DAZI USA. Minaccia al Made in Italy: a rischio vino, olio e formaggi

Dopo anni di crescita record dell’export, con il valore delle esportazioni che nel 2024 ha toccato i 69,1 miliardi di euro, il Made in Italy rischia di subire un duro colpo. La causa è ormai nota: i nuovi dazi statunitensi impongono una tariffa aggiuntiva del 25% su numerosi prodotti italiani, mettendo in pericolo un mercato che vale ben 7,8 miliardi di euro all'anno per il Bel Paese
Secondo Coldiretti, l’olio extravergine di oliva è stato il traino dell’export italiano nel 2024, con un impressionante +45%. Tuttavia, l’ipotesi di nuove tariffe potrebbe far lievitare i costi per i consumatori americani, con un impatto stimato di 240 milioni di euro solo per l’olio d’oliva. Ancora più pesante la situazione per il vino, che rappresenta la voce più redditizia delle esportazioni italiane con 8,1 miliardi di euro: il rincaro potrebbe costare agli importatori USA quasi 500 milioni.
Tra i prodotti più vulnerabili: i vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, che esportano negli USA quasi la metà della loro produzione, seguiti dai rossi toscani e piemontesi e dal Prosecco. Senza dimenticare il Pecorino Romano, prodotto per il 90% in Sardegna, che destina al mercato americano il 57% delle sue vendite e che rischia di essere sostituito da alternative più economiche.
Regioni a rischio: Sardegna e Toscana le più esposte
A livello territoriale, la Sardegna è la regione più a rischio, con quasi il 50% del suo export agroalimentare destinato agli USA, seguita dalla Toscana, il cui olio e vino potrebbero subire pesanti contraccolpi. Anche il Lazio, l’Abruzzo e la Campania sono fortemente esposti, specialmente nei settori dell’olio, della pasta e dei prodotti da forno.
L'appello di Coldiretti e Cia-Agricoltori Italiani
L’Italia si trova in una posizione particolarmente vulnerabile rispetto ad altri paesi europei: gli USA rappresentano infatti il 12% di tutto il nostro export agroalimentare, molto più della Germania (2,5%), della Spagna (4,7%) e della Francia (6,7%). Per questo, le associazioni di categoria, tra cui Coldiretti e Cia-Agricoltori Italiani, chiedono un’azione diplomatica forte per scongiurare il peggio. "L’Italia deve farsi capofila in Europa per un negoziato con gli USA – ha dichiarato Cristiano Fini, presidente di Cia – perché abbiamo molto più da perdere rispetto agli altri partner UE". Il tempo stringe e se i nuovi dazi entreranno in vigore il 2 aprile, le eccellenze italiane rischieranno di perdere terreno a favore della concorrenza internazionale.
Claudia Boccucci
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