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28/05/2024

Elezioni europee, A.P.I.: “Oltre il 90% degli imprenditori alle urne, il 63% voterà il programma del candidato”

Nella sede di A.P.I., l’incontro tra gli imprenditori e i candidati alle elezioni europee 2024, Angelo Ciocca (Lega), Pierfrancesco Maran (PD), Alessandro Tommasi (Nos-Azione). Il prossimo 8 e 9 giugno, il 92% dei soci si recherà alle urne. Lo farà con un obiettivo preciso: quello di far sentire la voce delle PMI manifatturiere

Nelle decisioni di voto degli imprenditori a incidere sarà per il 63% il programma, per il 29% la persona e solo per l’8% il partito del candidato.

Questo importante aspetto emerge dalla survey «PMI: tra tutela e cambiamento. Il ruolo dell’UE nel “fare impresa”», realizzata da A.P.I. Associazione Piccole e Medie Industrie, i cui dati sono stati presentati questa mattina, durante l’incontro che si è svolto tra gli imprenditori e alcuni dei candidati alle elezioni europee.

Alla domanda “Cosa dovrebbe fare l’UE per sostenere maggiormente le PMI?” la maggior parte degli imprenditori ha evidenziato la necessità di costruire un regime fiscale equo a livello europeo (19%), di costruire un piano industriale ad hoc per le PMI (11%), di attuare una semplificazione burocratica (9%), di definire un accordo industriale a livello europeo (8%) e di lavorare affinché la struttura diventi più elastica e più adattabile ai repentini cambiamenti del contesto geo politico/economico (6%). Ma non solo, per le imprese è anche strategico intervenire sui costi delle materie prime e dell'energia.

«I dati – ha spiegato Alberto Fiammenghi, presidente di A.P.I. – tracciano ancora una volta un’indicazione forte per i futuri amministratori europei sottolineando la necessità di impegnarsi in battaglie per sostenere la vocazione produttiva del Paese, il rilancio della competitività e dell’occupazione, ma anche per far “contare” di più l’industria italiana in Europa».

Dalla survey emerge l’insoddisfazione per un predominio di leadership di alcuni Paesi su altri (16%). ma anche l’auspicio che le elezioni siano un’opportunità di uniformare le regole per tutti i paesi membri (14%).

Rispetto al ruolo italiano in UE, inoltre, le PMI ritengono che si debba incidere di più sulle scelte a tutela della vocazione produttiva del nostro Paese (36%), che si debba investire sulle competenze dei funzionari e dei politici che ci rappresentano per contare sempre di più (28%), e che l’Italia non abbia politici abbastanza competenti per affrontare i temi discussi a livello europeo (22%).

Tra le sfide che le imprese dovranno affrontare emergono alcuni aspetti strategici per la continuità aziendale, tra cui per il 20% la mancanza di figure professionali; per il 15% l’adeguamento delle competenze in azienda e per l’8% il passaggio generazionale, di imprenditori e lavoratori.

Redazione Cuoreeconomico
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