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24/10/2022

Di Somma (Confcooperative Umbria): “Stipendi bassi e caro-bollette penalizzano una Regione in ritardo su tanto”

(Carlo Di Somma, presidente di Confcooperative Umbria)

Il presidente regionale della confederazione a CUOREECONOMICO: “La strada da seguire per ripartire è quella tracciata da Papa Francesco: un’economia a misura d’uomo è possibile. La cooperazione può offrire il proprio modello”

L’economia dell’Umbria rischia di pagare un conto salatissimo alla crisi energetica ed economica del Paese. Se infatti l’Italia si avvia ad un inverno difficilissimo, l’Umbria rischia di restarne addirittura schiacciata. Non solo perché è la regione italiana con le retribuzioni più basse.

Ma anche per un altro dato che anche l’analisi congiunturale ha confermato, ovvero il progressivo e costante distacco dalla zona più ricca dello Stivale: “Purtroppo abbiamo questo primato degli stipendi bassi - dice Carlo Di Somma, presidente di Confcooperative Umbria - che ci sta facendo scivolare sempre più verso le regioni del Sud”.

I tanti ritardi dell’Umbria

L’occasione dell’incontro col leader della cooperazione umbra per fare il punto sulla situazione economica generale della regione.

Il quadro è ovviamente con 50 sfumature di grigio, sempre più tendenti al nero: “L’Umbria arriva alla fine del 2022  molto male sotto diversi aspetti - precisa Di Somma - perché tutti i problemi evidenziati dal presidente nazionale nel rapporto Censis-Confcooperative hanno dei riflessi importanti sulla nostra regione.

In particolare il caro-bollette, emergenza quotidiana delle famiglie e delle imprese, ma siamo in ritardo con tutte una serie di programmazioni anche regionali, che a questo punto avrebbero dovuto ad essere a step più avanzati: penso al piano sociale, a quello sanitario, ai percorsi di accreditamento per le cooperative, a tutti gli interventi sul Lago Trasimeno che vanno a rilento e stanno penalizzando l’economia della zona”.

L’economia umbra - aggiunge - è in grande difficoltà, questa è la tempesta perfetta e se andiamo avanti così credo non reggerà per molto.

Il turismo era in forte ripresa, come anche la ricettività, ma l’aumento generalizzato dei costi di produzione sta rimandando tutto indietro.

A livello nazionale sono a rischio 300.000 imprese e l’Umbria non fa eccezione, perché sono tantissime le imprese che rischiano, almeno il 10%”.

Economia più umana per rilanciare il Paese

In tutto questo quadro negativo però, secondo Di Somma, c’è ancora una speranza: è la strada tracciata da Papa Francesco ad Assisi nelle scorse settimane nell’ambito di Economy of Francesco, ovvero un’economia della vita, che rimetta al centro l’uomo, che crei “lavoro buono e per tutti, nel rispetto dell’ambiente”.

Ma come si concilia il business con tutto questo: “Si può fare - spiega Di Somma - rispettando il creato e quei livelli di umanità coniugati ad una economia che non ha nella quantificazione del profitto il suo vero scopo, un’economia che sa coniugare profitto, progresso e sostenibilità, ancora tutta da scoprire.

Per questo Papa Francesco ha chiesto ai giovani di dare sfogo a tutta la creatività per mettere a punto un nuovo modello di economia a misura d’uomo”.

E se è vero che la situazione è complessa anche per il milione di dimissioni nei primi sei mesi dell’anno certificati dall’Istat, col raddoppio di quelle economiche, anche da questo aspetto secondo Di Somma si può trovare un lato positivo: “Non tutte quelle dimissioni sono frutto della crisi, perché alcuni hanno rinunciato anche a proposte vantaggiose per riguadagnare un pezzo della libertà e del proprio tempo.

Indubbiamente è un lascito della pandemia, che con lo smart working ci ha insegnato un nuovo modo di lavorare e di gestire spazi tempi.

Questo non vuol dire che non dobbiamo essere preoccupati ovviamente, perché un milione di dimissioni sono comunque tantissime”.

La cooperazione come modello

La cooperazione, spiega Di Somma, può essere un modello per ripartire. Non solo perché col workers buyout molte aziende sono riuscite a salvarsi dal fallimento, ma perché è diverso il modello di business: “Noi possiamo fare la nostra parte - dice il numero uno di Confcooperative Umbria - mettendo a disposizione il nostro metodo, che è quello mutualistico, che vuol dire rinunciare alle individualità in favore di percorsi di comuni.

Non tanto utili quanto ristorni, reinvestimento, rimettere in circolo energie per il progresso di tutta la comunità. Un altro aspetto che mette a disposizione la cooperazione è quello dell’ascolto.

Tutto questo funziona e genera imprese di eccellenza, se pensiamo che fra le prime cinque grandi imprese italiane, tre hanno forma cooperativa”.

Per questo - è il monito finale di Carlo Di Somma - ci aspettiamo un ascolto più attento da parte dei decisori politici, nazionali ma anche regionali, che troppo spesso sono impegnati in questioni legate alla politica nazionale e che poco interessano ai cittadini”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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