ESG89 MADE in UMBRIA | Moscetti (OVS):’I giovani di oggi chiedono a noi adulti fiducia, opportunità e meritocrazia’

(Franco Moscetti, Presidente Cda OVS)
Tutto pronto per MADE in UMBRIA, il tradizionale GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 di fine anno in programma l’1 e 2 dicembre a Foligno, presso l’Auditorium di San Domenico (9.30 – 12.30) alla presenza di più di mille ragazzi delle scuole superiori della regione. ‘Made in Umbria’ significa identità ed eccellenza, ma anche internazionalizzazione e talenti digitali. Quest’anno il Forum si concentra su questi due fattori di sviluppo economico che possono rappresentare il volano della crescita dei prossimi anni solo se sapremo coinvolgere pienamente il mondo delle nuove generazioni.
‘Tra le tante risorse del nostro Paese oggi vorrei parlare di quella più trascurata: i giovani talenti che escono dalle nostre scuole. Viviamo in un mondo profondamente cambiato rispetto a quello dei nostri padri. È un mondo interconnesso, digitale e multiculturale, in cui la conoscenza viaggia veloce e non ha confini. E in questo scenario, i nostri giovani crescono con strumenti, competenze e mentalità nuove, che li rendono pronti ad affrontare le sfide globali. I ragazzi e le ragazze che oggi escono dalle nostre scuole sono più preparati (e anche più maturi) di quanto spesso crediamo.
Hanno dimestichezza con le nuove tecnologie, parlano più lingue, sono abituati a informarsi, a confrontarsi, a pensare in modo critico.
Molti di loro viaggiano, partecipano a programmi di scambio, studiano all’estero o lavorano in team internazionali sin da giovanissimi.
Sono, di fatto, cittadini del mondo. Ma c’è qualcosa che rende i giovani italiani unici rispetto a tanti loro coetanei stranieri. Ed è il retaggio culturale del nostro Paese: quella tradizione umanistica che affonda le radici nel pensiero classico, nell’arte, nella letteratura, nella filosofia.
Non si tratta solo di un patrimonio da custodire, ma di una chiave di lettura del presente: la capacità di vedere la complessità, di unire logica e creatività, di dare senso e valore alle innovazioni che la tecnologia ci offre. Questo equilibrio tra tecnica e cultura, tra innovazione e umanesimo, è la vera forza che può distinguere i nostri giovani nel panorama globale.
Perché non basta saper usare un algoritmo o una lingua straniera: serve anche saper pensare, interpretare, comunicare, creare legami.
E su questo terreno, l’Italia ha ancora tanto da offrire. Certo, i giovani di oggi chiedono anche a noi adulti qualcosa in cambio: fiducia, opportunità e meritocrazia.
Non basta riconoscere il loro talento; occorre dar loro spazio, permettere che le loro idee diventino progetti, che il loro entusiasmo si traduca in futuro. In conclusione, possiamo dire che i giovani italiani di oggi non devono sentirsi secondi a nessuno.
Sono preparati, curiosi, competenti. E se sapremo valorizzare insieme la loro energia e il nostro patrimonio culturale, allora non solo saranno all’altezza dei loro coetanei nel mondo — ma potranno anche essere protagonisti di un nuovo Rinascimento, questa volta globale e digitale. Una delle sfide più importanti per l’Italia è quindi quella di non perdere i nostri giovani talenti. Che vengono accolti a braccia aperte all’estero. E allora la domanda è inevitabile: perché tanti di loro sentono il bisogno di partire?
Non per spirito d’avventura, ma per necessità. Perché altrove trovano ciò che qui troppo spesso manca: opportunità, riconoscimento, meritocrazia.
Eppure, se ci pensiamo bene, non c’è nulla che manchi davvero all’Italia — se non la capacità di credere nei propri giovani. Dobbiamo iniziare da qui: da una cultura della fiducia.
Fiducia nel merito, nelle idee nuove, nel coraggio di cambiare.
Per trattenere i talenti non bastano incentivi economici, servono contesti in cui sentirsi parte di un progetto. I giovani restano dove possono contribuire, dove sentono che le loro competenze contano davvero. Serve poi rafforzare il legame tra formazione e lavoro.
Le nostre scuole e università producono eccellenze, ma troppo spesso il mondo produttivo non sa intercettarle. Occorrono ponti concreti tra studio e impresa, tra ricerca e innovazione, tra teoria e pratica.
Stage di qualità, percorsi di mentoring, incubatori di idee: strumenti che diano continuità tra la crescita accademica e la vita professionale. E dobbiamo anche snellire, semplificare, valorizzare.
Semplificare i percorsi burocratici per chi vuole avviare un’impresa, valorizzare chi rientra dall’estero portando esperienze nuove, aprire la pubblica amministrazione e le istituzioni a competenze giovani e qualificate. Infine, c’è un aspetto più profondo: ridare valore alla cultura del sapere.Il talento non nasce solo dal successo immediato, ma dal desiderio di conoscenza, dalla passione, dalla libertà di sperimentare.
E noi, Paese di Leonardo e di Rita Levi-Montalcini, non possiamo permetterci di lasciare andare la nostra intelligenza migliore. In conclusione, trattenere i talenti non significa chiuderli dentro i confini: significa offrire loro un motivo per restare. Significa far sì che chi sceglie l’Italia lo faccia non per mancanza di alternative, ma per convinzione. Perché qui, nel proprio Paese, può davvero costruire, innovare, creare valore. E allora, se sapremo dare spazio, fiducia e dignità al merito, non saranno più i giovani a fuggire dall’Italia — sarà l’Italia a correre con i suoi giovani verso il futuro’.
Di Franco Moscetti, Presidente Cda OVS
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