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11/07/2023

Emissioni stalle, Parlamento Ue boccia emendamenti: soddisfazione delle associazioni di categoria

Fini (Cia): "Vittoria per la zootecnia, salvate dalla chiusura moltissime stalle": Prandini (Coldiretti): "Fermato approccio ideologico". Giansanti (Confagricoltura): "Va ricordato che l’orientamento del Consiglio è stato approvato con il voto contrario dell’Italia”. Piccinini (Alleanza Coop): "Realtà agricola diversa da come viene dipinta"

La plenaria dell'Europarlamento ha respinto l'ipotesi di includere gli allevamenti di bovini nella nuova direttiva emissioni industriali.

Gli emendamenti sostenuti dalla commissione Agricoltura dell'Eurocamera sono stati approvati, mentre sono stati bocciati quelli della commissione Ambiente, che prevedevano l'applicazione delle norme sulle emissioni industriali ad allevamenti di vacche da latte da 300 capi in su. La Commissione europea chiedeva 150 unità.

"Il Parlamento non ha permesso che gli allevamenti che allevano mucche fossero elencati come grandi inquinatori industriali e abbiamo evitato di imporre loro un nuovo onere amministrativo - ha commentato Benoit Lutgen (Ppe, Belgio) - un buon passo a favore dei nostri agricoltori e della sicurezza alimentare". 

 Soddisfazione fra le associazioni di categoria italiane.

Cia definisce la decisione "una vittoria per la zootecnia italiana ed europea".

Il Parlamento europeo riconosce che la zootecnia non è assolutamente equiparabile a settori altamente industrializzati, correggendo una proposta di revisione che appariva totalmente scorretta e ingiusta – spiega il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini. Gli agricoltori sono continuamente impegnati a ridurre l’impatto ambientale delle loro attività con pratiche sostenibili, tanto che oggi in Europa l’incidenza degli allevamenti sulle emissioni complessive si colloca tra il 7% e il 10%.

Ancora meglio fa l’Italia, dove le emissioni di anidride carbonica della zootecnia rappresentano appena il 5,2% del totale. Dunque, è chiaro che il settore non rappresenta un problema, anzi è una risorsa utile anche per la cattura e sequestro di anidride carbonica e per la produzione di energia pulita”.

La revisione della direttiva IED sulle emissioni industriali può provocare sul serio la chiusura e il fallimento di tantissime stalle.

Rischiando di compromettere la capacità di approvvigionamento alimentare e aumentando l’import da Paesi terzi dove le regole sono meno rigorose di quelle Ue, soprattutto ai fini della sostenibilità ambientale – ricorda Fini – . Fortunatamente, oggi il Parlamento Ue ha fatto un passo importante a tutela e riconoscimento del settore, aprendo la strada a un percorso davvero condiviso sulla transizione green, che ora deve valere per il passaggio al trilogo e per tutti i dossier agricoli aperti”.  

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"Abbiamo fermato in Europa la norma ammazza stalle – dice il presidente di Coldiretti Ettore PrandiniEquiparare gli allevamenti, anche di piccole/medie dimensioni, alle attività industriali, – continua il presidente della Coldiretti – sarebbe stato ingiusto e fuorviante rispetto al ruolo che essi svolgono nell’equilibrio ambientale e nella sicurezza alimentare in Europa”.

Siamo riusciti a fermare un approccio ideologico fondato su dati imprecisi e vecchi che avrebbe avuto impatti negativi sull’ambiente con la perdita di biodiversità, paesaggi e spopolamento delle aree rurali” afferma Prandini nel sottolineare che “ora l’esclusione dovrà essere consolidata dopo i negoziati che si apriranno con il Consiglio Ue”.

La scelta di non gravare con ulteriori oneri sugli allevamenti di suini e pollame – conclude Prandini – va a riconoscere gli sforzi che gli allevatori italiani stanno compiendo per aumentare la sostenibilità delle loro aziende che, su scala globale, sono già quelle che registrano le migliori performance in termini di impatto ambientale e mitigazione dei cambiamenti climatici.

Alleanza della Coop Agroalimentari, nella persona del presidente Carlo Piccinini sottolinea: "Adesso è previsto un ulteriore passaggio con il trilogodove ci si confronterà anche con la posizione uscita dal Consiglio Agricolo, che vedeva il settore bovino incluso nella direttiva, pur se con soglie più elevate rispetto alla proposta della Commissione.

Il nostro auspicio è che il Parlamento Europeo difenda la posizione espressa con il voto odierno, affinché il quadro normativo attuale resti sostanzialmente quello regolamentato dall’assetto normativo vigente: ovvero, gli allevamenti bovini rimangono fuori dal sistema di certificazione sulle emissioni e nessuna nuova soglia viene prevista per i settori delle carni avicole e suinicole”.

Ci auguriamo ora – conclude Piccinini – che il voto di oggi sia di buon auspicio per quello previsto domani, sempre in plenaria, sulla proposta della Commissione sul ripristino della natura, che è a nostro avviso assolutamente irrealistica, poiché pensata e scritta in maniera slegata dalla realtà in cui gli agricoltori operano quotidianamente”.

Confagricoltura, nella persona del presidente Giansanti sottolinea come "l’inclusione degli allevamenti bovini, proposta dalla Commissione e bocciata dal Parlamento europeo, avrebbe comportato la chiusura di numerose strutture produttive con la conseguente perdita di posti di lavoro”.

Qualsiasi contrazione del potenziale produttivo europeo determina l’aumento delle importazioni dai Paesi terzi dove – rileva il presidente dell’Organizzazione – non sempre vigono regole rigorose come quelle della UE in materia di protezione dell’ambiente. Di assoluto rilievo anche la limitazione dei nuovi obblighi a carico dei settori suinicolo e avicolo”.

L’invito che rivolgiamo ora al Parlamento europeo è di tenere ferma la posizione nel quadro del trilogo con il Consiglio e con la Commissione per raggiungere l’intesa finale. Va ricordato che l’orientamento del Consiglio è stato approvato con il voto contrario dell’Italia”.

L’auspicio è che anche in occasione del voto sulla proposta relativa al ripristino della natura, prevalga una scelta positiva per l’agricoltura italiana e per una transizione ecologica che sia sostenibile sul piano sociale e economico”, conclude il presidente di Confagricoltura.

Redazione Cuoreeconomico
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