ven 30 gen 2026

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ECONOMIA. Indagine Cna: micro imprese pessimiste. In controtendenza giovani, Sud e Abruzzo

(Da Sx. Silvio Calice, direttore regionale CNA Abruzzo; segretario generale CNA)

Preoccupazione e incertezza nonostante i conti tornino. È l'opinione comune delle PMI italiane coinvolte nell'indagine  “Aspettative delle imprese per il 2025”, realizzata dall’Area studi e ricerche della CNA Nazionale su un campione di 2.600 imprese associate (tra cui 130 abruzzesi).  Alla base risiedono guerre, aumento dei costi dell’energia, carenza di credito, e sfiducia dovuta alle mancate risposte della politica. Fanno eccezione i giovani, il Meridione e l'Abruzzo

«L’incertezza - dice il Segretario generale della CNA, Otello Gregorini - è l’elemento dominante. D’altra parte, se la BCE riduce il tasso d’interesse ma i flussi di credito non arrivano alle piccole imprese, è ovvio che sia così. Solo il 18% del campione si rivolge al prossimo futuro con occhi fiduciosi, e in questa quota ci sono soprattutto i giovani, anche grazie alla spinta di ottimismo che deriva dalla loro età. E un minor pessimismo arriva dalle imprese del Mezzogiorno, anche in ragione del fatto che sui loro conti pesano più positivamente i risultati del turismo e il minor impatto dei problemi legati a moda e automotive».

Scenario confermato anche dal direttore regionale di CNA Abruzzo, Silvio Calice, per quel che riguarda le imprese abruzzesi coinvolte: «Si, le nostre imprese manifestano una dose di pessimismo inferiore sia per quel che riguarda l’andamento complessivo dell’economia, sia per quel che concerne il futuro della propria impresa. Piuttosto, viene manifestata una forte preoccupazione per quel che riguarda i fenomeni legati all’abusivismo».

Cosa dice lo studio della Cna Nazionale?

Il 53,1% delle imprese artigiane, micro e piccole prova difficoltà a formulare una previsione sull’andamento futuro dell’economia italiana a causa delle variabili geo-politiche e geo-economiche. Tra le imprese che si sono fatte un'idea più precisa il 28,5% ipotizza un 2025 difficile e caratterizzato da un peggioramento della situazione e solo il 18,3% degli intervistati è ottimista. Il pessimismo cresce quando ci si concentra sulla propria impresa: la quota di incerti sul proprio futuro riguarda il 54,5% degli intervistati, il 30,2%  prevedono dodici mesi insoddisfacenti per le imprese e solo un timido 15,3% si ritiene fiducioso. In controtendenza le imprese meridionali e quelle con titolari under 40: il saldo tra ottimisti e pessimisti è positivo nel Mezzogiorno (+5,8% la differenza) e tra i giovani (+2,3% il gap) relativamente alle sorti dell’economia italiana.

Mancate risposte dalla politica

Resta sullo sfondo, il nodo delle non risposte della politica a questo quadro. Qui il giudizio di Gregorini è sintetico: «Va bene il disegno di legge sulle Pmi, ma se poi fissi dei paletti molto alti per l’accesso ai suoi benefici vuol dire che i piccoli li tagli fuori, e che resti prigioniero di una visione legata solo al futuro della grande industria». Un giudizio che il direttore regionale della CNA, Calice, condivide calandolo sull’Abruzzo: «Abbiamo chiesto alla Regione sostegno su alcuni meccanismi di sostegno al mondo delle nostre micro imprese, senza trovare risposte positive. Nel bilancio di previsione del 2025 della Regione non ci sono soldi per l’artigianato, e questo non va bene».

Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)

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