ESG89 Norcia 2024 – Giangiacomo (BOTTEGA FILOSOFICA):’Il modello della buona Impresa’

(Myriam Ines Giangiacomo, founder e Ceo di Bottega Filosofica)
Promuovere l’umana sostenibilità attraverso l’incremento l’equilibrio tra benessere aziendale e individuale è l’obiettivo portato avanti da Bottega Filosofica. Di seguito l’intervista a Myriam Ines Giangiacomo.
Umana sostenibilità. Quali sono le strategie più efficaci per consolidare un equilibrio armonico tra persona e impresa?
"Amartya Sen, collega la sostenibilità umana alla libertà e alle capacità delle persone di influenzare la propria vita. In "Development as Freedom", Sen scrive: “Lo sviluppo umano sostenibile è l'ampliamento delle libertà di cui godono le persone, e il loro mantenimento nel tempo”.
Sen mette in luce come lo sviluppo sostenibile debba essere misurato non solo in termini di risorse o output economico, ma in termini di reale miglioramento delle capacità e delle libertà umane. Di un tale miglioramento devono essere protagoniste anche le imprese e prima che di strategia, parlerei di intento e impegno.
Il “Modello della Buona Impresa” - sviluppato dalla Fondazione Buon Lavoro – che Bottega Filosofica ha contribuito a sviluppare e che promuove e diffonde, coniuga queste tre leve in modo efficace.
Una Buona Impresa si riconosce come sistema complesso capace di offrire contemporaneamente un Buon Lavoro, un Buon Prodotto e un Buon Profitto.
Vedere questi tre pilastri come interconnessi, costitutivi di un ‘triplice scopo’ la cui realizzazione è possibile quando si è tutti impegnati a mantenerli in un costante equilibrio dinamico, genera un circolo virtuoso evolutivo che porta benefici all’interno e all’esterno del sistema".
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La cura come principio di sostenibilità. Come società Benefit, che tipo di programmi promuovete per sostenere l’autosviluppo personale e imprenditoriale?
"La Società benefit, a mio parere, è la forma giuridica che rende esplicito e impegnativo l’essere una buona impresa per come l’ho sintetizzata. È un modo di fare impresa che assume come presupposto la cura di sé, degli altri e del mondo per generare valore per tutti.
Per questo noi abbiamo riconosciuto nel framework degli Inner Development Goals – IDG il sistema di qualità, competenze e skill più organico e completo dal quale partire per l’autosviluppo delle persone e di queste anche, ma non solo, nelle imprese. Il framework è la cornice attraverso la quale guardare a tutto il nostro agire come persone e come imprese.
È un modo per identificare, dare nome, categorizzare e connettere le risorse che le persone hanno - e possono sviluppare - per riconoscerle e attivarle utilizzando un linguaggio comune e metodologie coerenti.
Queste ultime devono riconoscere l’unicità degli individui e le loro potenzialità e consentire di sperimentare in maniera attiva, in prima persona ciò di cui si parla, attivando un movimento ‘inside-out’ che parta dal sé di ciascuna persona per costruire un sé collettivo. Il coaching e la facilitazione di pratiche co-co-creative, riflessive, immaginative e dialogiche sono alla base dei nostri programmi".
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L’attività di coaching organizzativo. Come si interviene nell’organizzazione per sviluppare un cambiamento che parte da dentro?
"Possiamo parlare di coaching organizzativo quando l’organizzazione, guardata come il sistema vivente che è, assume il ruolo di coachee. È evidente che questo accade attraverso le persone ma il focus sono le persone che interagiscono nel e con il sistema per prendersi cura di quest’ultimo come in intero.
Approcciare con questa mentalità l’organizzazione porta a osservare prima di tutto ‘quello che c’è’ con uno sguardo di apprezzamento ‘pulito’ per sviluppare consapevolezza delle risorse delle quali si dispone e del perché accade ciò che accade.
Questo non lo fa la consulenza ma l’organizzazione stessa, sostenuta dalla consulenza che co-progetta con i suoi membri il percorso, lo facilita e li aiuta a vedere. La metafora più efficace rimane sempre quella dell’iceberg.
Si osserva quello che del sistema emerge in superficie, ciò che accade, ma non ci si ferma. Si va poi a guardare la parte invisibile, si indagano i pattern riconoscibili, le strutture sottostanti, e i modelli mentali che guidano il comportamento del sistema.
È facile poi per il sistema, con questo livello di consapevolezza, individuare i punti su cui fare leva per agire il cambiamento in maniera sostenibile e con benefici per tutti: le persone, l’organizzazione, i suoi clienti, la comunità, l’ambiente. La consulenza accompagna e sostiene anche questo cammino mantenendo il suo ruolo di coach e facilitatrice del processo".
Redazione Cuoreeconomico
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