ven 20 mar 2026

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EXPORT. Guerra dei dazi USA-UE: le imprese italiane temono l’incertezza

L’export italiano negli Stati Uniti cala del 3,7%, mentre le aziende soffrono l’instabilità delle politiche commerciali. Il presidente di Aice e vicepresidente di Confcommercio MiLoMB, Riccardo Garosci: "Il protezionismo non giova a nessuno"

La “guerra dei dazi” tra Stati Uniti e Unione Europea preoccupa le imprese italiane, non solo per le possibili ripercussioni economiche, ma soprattutto per il clima di incertezza che complica la pianificazione di forniture e consegne. A lanciare l’allarme è Aice (Associazione Italiana Commercio Estero Confcommercio), sulla base di un’indagine condotta da Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza su oltre 400 aziende del territorio.

Secondo i dati Istat, nel 2024 l’export italiano ha subito un lieve calo (-0,4%), con una contrazione più marcata verso i principali mercati di sbocco: Germania e Stati Uniti hanno registrato entrambe una flessione del -3,7%. Negli USA, secondo mercato per l’export nazionale, il valore delle esportazioni si è attestato intorno ai 65 miliardi di euro, inferiore rispetto all’anno precedente.

Dalla ricerca emerge un dato chiaro: l’86% delle aziende importatrici e il 74% di quelle che fanno sia import che export temono gravi ripercussioni dai dazi USA-UE. Per la Città Metropolitana di Milano, che esporta negli USA merci per oltre 4,49 miliardi di euro (dati gennaio-settembre 2024), il rischio di nuovi ostacoli doganali rappresenta un serio problema.

Se l’UE rispondesse con dazi del 10-15% sulle importazioni dagli USA, il rincaro si trasmetterebbe in parte ai consumatori: Confcommercio Milano stima un aumento dei prezzi del 5% nel territorio di Milano, Lodi, Monza e Brianza. Garosci sottolinea come gli USA siano da sempre tra le economie più protezionistiche al mondo, ma avverte: "L’introduzione di nuovi dazi generalizzati avrebbe un impatto diretto sull’inflazione americana, senza benefici reali per nessuno".

Le imprese guardano con interesse agli accordi di libero scambio come strategia di difesa. Il 63% delle aziende italiane ritiene questi accordi essenziali per diversificare i mercati e contrastare il protezionismo. In particolare, il patto UE-Mercosur (che coinvolge Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay) potrebbe offrire nuove opportunità di crescita.

“I dazi non colpiscono solo i prodotti finiti, ma tutta la catena del valore, con effetti a cascata sull’economia italiana ed europea. Serve stabilità, non barriere commerciali”, conclude Garosci. 

Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)

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