DAZI USA. Grana Padano, rischio di aumento prodotti “Italian sounding”. Berni: “Il Consorzio è pronto ad elaborare nuove strategie”

(Stefano Berni, Direttore del Consorzio Grana Padano)
Il Grana Padano DOP ha registrato negli ultimi anni una crescita significativa sui mercati internazionali, segnando un traguardo storico per l’export negli Stati Uniti, che sono diventati il terzo mercato di riferimento dopo Germania e Francia. Tuttavia, questo successo rischia di essere messo a dura prova dalla recente decisione dell’amministrazione Trump di aumentare i dazi sui formaggi europei, con un incremento che potrebbe penalizzare pesantemente il settore caseario italiano.
Per comprendere l’impatto di queste misure sulle esportazioni di Grana Padano e le strategie per affrontare questa nuova sfida, ne parliamo con il Direttore del Consorzio Grana Padano, Stefano Berni in una intervista esclusiva a CUOREECONOMICO:
Direttore Berni, nel 2024 il Grana Padano ha registrato un'importante crescita negli Stati Uniti, diventando il terzo mercato di riferimento per l’export. Ci può dare qualche numero?
Gli USA sono saliti nel 2024 sul podio delle esportazioni, con 215.000 forme esportate e una crescita del 10,53% rispetto al 2023, gli Stati Unit rappresentano oggi il terzo mercato per il Grana Padano DOP, la denominazione di origine protetta più consumata al mondo.
Al primo posto resta la Germania che si conferma il mercato principale con 634.000 forme, pari al 23,6% del totale esportato. Segue la Francia con 319.000 forme. A completare il quadro dei primi dieci paesi destinatari ci sono la Spagna (163.000 forme), il Regno Unito (149.000 forme), la Svizzera (146.000 forme), il Belgio (107.000 forme), l’Olanda (98.000 forme), l’Austria (91.000 forme) e il Canada (77.000 forme). Consideri infine che nel 2024 sono state lavorate 5.635.153 forme e che di queste il 51,2% finisce oltre confine
L’introduzione dei nuovi dazi imposti dal Presidente Trump, che fanno lievitare il prezzo del formaggio del 20%, mette seriamente a rischio il consolidamento di questo mercato e le prospettive future dell’export negli USA.
Fino a ieri, su ogni forma di Grana Padano esportata negli Stati Uniti era applicato un dazio pari al 15% del valore fatturato per circa 2,40€ al kg.
Con l’aumento del 20% annunciato ieri da Trump il prelievo allo sbarco in USA salirà a quasi 6 euro al kg al consumo. Aumenti che si amplificheranno ulteriormente, con inevitabili conseguenze sui prezzi americani.
La reazione dei consumatori americani, di fronte a questo tipo di aumenti, non è affatto scontata, considerando anche il rischio che potrebbe derivare dalla perdita di potere d’acquisto dei loro stipendi dovuta all’inevitabile inflazione generata dalla politica dei dazi che aumentano i costi finali.
Un successo che rischia di essere compromesso dai nuovi dazi imposti dal Presidente Trump. Quali sono le conseguenze immediate per il settore?
È ancora troppo presto per dare delle risposte certe. Il Consorzio Grana Padano farà comunque la sua parte, monitorando le reazioni dei mercati e tenendoci pronti ad elaborare nuove strategie.
Il Presidente Trump ha affermato che questo aumento è una misura di riequilibrio rispetto ai dazi europei sui prodotti americani. Condivide questa visione?
Non sono affatto d’accordo con le affermazioni del Presidente americano; infatti, il 39% esibito ieri sera sulle tabelle di Trump non è vero per quanto riguarda il caseario perché il dazio all’ingresso in UE di formaggi duri americani è di circa 1,8€ al kg, quindi inferiore a quanto noi da sempre paghiamo, e con i nuovi dazi diventerebbe appena 1/3 di quanto noi dovremo pagare da oggi in poi. Quindi, almeno per noi, è un’inesattezza colossale che il dazio aggiuntivo sia la metà del dazio addebitato ai formaggi USA perché, ripeto, a noi oggi costa il triplo per entrare negli USA rispetto a quello che i formaggi USA pagano per entrare da noi.”
Quali passi dovrebbero intraprendere le istituzioni italiane ed europee per fronteggiare questa situazione?
Le istituzioni italiane ed europee devono attivarsi immediatamente per moderare questo contraccolpo, adottando tutte le misure necessarie a tutelare le esportazioni dei prodotti colpiti da questi dazi.
Ogni volta che si verifica una tensione internazionale, i formaggi di alta qualità come il Grana Padano vengono colpiti in modo sproporzionato.
Esatto! Ogni volta che c’è tensione internazionale i formaggi di qualità vengono colpiti oltre misura. È successo nel 2014 con l’embargo russo post invasione in Crimea e da allora non esportiamo più un solo kg in Russia. È successo dall’ottobre 2019 al febbraio 2021, nell’ultimo tratto del Governo Trump, potrebbe succedere in Cina tra poco ed è successo di nuovo in USA oggi".
Un altro effetto collaterale potrebbe essere l’aumento di prodotti "Italian sounding" sul mercato statunitense. Cosa ne pensa?
Secondo gli esperti del settore, questa misura favorirà soprattutto la diffusione negli USA di prodotti “Italian sounding”, che sfruttano nomi e suggestioni della tradizione italiana senza offrire le stesse garanzie di qualità e autenticità. Si tratta di una forma di agropirateria e di prodotti di cui manca la tracciabilità che appartiene al sistema dei prodotti a denominazione geografica, come è la nostra DOP.
Possiamo aggiungere che, insieme ad altri formaggi DOP italiani, il Grana Padano già oggi è tra quelli maggiormente colpiti dalla prolificazione delle copie e che addirittura le imitazioni vendute avrebbero superato quella degli originali. Da sempre per noi il modo migliore di contrastare il fenomeno – oltre quello di denunciare gli illeciti quando vengono scoperti e di sollecitare i governanti a fare in modo che le nostre produzioni siano riconosciute in tutto i paesi dove esistono accordi di scambio – è continuare a fare quello che facciamo da quasi un millennio producendo un’eccellenza con maestria, onestà e passione e con materie prime di prima qualità.
Il risultato fino a questo momento è stato evidente, Grana Padano non è soltanto la DOP più consumata al mondo, ma anche la più imitata e per quanto ci riguarda il motivo è perchè siamo considerati nella categoria i migliori nel rapporto qualità/prezzo e facciamo un prodotto più buono, più sano e garantito rispetto ai nostri volgari cloni.
Quale messaggio vorrebbe lanciare ai consumatori americani?
Che mi dispiace per loro, in fin dei conti il Presidente Trump ieri ha inflitto un dazio a noi che si traduce in una tassa nei confronti di chi vorrà continuare a consumare prodotti certificati e di eccellenza. Le scelte di politica economica del governo USA stanno inoltre gravando pesantemente sui mercati finanziari da cui non credo nessuno trarrà grandi vantaggi.
Simona Fuso
(Riproduzione riservata)
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