend, quello dei novel food, con la produzione di insetti per alimenti in Ue in crescita di 180 volte dal 2019 al 2025, passando da 500 a 90.000 tonnellate, e le derive più pericolose dei cibi sintetici.

Gli investimenti globali sulla carne in vitro, ad esempio, aumentano vertiginosamente da 6 milioni di dollari del 2016 a 1,3 miliardi attuali.

Agroenergie e green deal: Italia in crescita

Dati Nomisma alla mano, c’è poi un’Italia agricola che si distingue in Europa per le attività connesse, come agriturismi, fattorie sociali e didattiche, agroenergie. Valgono 5,3 miliardi e incidono sulla produzione nazionale per oltre il 10% contro una media Ue di appena il 4%.

Pesa, invece, il gap cronico di servizi e infrastrutture tra città e aree interne, dove sale al 28% il rischio di esclusione sociale ed è maggiore l’incidenza di Neets (giovani che non hanno impiego, non studiano e non si formano): 22% in Italia rispetto al 15% della media comunitaria.

L’agricoltura, essenziale per queste aree, paga per prima sia i ritardi infrastrutturali che quelli digitali, con la penisola ancora al 18° posto in Ue, dietro anche a Slovenia, Lituania e Lettonia.   

Ma l’Italia dei campi è anche tra i Paesi più in corsa per il Green Deal: ha già avviato il percorso di riduzione dei fitofarmaci (-38%), impiega per il 45% i prodotti ammessi nel bio e può centrare il target del 25% di superfici biologiche, con 2,2 milioni di ettari già convertiti e uno scarto da colmare di 900 mila ettari entro il 2030.

Il Paese, che sconta fortemente gli effetti del conflitto con il caro-energia, sta progressivamente diversificando le sue fonti di approvvigionamento, riducendo l’import di gas dalla Russia dal 40% del 2021 al 19% del 2022, grazie pure alla quota del 20% di rinnovabili, in cui conquistano posizioni biomasse e agrovoltaico.

Tra punti distintivi e punti critici, il report di Nomisma fotografa tutte le potenzialità del comparto - concludde il presidente Cia -. Ora dimostriamo insieme, con governo, organizzazioni produttive e cittadini, che possiamo costruire una nuova visione di Paese, capace di pensarsi davvero e, prima di tutto, a trazione agricola e agroalimentare”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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