Fattor (Anig Hp): “Geotermia chiave per la transizione: 24 miliardi di valore aggiunto”

(Moreno Fattor, presidente di Anig HP)
Il presidente dell’associazione Nazionale Impianti Geotermia Heat Pump a CUOREECONOMICO: “Necessario snellire il più possibile gli adempimenti burocratici per le autorizzazioni alla realizzazione degli impianti. Installarli potrebbe portare a 19,4 miliardi di gettito fiscale, con un notevole risparmio energetico”
“Negli ultimi quattro-cinque anni la tecnologia geotermica a pompe di calore ha fatto passi da gigante. Oggi queste soluzioni possono essere introdotte in qualsiasi edificio con enormi vantaggi in termini di efficienza energetica e riduzione delle emissioni di CO2”.
A parlare è Moreno Fattor, presidente di Anig HP - associazione Nazionale Impianti Geotermia Heat Pump, che ha tracciato per CUOREECONOMICO un quadro del settore geotermico, sottolineando il ruolo chiave che può rivestire nel percorso di transizione ecologica del nostro Paese.
Qual è il contributo che gli impianti geotermici a pompa di calore possono dare al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione?
“Queste tecnologie possono rivestire un ruolo di primo piano nel percorso di transizione energetica. Basti pensare che in Italia questi impianti potrebbero essere installati in circa 1 milione di condomini, portando a una riduzione dei consumi pari al 60%. Il tutto con vantaggi legati all’ambito economico, ambientale, energetico e della salute.
Dal punto di vista economico, in particolare, puntare su questo settore si tradurrebbe in 24.7 miliardi di valore aggiunto, 19,4 miliardi di gettito fiscale, 33.000 posti di lavoro e 5.8 miliardi di risparmio per le famiglie.
In ambito ambientale si avrebbero vantaggi rilevanti in termini di riduzione delle emissioni inquinanti: nello specifico potremmo arrivare ad avere un -12.774 Kton di CO2, -19% NOx, -8.9% CO, -8.5% PM10 e un -8.6 PM2.5.
In fatto di consumo energetico si otterrebbero, invece, -5.0 Mtep di risparmio di energia primaria da fonte fossile e -5.0 mld Smc di gas, con una riduzione del 7% dell’import (pari al consumo di 11 GW).
Bisogna poi ricordare che i vantaggi ambientali di questi impianti si traducono anche in benefici per la salute, dovuti al contributo al miglioramento generale della qualità dell’aria legato all’impiego delle Pompe di Calore Geotermiche (elettriche).
Basti pensare che il costo per il Paese in termini di salute pubblica legato all’inquinamento atmosferico supera i 100 miliardi di euro l’anno.
Sono numeri importanti che fanno capire come sia fondamentale puntare sulla diffusione di queste soluzioni sul territorio nazionale per dare una reale accelerata al processo di decarbonizzazione”.
Secondo lei nel nostro Paese c’è una conoscenza adeguata delle potenzialità legate a questo settore?
“Da questo punto di vista la pandemia ha rappresentato un vero e proprio spartiacque. Fino al 2019-inizio 2020 la mini-geotermia a bassa entalpia - che sfrutta il calore contenuto nel primo strato di sottosuolo attraverso un fluido vettore per mezzo di una pompa di calore, e risulta quindi adatta alla climatizzazione degli edifici - era conosciuta solo da una parte ristretta dei progettisti ed era impiegata principalmente per le nuove costruzioni.
Dopo il Covid queste tecnologie si sono diffuse molto, grazie ai progetti di ristrutturazione edilizia. In generale, sia il precedente Governo sia quello attuale hanno riservato molta attenzione alle potenzialità del comparto, che abbina riduzione dei consumi e delle emissioni.
Un aspetto da sottolineare è inoltre il crescente interesse del settore industriale per gli impianti geotermici a pompa di calore, un trend legato a doppio filo alla necessità di ridurre il più possibile le tasse sulle emissioni di CO2.
Naturalmente un altro evento disruptive che ha dato una forte accelerata alla diffusione di queste soluzioni è stata la crisi energetica legata al conflitto russo-ucraino. Il nuovo scenario che si è delineato ha infatti posto drammaticamente al centro dell’agenda internazionale la necessità di intervenire su una razionalizzazione dei consumi energetici”.
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Un binomio ad altro potenziale è l’accoppiata geotermia-tecnologie digitali. Quali opportunità offre la sinergia tra questi due ambiti?
“Il binomio geotermia-tecnologie digitali è un abbinamento che dà enormi vantaggi dal punto di vista ambientale. Si può ricorrere, ad esempio, a soluzioni di intelligenza artificiale che possono regolare, tramite un algoritmo, i consumi dell’impianto in base alle diverse esigenze energetiche del condominio, anche tramite una programmazione mirata, basata sulle previsioni meteorologiche.
La modulazione dei consumi in base alle reali necessità di raffrescamento/riscaldamento è fondamentale per garantire risparmi economici consistenti e ridurre in modo importante le emissioni.
Un ulteriore vantaggio del digitale è legato alla gestione degli impianti da remoto e alla possibilità di monitorare il loro funzionamento realizzando inoltre una manutenzione predittiva grazie ai big data.
Queste sinergie virtuose sono state ben comprese nel nostro Paese. I sistemi geotermici a pompa di calore che sfruttano le tecnologie digitali sono infatti molto diffusi, arrivano a rappresentare il 90% degli impianti presenti sul territorio nazionale”.
Cosa chiedete al Governo per cercare di promuovere lo sviluppo del settore geotermico?
“Vorremmo che il Governo creasse una commissione dedicata alla geotermia per occuparsi di due aspetti principali. Il primo riguarda lo snellimento degli adempimenti burocratici per le autorizzazioni necessarie alla realizzazione degli impianti.
Su questo punto un primo segnale è stato dato dal cosiddetto “Dm Geoscambio”, per impianti a circuito chiuso con sonde verticali, ma con limiti non adeguati al mercato e all’attuale richiesta.
Per i circuiti aperti, con l’utilizzo di pozzi ad acqua di falda, necessari per impianti su grossi condomini, ci troviamo invece in un ambito attualmente regolato a “macchia di leopardo”.
Il secondo aspetto riguarda, invece, la parte di incentivazione. Se, infatti, per quanto riguarda le ristrutturazioni, il bonus 110% ha dato uno slancio al settore, sulle nuove costruzioni si dovrebbe invece fare di più.
In generale, è fondamentale promuovere il più possibile la diffusione della geotermia, perché è una tecnologia che fa risparmiare, non inquina e, se abbinata al fotovoltaico, può minimizzare i consumi energetici, arrivando a sfiorare il consumo zero e quindi a generare una “casa passiva””.
Di Monica Giambersio
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