ECONOMIA. Confcooperative, Drei: “Dazi USA e caro-servizi mettono a rischio la competitività del vino italiano”

Dopo anni di crescita esponenziale, il settore vitivinicolo italiano si trova davanti a una doppia minaccia: da un lato i dazi imposti dagli Stati Uniti, dall’altro l’aumento vertiginoso dei costi legati ai servizi agricoli. A lanciare l’allarme è Raffaele Drei, presidente di Fedagripesca Confcooperative, durante la presentazione del focus Censis-Confcooperative “L’Italia del vino: superfici, costi ed export”, presentato oggi a Verona in occasione del Vinitaly
“I dazi imposti dall’amministrazione Trump – afferma Drei – causeranno un inevitabile caos sui mercati e un contraccolpo economico per le nostre cantine, che in questi anni avevano saputo guadagnarsi posizioni solide a livello internazionale". Nel 2024, l’export vitivinicolo italiano ha toccato quota 8,1 miliardi di euro, di cui circa 2 miliardi legati direttamente alle esportazioni delle cantine cooperative, che rappresentano una fetta rilevante della produzione nazionale. Gli Stati Uniti sono il primo mercato di destinazione per il vino italiano: colpire questa rotta commerciale significa minacciare l’intero comparto. “L’export ha registrato una crescita del 28,5% negli ultimi quattro anni – sottolinea Drei – ma oggi rischiamo di vederla frenare bruscamente. E il problema è aggravato da un contesto interno tutt’altro che favorevole.”
Secondo l’analisi Censis-Confcooperative, basata su dati Ismea, i costi energetici hanno registrato una significativa diminuzione del 15,4% negli ultimi mesi. Ma le buone notizie si fermano qui. I costi dei servizi agricoli, in particolare il lavoro conto terzi, sono aumentati del 27,6% in un solo anno, mentre i costi assicurativi, dei materiali e dei salari sono anch’essi in crescita. In particolare, la spesa per i salari – fissi e stagionali – è salita oltre il 2%.“Questa rigidità nei costi – spiega Drei – rischia di diventare insostenibile se alle aziende viene a mancare l’ossigeno rappresentato dai mercati esteri. Non possiamo affrontare una restrizione commerciale verso il nostro primo mercato senza strumenti adeguati.”
Dei 8,1 miliardi esportati nel 2024, oltre il 51% riguarda vini DOP, con il Prosecco a quota 1,8 miliardi (22,4%), seguito da 740 milioni di euro dai vini DOP toscani, 614 milioni dal Veneto e 555 milioni dal Piemonte (compreso l’Asti spumante). Un patrimonio che rischia ora di essere fortemente penalizzato, proprio nelle sue eccellenze. Le regioni più coinvolte, come Veneto, Toscana, Piemonte e Trentino, sono quelle che hanno saputo costruire filiere d’eccellenza e una reputazione internazionale che oggi potrebbe essere intaccata.
La ricetta proposta da Drei per contrastare questa fase critica è chiara: “Servono misure urgenti per sostenere la competitività delle aziende. Più investimenti nella promozione sui mercati alternativi, un forte sostegno alla filiera cooperativa, e una semplificazione burocratica che liberi energie invece di intrappolarle.” Inoltre, Fedagripesca Confcooperative chiede che l’Unione Europea si attivi per negoziare rapidamente nuovi accordi di libero scambio, così da ridurre la dipendenza dal mercato statunitense e aprire nuove rotte verso Asia, Medio Oriente e Sud America.
Il vino italiano, conclude Drei, “non è solo una voce dell’export: è cultura, territorio, lavoro. Se oggi le nostre cantine sono competitive nel mondo, è grazie a un sistema che va difeso con forza. Dazi e costi crescenti non possono essere affrontati con inerzia. Serve una strategia chiara, ora.”
Claudia Boccucci
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