ven 20 mar 2026

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DAZI. Prosecco e Amarone fermi in cantina in attesa di Trump

(Lodovico Giustiniani, Presidente Confagricoltura Veneto)

Il profumo del Prosecco e l’intensità dell’Amarone restano, per ora, rinchiusi tra le mura delle cantine venete. I container sono pronti, le etichette applicate, i bancali sigillati. Ma i vini più celebri del Veneto non partiranno verso gli Stati Uniti, almeno non finché non sarà chiaro se il presidente americano Donald Trump darà seguito all’annunciato dazio del 200% su vini e liquori europei.

La notizia è una doccia fredda per l’intero comparto vitivinicolo veneto, che esporta ogni anno milioni di bottiglie oltreoceano. L’incertezza sta paralizzando un settore che, soprattutto in vista del Vinitaly, dovrebbe essere in fermento. E invece, è tutto fermo. A lanciare l’allarme è Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto e voce autorevole del Consorzio di tutela del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene docg: “Gli importatori americani ci hanno chiesto di bloccare tutto fino a che non sarà chiaro il quadro normativo. Se i dazi entreranno in vigore, i costi schizzerebbero alle stelle e il rischio è che il vino arrivi negli USA con un prezzo fuori mercato”.

La scadenza è il 2 aprile, quando Trump dovrebbe ufficializzare – o smentire – la misura. Ma il conto alla rovescia ha già messo in crisi un sistema produttivo che vive di programmazione, stagionalità e logistica. Il Prosecco, solo nelle sue tre denominazioni, esporta oltre 150 milioni di bottiglie negli USA. Ma anche la Valpolicella trema, in particolare con l’Amarone, simbolo dell’eccellenza enologica italiana, e con un giro d’affari annuo di 600 milioni di euro, di cui l’11% diretto negli Stati Uniti.

Piergiovanni Ferrarese, rappresentante di Confagricoltura Verona e presidente nazionale della sezione vino dei Giovani di Confagricoltura, fotografa una situazione paradossale: “Abbiamo ricevuto ordini pre Vinitaly, preparato le spedizioni, ma nulla parte. L’Amarone forse subirà meno, vista la fascia alta cui si rivolge, ma i Valpolicella Classico, Superiore e Ripasso rischiano grosso. E gli ordini sono misti: un blocco vale per tutti”.

C’è chi, temendo la vittoria di Trump già a novembre, ha giocato d’anticipo, riempiendo i magazzini americani prima delle elezioni. Altri, più cauti, si sono trovati ora con la merce ferma e nessuna certezza. Una beffa, considerando che il costo dei container è tornato ai livelli pre-pandemia, e il mercato americano è di nuovo vivace. “Dopo Pasqua, i magazzini USA saranno vuoti – conclude Ferrarese – e paradossalmente, mentre il commercio si blocca, i turisti americani sono tornati numerosi a visitare le nostre cantine, forse anche per assicurarsi una bottiglia prima che costi il doppio”.

Nel frattempo, i consorzi del Prosecco hanno chiesto l’intervento del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. La posta in gioco è altissima: perdere il mercato statunitense significherebbe, per molte aziende venete, una brusca frenata del fatturato, e per l’intero settore un colpo difficile da assorbire.

Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)

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