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02/03/2023

Edilizia, l'allarme delle associazioni di categoria: "Senza superbonus e sconto a rischio 47.000 imprese"

(Lino Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio-Imprese per l'Italia)

Confartigianato, Confedilizia, Conflavoro, Assoimmobiliare e Confimi in audizione alla commissione lavoro della Camera. Stoppani: "Aumentare la capacità di assorbimento dei crediti introducendo acquirente pubblico". Spaziani Testa: "Aiutare transizione di famiglie a basso reddito". Ma il rischio secondo le associazioni è di un calo del 40 percento degli interventi per la transizione

Le associazioni e i sindacati lanciano l'allarme sul superbonus: sono a rischio 47.000 imprese e 153.000 posti di lavoro.

"Occorre intervenire su più fronti per risolvere la situazione in cui versano le imprese di costruzioni che hanno effettuato lavori utilizzando i bonus edilizia. In particolare, vanno messi rapidamente in campo interventi per sbloccare i crediti fiscali incagliati".

Lo ha chiesto Confartigianato, in audizione alla commissione finanze della Camera dei Deputati dopo lo stop del Governo a sconto in fattura e crediti fiscali.

Secondo la Confederazione, "è necessario aumentare la capacità di assorbimento dei crediti da parte del sistema creditizio, anche attraverso l'individuazione di un acquirente pubblico di ultima istanza particolarmente necessario per i crediti di minore importo".

Va anche "ampliato l'arco temporale di utilizzo dei crediti in compensazione. In assenza della necessaria capienza fiscale - hanno osservato i rappresentanti di Confartigianato - le imprese che hanno nei cassetti fiscali i crediti perdono infatti una parte del credito loro spettante".

Sollecitato anche il rinvio della data entro la quale è necessario aver presentato la Cila per poter mantenere la possibilità di cessione/sconto del credito.

Per il limitato valore dei lavori di edilizia libera non assistiti da Cila, Confartigianato chiede che "sia consentito di autocertificare, da parte del contribuente, la data di avvio di tali lavori".

Transizione green ma con agevolazioni

Secondo la Confederazione, "l'obiettivo della transizione green degli edifici non potrà essere raggiunto se, insieme con un sistema di agevolazioni sotto forma di detrazioni fiscali, non verrà mantenuta la possibilità della cessione dei crediti e dello sconto in fattura per alcune fattispecie, in particolare i soggetti con redditi bassi e privilegiando gli interventi su immobili con una classe energetica molto bassa e la ricostruzione degli immobili danneggiati da eventi sismici per i quali la detrazione del 110% è ammessa sino al 2025".

Stop ai crediti impatto durissimo sulla filiera

Per Lino Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio-Imprese per l'Italia, il decreto che blocca la cessione dei crediti fiscali dei bonus edilizi ha "un impatto profondissimo sull'intera filiera dell'edilizia fino alla configurazione di una possibile crisi di liquidità sistemica".

"Viene, infatti - prosegue - repentinamente meno la possibilità di fruire, per i nuovi interventi, delle agevolazioni attraverso lo sconto in fattura o la cessione della detrazione sotto forma di credito d'imposta.

Sul piano del metodo sarebbe, dunque, stato meglio, decisamente meglio, se le decisioni del decreto fossero state precedute da una fase di confronto con tutte le componenti della filiera.

Oggi, si tratta di procedere con assoluta tempestività per scongiurare una esiziale crisi di liquidità a discapito di un settore peraltro cruciale anche per la "messa a terra" del Pnrr e, dunque, per il conseguimento degli obiettivi macroeconomici e programmatici del nostro Paese.

Insieme, vanno poste le basi per un quadro stabile, strutturato e sostenibile di misure di accompagnamento dei processi di riconversione ambientale del patrimonio edilizio del nostro Paese".

(Silvia Rovere, presidente Confindustria Assoimmobiliare)

La questione dei crediti fiscali

Quanto alle misure urgenti a contrasto della crisi di liquidità della filiera ed utili a temperare gli impatti del decreto legge nei confronti di imprese e cittadini, "va, anzitutto, affrontata e risolta - ha osservato Stoppani - la questione dei crediti fiscali incagliati (circa 20 miliardi) per mancanza di cessionari: si tratta, al riguardo, di chiarire definitivamente il tema dei residui spazi di agibilità dei cassetti fiscali delle banche e di rendere rapidamente operativa la prospettata operazione di sblocco anche attraverso compensazioni con i versamenti fiscali operati dalle imprese a mezzo degli F24 pagati presso il sistema bancario.

Va altresì favorito il possibile incontro tra domanda ed offerta di crediti tra privati e va, ancora, chiarita e risolta la vicenda della classificazione Eurostat dei bonus".

Una questione, quella dello sblocco dei crediti fiscali, portata avanti anche dalle altre associazioni. Confindustria Assoimmobiliare, nelle parole della presidente Silvia Rovere sottolinea come “il meccanismo della cessione dei crediti si potrebbe applicare ai contribuenti nelle fasce di reddito medio-basse oppure, nel caso di imprese, a quelle di più piccola dimensione".

L’associaizone chiede al governo "misure per favorire la transizione green dei nostri immobili in un'ottica di lungo periodo.

Il modello - spiega - può essere quello utilizzato per le energie rinnovabili: uno stimolo della leva fiscale e il coinvolgimento degli investitori professionali, che non hanno bisogno di un incentivo che copra la totalità dei costi, come sta accadendo in altri Paesi europei".

Per Assoimmobiliare serve "una nuova strategia di medio-lungo periodo per l'intera filiera dell'investimento immobiliare, sostenibile per il bilancio pubblico, per accompagnare in modo graduale e costante la transizione green di tutto lo stock immobiliare pubblico e privato del Paese, fino alla completa decarbonizzazione prevista per il 2050".

Rovere propone "un sistema di incentivi che riguardi tutte le destinazioni d'uso degli immobili, e non limitato solo al settore residenziale, applicato su un arco temporale compatibile con i normali tempi di realizzazione di interventi complessi.

Questo sistema - conclude - potrebbe essere modulato in maniera fortemente premiante sulla base del livello di prestazione energetica degli edifici, con l'obiettivo di agevolare e la realizzazione di nuovo patrimonio immobiliare di classe A”.

Le proposte di Confedilizia,  Conflavoro e Confimi

Il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa sottolinea come sia necessario “consentire fino al 30 aprile l'utilizzo della cessione del credito e dello sconto in fattura e mantenere questo meccanismo per gli interventi nelle unità immobiliari indipendenti, che riguardano nel 2023 le famiglie a basso reddito".

Confedilizia chiede, tra le varie proposte, di "permettere l'utilizzo del Superbonus al 110 o al 90 per cento anche per le spese sostenute fino al 30 giugno 2024; prevedere, in capo dei beneficiari, la possibilità di trasformare la detrazione in credito d'imposta; disporre che le detrazioni non usufruite nel corso dell'anno di riferimento possano essere utilizzate in anni successivi".

Serve poi, prosegue Spaziani Testa, "mantenere forme di cessione del credito e sconto in fattura per gli interventi di miglioramento sismico e di eliminazione delle barriere architettoniche".

Confimi ha sottolineato come il provvedimento che ha stoppato lo sconto in fattura, produrrà nel 2023 un calo fra il 30 ed il 40 percento degli interventi sul fronte della riqualificazione energetica: “Serve - sottolineano - lo sblocco dei crediti di imposta, la messa in sicurezza dei lavori già in corso e di tutti quelli che stanno partendo, poiché rientranti nei tempi convenuti. Serve una accelerazione, auspicando che la formula della compensazione tramite F24 sia la strada più veloce".

Ma "una volta sbloccati i crediti - avverte Confimi - non ci sarà la possibilità di rispettare le scadenze preventivate.

È necessario quindi prorogare tutti gli interventi messi in salvaguardia, che devono avere la possibilità di completare i programmi in un arco di tempo maggiore di almeno un anno, dunque entro il 31 dicembre 2024".

Tra le varie proposte Confimi chiede di "portare il periodo previsto per la detrazione dei crediti di imposta a dieci anni" e "reintrodurre la cessione dei crediti d'imposta e lo sconto in fattura per gli incapienti fiscali".

Conflavoro Pmi, col presidente Roberto Capobianco chiede che lo stato “metta in campo uno strumento per l'acquisto dei crediti delle aziende, dando loro elementi che possano patrimonializzare attraverso l'emissione di Btp e Ctz” Conflavoro propone di rimettere in campo "uno sconto in fattura per importi piccoli, ipotizziamo sotto i 100.000 euro, che possa anche prevedere quella compensazione che le banche potrebbero fare con gli F24 dove, però, la cessione non può superare una soglia di decenza del 10%".

Serve "un decreto d'urgenza per aiutare quelle imprese che sono pronte al fallimento, allargando il campo di applicazione della legge 3/2012".

Redazione Cuoreeconomico
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