Dondeynaz (Cisl Valle d’Aosta): ”Crisi energetica mitigata grazie alla capacità di fare sistema”

(Jean Dondeynaz, il segretario della Cisl della Valle d’Aosta)
Il segretario del sindacato valdostano a CUOREECONOMICO: “Le associazioni di categoria, il Governo Regionale, tutte le diverse realtà territoriali hanno messo da parte le loro rivendicazioni per fare squadra e mettere al centro la sostenibilità e lo sviluppo del nostro territorio. Ora la sfida è lavorare sul dissesto idrogeologico, per rendere il nostro territorio ancora più resiliente”
L’impatto della crisi energetica sul territorio. Le sfide della transizione ecologica e digitale. E le opportunità legate al PNRR.
Di questi temi abbiamo parlato con Jean Dondeynaz, il segretario della Cisl della Valle d’Aosta, che ha spiegato inoltre a CUOREECONOMICO come una questione chiave per la regione sia quella del ripopolamento delle zone montane, un tema legato a doppio sfilo allo sviluppo economico del territorio.
Che impatto ha avuto la crisi energetica sul tessuto produttivo della regione?
“La crisi energetica è stata un evento disruptive, che ha introdotto dei cambiamenti significativi in diversi settori produttivi. Attualmente la situazione di emergenza è in fase di superamento, anche grazie ad un robusto intervento messo in atto dalla nostra Regione, che ha introdotto dei bonus dedicati a lavoratori e imprese.
In questo modo sono state messe a disposizione delle cospicue risorse economiche che hanno dato un contributo importante nel rendere il sistema produttivo del territorio più resiliente.
Un dato positivo che si può citare, a riprova della capacità dimostrata delle aziende di riuscire a superare questa fase complessa, è sicuramente quello sull’occupazione/disoccupazione.
Secondo l’Istat infatti, nell’ultimo trimestre, la nostra Regione è stata seconda solo alla Provincia di Bolzano, con una media di disoccupati pari al 5,4 percento contro l’8,1 della media italiana, mentre, per quanto riguarda gli occupati, la Valle d’Aosta ha superato di 9 punti percentuali la media nazionale.
Tali risultati sono frutto anche di un’ottima ripresa del comparto turistico, le cui performance sono tornate a livelli pre-pandemia. In generale possiamo quindi guardare con ottimismo al futuro”.
Invece l’aumento dei tassi dei mutui che effetto sta avendo sull’economia del territorio?
“Sicuramente chi fa ricorso a finanziamenti ha subìto un impatto importante. Ad esempio, nell’ambito delle grandi opere, c’è stata una rinegoziazione degli appalti proprio in funzione di questi aumenti.
Per le Pmi invece si conferma il trend nazionale che risulta molto disomogeneo in quanto influenzato dal settore merceologico in cui le Pmi operano. Confermo che per le aziende l’impatto più rilevante è stato quello legato all’aumento dei costi energetici”.
Qual è stata la carta vincente che ha permesso al territorio di essere resiliente a tutti questi eventi disruptive?
“Penso che il punto di forza della nostra comunità sia stata la capacità di fare squadra. Le associazioni di categoria datoriali e sindacali, il Governo regionale, tutte le diverse realtà territoriali hanno infatti messo da parte le loro rivendicazioni per porre al centro la sostenibilità e lo sviluppo del nostro territorio.
Abbiamo messo in atto un nuovo modello operativo sinergico e incentrato sulla capacità di fare sistema per affrontare le diverse criticità che si presentano”.
Come il vostro territorio sta affrontando le sfide della transizione ecologica?
“La tutela ambientale è un tema chiave per il nostro territorio, dal momento che la nostra regione incentra la sua attrattività turistica proprio sulla bellezza del patrimonio naturale. L’obiettivo è preservare la ricchezza naturalistica della nostra regione cercando al tempo stesso di introdurre innovazione sia sotto il profilo sociale che economico.
Al riguardo è in atto una grande discussione per cercare di creare infrastrutture efficienti e rendere disponibili i servizi dove ora mancano o sono carenti. Il progetto che abbiamo è di ricreare una comunità più strutturata in montagna, cercando allo stesso tempo di puntare su modelli sostenibili e incentrati sui principi dell’economia circolare.
Ci siamo resi conto che le zone montane tendono a spopolarsi e i residenti sono per lo più anziani. A ciò si aggiunge il fatto che abbiamo un basso tasso di natalità, pertanto abbiamo necessità di attrarre persone da fuori valle grazie alla presenza di servizi efficienti sul territorio e buona occupazione. Senza questi presupposti l’economia non può ottenere i risultati attesi.
Dobbiamo quindi conciliare in modo efficace due aspetti: da un lato innovare, introducendo servizi per le persone; dall’altro limitare al massimo l’impatto sul nostro patrimonio naturalistico”.
E in tema di transizione digitale qual è la situazione?
“Per quanto riguarda le infrastrutture digitali abbiamo, come si può immaginare, degli ostacoli naturali, ovvero tutte quelle criticità legate alla conformazione del nostro territorio: abbiamo una valle centrale pianeggiante, mentre tutto il resto del territorio è fatto di montagna e vallate.
Ci sono quindi delle difficoltà oggettive ad arrivare con la fibra in alcuni punti. Per risolvere queste criticità è in corso di potenziamento il 5G”.
Quale opportunità rappresenta il Pnrr per il territorio?
“Il Pnrr rappresenta un’opportunità importante per la nostra regione così come per l’intero Paese. Le criticità da affrontare sono principalmente quelle legate alla messa a terra dei progetti.
In tutta Italia abbiamo, infatti, una pubblica amministrazione che non ha sufficiente personale da dedicare alla realizzazione dei diversi progetti previsti e una burocrazia complessa da semplificare”.
Qual è invece la situazione della regione sul fronte del dissesto idrogeologico?
“Anche il problema del dissesto idrogeologico si lega a quel discorso che facevo prima sulla necessità di ripopolare la montagna e creare economia in quei luoghi.
Il trasferimento delle diverse attività dalle zone montane alla valle ha ridotto le attività di tenuta del territorio, come la ricostruzione dei muri, la pulizia dei torrenti o la manutenzione dei boschi a causa di questo spopolamento. Se la manutenzione del territorio viene trascurata aumenta il rischio di disastro idrogeologico.
Queste problematiche diventano ancora più importanti se vengono messe in relazione agli eventi estremi causati dal cambiamento climatico. Se ad esempio i torrenti non vengono puliti in maniera adeguata, in caso di piogge violente o di un aumento dello scioglimento dei ghiacciai, possono esondare e creare problemi non indifferenti.
La sfida è, pertanto, quella di cercare di non subire questi eventi estremi, ma rendere il territorio sempre più resiliente. Per ottenere questo risultato, la Regione sta investendo, ad esempio, di nuovo sugli operai forestali, figure chiave per monitorare il territorio e pianificare interventi mirati laddove necessario”.
Di Monica Giambersio
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