DAZI USA. Minaccia per il Made in Tuscany, Grosseto la più esposta

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea rischia di trasformarsi in un duro colpo per il Made in Tuscany agroalimentare. L’ipotesi di una super tassa del 200% sui vini europei, in risposta al dazio del 50% sul whisky introdotto dall’Ue, preoccupa i produttori toscani, che negli USA trovano il loro principale mercato d’oltreoceano
Secondo un’analisi di Coldiretti Toscana, basata sui dati Istat, Grosseto è la provincia più esposta, con un valore di esportazioni negli USA pari a 236 milioni di euro, ossia il 70% del suo export totale. Seguono Lucca (167 milioni, 37%) e Massa Carrara (2,1 milioni, 36%), mentre Siena, con 282 milioni di esportazioni, ha un’incidenza del 34%. Firenze, pur detenendo il valore assoluto più alto (285 milioni di euro), scende in classifica con un’incidenza del 27%.
I dazi metterebbero a rischio due eccellenze toscane: vino e olio, che da soli valgono il 90% delle esportazioni agroalimentari negli USA. Negli ultimi dieci anni, l’export di prodotti toscani in America è cresciuto del 128%, dimostrando un legame commerciale sempre più stretto. Tuttavia, una tassa così elevata potrebbe ridurre drasticamente le vendite, rendendo alcuni vini fuori mercato.
"La dieta mediterranea è un modello di alimentazione sano, ma con i dazi molti consumatori americani saranno costretti a rinunciarvi, favorendo prodotti ultra-trasformati e il mercato dell’Italian sounding, che sfrutta nomi e immagini italiane su prodotti non autentici" – spiega Letizia Cesani, Presidente di Coldiretti Toscana.
L’export agroalimentare toscano vale circa 1 miliardo di euro, una cifra che evidenzia l’importanza del mercato statunitense. "Abbiamo bisogno di un’Europa forte e coesa – conclude Cesani – per evitare una guerra commerciale dalle conseguenze imprevedibili sia per noi che per loro".
Mentre i produttori toscani restano in attesa, la speranza è che la diplomazia possa scongiurare un’escalation che penalizzerebbe non solo il Made in Tuscany, ma anche i consumatori americani, privandoli della qualità e dell’autenticità della tradizione italiana.
Claudia Boccucci
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