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03/08/2023

Emilia-Romagna, vendemmia in ritardo e cali di produzione: "Le istituzioni ci aiutino"

(Mirco Gianaroli, presidente sezione vitivinicola di Confagricoltura Emilia Romagna)

Partenza dopo Ferragosto, ma il maltempo porterà dovunque una riduzione  dal 20 al 30 percento secondo le stime, anche per le problematiche fitosanitarie. Il responsabile della sezione viticoltori di Confagricoltura ER Gianaroli: "Il prodotto sarà comunque buono"

Slitta la vendemmia anche di due settimane in Emilia-Romagna se rapportata alle ultime annate straordinariamente precoci. Si inizia dopo Ferragosto con le uve bianche base spumante. Sarà nel complesso un raccolto più magro.

Si prevedono cali di produzione importanti dal 20% al 30% con punte fino al 35% in Romagna, persino oltre nel Ravennate. Non promette bene il vigneto dell’Emilia-Romagna sotto la morsa dell’ondata di maltempo (gelo, grandine, vento, alluvioni), e falcidiato dall’attacco di fitopatie e insetti dannosi (flavescenza dorata, peronospora, mal dell’esca).

In particolare la recrudescenza delle infezioni da mal dell’esca e flavescenza costringerà i viticoltori a estirpare le piante con ripercussioni negative sui raccolti degli anni a venire.

La situazione nei territori

Da sottolineare, nel piacentino, anche la presenza di oidio soprattutto sulle uve bianche e più danni da Tignoletta rispetto a un anno fa; inoltre, criticità legate alle elevate temperature delle scorse settimane. Solo la fascia pedecollinare è stata interessata da violente grandinate.

Nel parmense ci si prepara a vendemmiare le uve bianche da spumante la terza decade di agosto. Raffiche di vento e grandine hanno colpito prevalentemente le vigne di pianura. Preoccupa l’incremento delle problematiche fitosanitarie.

Nelle province di Reggio e Modena il crollo produttivo è stimato intorno al 30% per via del maltempo e dell’esplosione di fitopatie. Si attende lo stacco dei primi grappoli di Lambrusco Grasparossa verso metà settembre, in ritardo di 15 giorni sul 2022.

Sui colli bolognesi e imolesi ha infierito la furia del meteo pazzo (grandine, frane e dissesti), precludendo ogni possibilità di effettuare i trattamenti fitosanitari necessari. La tempesta di ghiaccio non ha risparmiato neanche le vigne del Ferrarese.

Nel ravennate si è visto il peggio, dalla gelata i primi di aprile - in particolare sulle varietà precoci, chardonnay e pinot – alla tromba d’aria di una settimana fa, passando per le inondazioni che hanno bloccato per settimane intere l’accesso ai vigneti e lo svolgersi delle consuete operazioni di difesa della pianta, favorendo come mai prima la diffusione di malattie.

Qui la flessione supererà il 35%. A Forlì-Cesena e Rimini si posticipa la vendemmia di una settimana circa. La produzione è destinata a cedere circa il 30%.

Resilienza messa a dura prova

"La resilienza dei viticoltori è stata messa a dura prova da una annata complicata. Nonostante tutto ci aspettiamo una buona qualità del prodotto, confidando anche nel ritardo vendemmiale che rende la maturazione più lenta e omogenea", non nasconde i timori sul futuro del comparto il presidente della sezione vitivinicola di Confagricoltura Emilia Romagna, Mirco Gianaroli, che chiede sostegno alle istituzioni e ristori per i produttori danneggiati da avversità impossibili da contrastare.

"Ad oggi, infatti, le fitopatie più insidiose per la vite - lamenta l’imprenditore - non possono contare su una strategia di difesa che sia efficace, in taluni casi mancano addirittura i principi attivi".

Redazione Cuoreeconomico
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