ven 30 gen 2026

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Di Stefano (Cia Basilicata): “Regione disegni assi strategici per far decollare l’agricoltura lucana”

(Donato Di Stefano, coordinatore di Cia-Agricoltori Italiani Regione Basilicata)

Il coordinatore dell’associazione in Basilicata a CUOREECONOMICO: “Cogliere tutte le ricadute positive che il settore potrebbe generare a partire dalle nuove opportunità in materia di produzioni estensive e di qualità, agroenergetiche, intensive e di pregio, forestali e sulla chimica verde. Servirebbe adottare un grande programma pluriennale”

Urge non trascurare un settore che può dare tanto sotto diversi punti di vista”. È la posizione del coordinatore di Cia-Agricoltori Italiani Basilicata, Donato Di Stefano, il quale rimarca l’importanza del settore per la tenuta economica del Paese.

L’esponente lucano della Cia chiede una “risposta seria e concreta” alla Regione Basilicata, guidata dal presidente Vito Bardi, per intervenire sull’annosa questione relativa alla sproporzionata presenza di cinghiali sul territorio che “oramai è diventata un’emergenza che ci portiamo da anni”.

Idee chiare quindi per Di Stefano, il quale presenta un programma preciso e dettagliato per valorizzare il comparto lucano

Il Mezzogiorno rappresenta il territorio nel quale l'agricoltura può fornire il suo particolare contributo plurimo per lo sviluppo territoriale. Dopo la crisi dovuta alla pandemia e alle guerre, quali sono i punti di forza da cui ripartire?

Di certo il settore primario, soprattutto nel sud del Paese, può contribuire in misura maggiore a creare reddito, lavoro, occupazione e quindi benessere, in primis per le funzioni plurime svolte, che non sono solamente quelle delle produzioni di cibo, ma molto altro, compreso le tante esternalità positive e i servizi ecosistemici.

È dunque opportuno recuperare alcuni fondamentali componenti a partire dal corretto uso del patrimonio fondiario anche pubblico e del capitale natura.

Bisogna creare le condizioni per una nuova stagione fondiaria, un nuovo patto fra agricoltura, società e mondo della conoscenza per rendere tecnologicamente competitiva e ambientalmente sostenibile il settore.

Si tratta di posizionarsi nell'alveo delle transizioni che le politiche che la Unione Europea ha posto al centro della significativa sfida agro-climatica-ambientale-energetica-digitale”.

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Come Cia, infatti, parlate di un nuovo piano per l’agricoltura.

Esatto. Consapevoli della complessa fase che viviamo, il comparto primario è stretto fra costi di produzioni sempre più alti, regole produttive sempre più stringenti, speculazioni e turbative di mercato oltre a sistemi di quotazioni che posizionano le aziende agricole e le produzioni primarie nella fascia più bassa.

Per questa ragione come Cia Agricoltori Italiani abbiamo lanciato nell'ultima assemblea del 29 e 30 novembre a Roma una road map che propone un nuovo piano nazionale per l'agricoltura basato su cinque assi strategici (agricoltura, filiere e reddito; agricoltura e ambiente; agricoltura e aree interne; agricoltura e sistema socio-demografico; agricoltura e mercati internazionali) e quattro priorità (Legge quadro sulla sostenibilità economica dell'agricoltura lungo la filiera; Piano nazionale per la gestione delle acqua; Legge quadro per l'agricoltura familiare; Legge nazionale sul consumo di suolo) finalizzate a concretizzarne portata e contenuti”.

In che condizioni versa il comparto lucano?

Direi luci e ombre considerato il peso che il settore primario riveste per la Basilicata. Parliamo del doppio della media nazionale in termini di addetti, valore aggiunto, export e incidenza sul Pil Regionale.

Oltre ad essere la Regione più appoderata del Sud, sarebbe indispensabile definire alcuni assi strategici in modo da cogliere tutte le ricadute positive che il settore potrebbe generare a partire dalle nuove opportunità in materia di produzioni estensive e di qualità, agroenergetiche, intensive e di pregio, forestali e sulla chimica verde.

Servirebbe adottare un grande programma pluriennale per l'agricoltura lucana estensiva e uno per gli areali intensivi oltre a pianificare investimenti, produzioni e filiere di prodotto”.

Dunque quale potrebbe essere un primo passo?

Lavorare per un diffuso bisogno tecnico-organizzativo destinato a qualificare le azioni etiche e ambientali che svolge il comparto al fine di aumentare, anche sul versante valoriale, le produzioni di qualità costruendo anche un marchio unico con l’intento di identificare produzioni e legame con il territorio in termini di unicità e distintività”.

Il settore è fortemente penalizzato dalla sproporzione presenza dei cinghiali sul territorio. Qual è la stima dei danni?

Questo è un annoso problema che ci perseguita da molti anni. Ciò comporta non solo danni imponenti al comparto agricolo e alle colture, ma anche pericoli per la pubblica incolumità. Oltre 300 incidenti negli ultimi tempi significa anche un onere sostanzioso a carico della Regione.

Basti pensare che mediamente, per le sole aree libere fuori parco, la Basilicata esborsa intorno ai 2 milioni di euro senza contare i numerosi contenziosi aperti e il pericolo ancor più grave della Peste Suina Africana.

In tal senso, sono 29 i comuni lucani che oggi ricadono in zona di sorveglianza e in cui non è possibile effettuare movimentazione zootecnica, specie quella suinicolo”.

Cosa chiedete al governo per combattere il problema?

Sicuramente chiediamo al Governo centrale di affidare alla Regione lucana la possibilità di redigere un piano straordinario di depopolamento finalizzato a portare in equilibrio il rapporto tra territori e fauna, specie ungulati, atteso che in Basilicata - da fonti varie - si segnala la presenza di popolazione faunistica di 6/8 volte superiore a quella potenzialmente ospitabile”.

Con l’opportunità dei fondi del Pnrr, come si potrebbe valorizzare il settore lucano?

Riteniamo che vi siano alcuni macro interventi che possano essere salutari per valorizzare il settore agricolo lucano.

Faccio riferimento innanzitutto a un grande progetto di manutenzione e cura del territorio, della viabilità secondaria e terziaria comunale, oltre a tutte le opere di servizi essenziali legati all’acquedottistica, alle reti fognarie e connessioni nelle 2.000 contrade di Basilicata, tutte abitate, e la contestuale valorizzazione a fini produttivi del patrimonio fondiario forestale che riveste oltre il 40 percento della Sat Poi si potrebbe lavorare a un grande piano per le produzioni agro-energetiche e bio-sostenibili no-food a partire da prodotti per la filiera della cosmesi, della mangimistica, della bioedilizia.

Infine segnaliamo anche la possibilità di un grande e particolareggiato piano per l'ammodernamento e l'adeguamento anche tecnologico del sistema di invasi e di distribuzione della risorsa idrica che fa della Basilicata una delle regioni più importanti nel sistema idrico del Mezzogiorno”.

Di Guido Tortorelli
(Riproduzione riservata)

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