Deloitte Private, l’impresa verso l’innovazione

(Ernesto Lanzillo, Partner e Leader Deloitte Private)
Il tessuto imprenditoriale italiano ha avviato da tempo, il proprio cammino verso l’innovazione, elemento indispensabile per garantire competitività sul mercato in continua evoluzione.
Essere aperti al cambiamento, investire in tecnologie all’avanguardia, incoraggiare la creatività e le abilità del personale. A parlarne è Ernesto Lanzillo, Partner e Leader Deloitte Private.
Quanto è urgente la necessità di innovarsi per le aziende di oggi? Quali sono i modelli ancora legati al passato?
"L’innovazione e la trasformazione digitale sono priorità che le aziende devono perseguire per generare nuovo valore e migliorare il proprio posizionamento competitivo, oltre ad essere cruciali per garantire l’attrazione dei talenti della Z Gen, il futuro della forza lavoro, e la permanenza di quelli delle Y Gen e X Gen, che rappresentano l’attuale principale componente della forza lavoro aziendale.
I leader delle imprese Private riconoscono il ruolo fondamentale svolto dal digitale e dalle tecnologie per generare valore e sostenere la crescita e la competitività del business a lungo termine, considerando anche che una parte significativa dell’economia si è spostata “online” e che la transizione verde e la sostenibilità non possono prescindere da una più diffusa digitalizzazione delle operations per ridurre sprechi energetici e inquinamento.
Secondo il nostro Osservatorio Deloitte Private sulle PMI, adeguare il proprio assetto organizzativo al trend dell’innovazione in atto è percepito come uno dei principali elementi su cui concentrarsi già nell’immediato e testimonia come evolversi rapidamente e adattarsi alle nuove condizioni sia un aspetto fondamentale per le imprese, soprattutto per quelle di dimensioni più piccole.
Abbracciare la trasformazione, in modo che il digitale diventi business-as-usual, è un percorso molto sfidante che comporta un notevole impegno già nell’immediato, soprattutto per quelle realtà che ancora non hanno intrapreso questo journey di crescita.
La diffusione delle tecnologie richiede, infatti, già oggi un profondo ripensamento dei modelli di business esistenti secondo sette leader su dieci oltre ad un forte sforzo formativo non solo dei dipendenti ma anche, e soprattutto, degli imprenditori che sono ancora acerbi su temi tecnologici e digitali.
In questo contesto, un supporto decisivo che può stimolare gli investimenti delle aziende italiane è offerto dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), la cui attuazione può comportare implicazioni essenziali per la loro crescita - diminuendo il digital divide, rafforzando le reti di connessione, finanziando l’innovazione tecnologica (Industry 4.0 ed Industry 5.0) - ma anche minacce, se non perseguita in modo sistematico e tempestivo, rispetto ai competitor, e con i giusti presidi di sicurezza informatica".
Quali sono gli ostacoli e i limiti maggiori che le imprese incontrano lungo la strada che porta all’innovazione?
"Per molte aziende, la trasformazione digitale rappresenta una competenza intrinsecamente nuova e acquisirla rapidamente può essere un compito impegnativo in assenza di una strategia di formazione digitale e di contaminazione di idee da parte degli imprenditori, in particolare quelli del segmento PMI che rappresenta l’ossatura della imprenditoria italiana.
Dalle survey Deloitte emerge che, nonostante una consapevolezza diffusa sull'importanza di rivedere il proprio modello di business per facilitare l'adozione delle tecnologie, solo il 56% delle aziende dichiara di essere attualmente impegnato nel ripensare la propria strategia di innovazione per garantire una piena transizione digitale entro i prossimi 5 anni.
Tuttavia, questa percentuale tende a diminuire in determinati contesti. Ad esempio, nelle piccole imprese scende al 54% rispetto al 68% delle medie imprese.
Nonostante il vantaggio potenziale dello status di PMI nell'adottare la trasformazione digitale, i dati dell’Osservatorio PMI di Deloitte Private suggeriscono che queste realtà non posseggono i livelli di preparazione e cultura imprenditoriale necessari per affrontare la transizione nel medio termine.
Al contrario, le imprese di maggiori dimensioni potrebbero aver acquisito tali competenze grazie a un'organizzazione più strutturata, maggiore esperienza e un percorso di innovazione già avviato.
La chiave per abbracciare con successo la trasformazione digitale è comprendere che coinvolge l'intero "business" in tutti i suoi aspetti, anche grazie al sostegno decisivo del PNRR.
In questo ambito, il fare rete per le PMI è essenziale per ridurre i costi, contaminarsi a vicenda, interagire con ecosistemi locali di innovazioni che gravitano intorno a università e centri di ricerca, che hanno comunque bisogno di interlocutori mediamente strutturati per pensare di sviluppare percorsi di trasferimento tecnologico".
Cosa manca al Terzo settore per completare la fase di transizione?
"Il Terzo Settore sta affacciandosi da qualche anno a pratiche di innovazione di servizi prestati, governance e gestione operativa.
L’entrata in vigore del Registro degli Enti del Terzo Settore, con obblighi di organizzazione e rendicontazione avanzati rispetto alla media del non-profit, è sicuramente un facilitatore dello sviluppo della innovazione in quanto implica che, negli Enti, entrino professionalità nuove e qualificate, si sviluppino percorsi di evoluzione organizzativa che avvicinano l’ente non-profit alle aziende profit, e ovviamente, per quegli enti non-profit che non possono essere iscritti al Registro Unico, per assenza dei requisiti di attività filantropica ammessa alla iscrizione, una necessità di evolvere le proprie pratiche gestorie per essere competitivi rispetto alle best practice degli enti iscritti al registro.
Gli ostacoli più evidenti per la transizione sono rappresentati dalla limitata possibilità di investire in innovazione, per assenza di risorse finanziarie, dalla difficoltà di attrarre talenti, dalla complessità di contaminazione tramite aggregazione o rete.
La nuova normativa del Terzo Settore, con incentivi fiscali per gli Enti e i Donors, potrà aiutare a convogliare mezzi finanziari utili per l’investimento.
Sicuramente, la progressiva attenzione delle imprese private allo sviluppo “ordinato” delle proprie iniziative sociali e filantropiche, in un contesto di sostenibilità attento alla componente “S” degli ESG Ratios, potrà contribuire a fare sviluppare il Terzo Settore con enti non-profit che fanno riferimento ad organizzazioni profit strutturate che sono in grado di trasferire competenze ed organizzazione nella realtà che utilizzano per operare nel sociale e filantropico.
L’attenzione alla responsabilità sociale da parte delle nuove generazioni, soprattutto la GEN Z che ha in priorità il comportamento responsabile e solidale, potrà nel tempo contribuire a far veicolare, sul Terzo Settore, talenti e competenze a cui potranno, a mano a mano, affiancarsi quelle delle generazioni precedenti (Gen X e Gen Y) che, terminato il loro percorso nel settore privato, contaminate dal “mood del sociale” a cui stanno aderendo nella loro vita lavorativa presente, potranno contribuire con azioni di volontariato post impiego".
Redazione Cuoreeconomico
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