Emilia-Romagna, economia verso la crescita zero: regge solo l’export

L’indagine congiunturale di Confindustria ER segnala una prospettiva di crescita solo per il 32% degli imprenditori. Caro-energia decisivo. La presidente Sassi: “Governo ed UE diano risposte”. Zambianchi (Unioncamere): “Due dinamiche condizionano le attese”
E' in arrivo una stagione molto dura per l'economia dell'Emilia-Romagna. Dopo un primo semestre in cui le imprese hanno resistito, continuando a crescere, da luglio scorso si registrano i primi effetti della crisi, con la prospettiva, nel 2023, di una crescita del Pil che si arresterà allo 0,2%.
E' quanto emerge durante la presentazione dell'indagine congiunturale relativa al secondo trimestre 2022 sull'industria manifatturiera, realizzata da Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria e Intesa Sanpaolo, e presentata a Bologna.
Cercasi risposte dall’Europa
“Il quadro economico è così difficile - ha spiegato la presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Annalisa Sassi - che il Centro Studi Confindustria ha previsto, per il 2023, una crescita zero del Pil”. E' poi andata in pressing sul futuro governo: “Speriamo che si insedi rapidamente e ci dia stabilità - ha incalzato -, prendendo subito in mano la questione dell'energia".
Sassi ha suonato la sveglia anche all'Ue: "Sono due mesi che chiediamo attenzione e provvedimenti, in primis all'Europa.
L'ultima possibilità per intervenire efficacemente, quasi a tempo scaduto, è il Consiglio europeo del 20-21 ottobre. Speriamo arrivino soluzioni definitive". L'imminente stagnazione si riflette anche sulla fiducia delle imprese.
L’export tiene, ma la guerra condiziona tutto
Secondo l'indagine semestrale, realizzata da Confindustria Emilia-Romagna, solo il 32% degli imprenditori prevede un aumento della produzione nella seconda metà dell'anno, mentre il 49% traccia un quadro di stabilità. Previsioni ben lontane dai dati del secondo trimestre.
Secondo l'indagine, il volume della produzione delle piccole e medie imprese è cresciuto dell'8,2%; la produzione ha superato (+3,8%) il livello dello stesso trimestre del 2018 e il fatturato è aumentato del 10,6% (del 10,4% quello estero).
"Stiamo attraversando una fase che vede contrapporsi due dinamiche - ha spiegato il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Alberto Zambianchi -. Da un lato, l'economia reale prosegue la sua crescita grazie all'andamento positivo del commercio con l'estero e degli investimenti.
Dall'altro, c'è la guerra in Ucraina con il suo carico di criticità, dalla scarsa disponibilità dell'energia all'aumento fuori controllo dei prezzi. L'effetto congiunto delle due dinamiche preannuncia un'economia prossima all'arresto".
"Credo che il commercio con l'estero sarà ancora una volta il fattore più importante nel determinare la competitività di territori e settori in un contesto che si sta rapidamente trasformando", aggiunge.
Sostegno alle aziende necessario
Secondo l'analisi della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, nei mesi estivi si è registrata una rapida ripresa dei prestiti bancari alle imprese che, a luglio, hanno registrato un tasso di crescita del 3% anno su anno che era fermo al -0,8% nel primo quadrimestre 2022. Un andamento in linea con quello osservato a livello nazionale (+3,2%).
"Come prima banca italiana - ha sottolineato Alessandra Florio, direttrice regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo -, riteniamo doveroso sostenere, con misure anche straordinarie, le esigenze di liquidità delle aziende e, al contempo, continuare a stimolare nuovi investimenti che vanno in particolare verso l'innovazione, la digitalizzazione, lo sviluppo sostenibile".
L'indagine, infine, ha evidenziato un boom (+47,4%) delle esportazioni dell'Emilia-Romagna verso gli Stati Uniti “diventati - ha spiegato Sassi - il primo mercato della nostra regione e, probabilmente, quello che sosterrà le esportazioni nel secondo semestre e per il prossimo anno”.
Di Paola Benedetta Manca
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